Mondo Solidale

Rischi globali, una guerra su larga scala è la principale preoccupazione dei prossimi anni

Rischi globali, una guerra su larga scala è la principale preoccupazione dei prossimi anni

La nuova indagine Onu: clima e scarsità di risorse restano tra le crisi più monitorate, cala invece l’attenzione verso nuove pandemie e emergenze sanitarie

3 minuti di lettura

ROMA – Due anni fa sembrava una possibilità lontana, oggi, invece, il rischio di una guerra su larga scala è la principale preoccupazione degli esperti che monitorano i rischi globali. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Onu sui rischi globali ed elaborato sulla base delle valutazioni di circa 1.300 persone provenienti da governi, organizzazioni internazionali, società civile, settore privato e mondo accademico. Gli intervistati hanno preso in esame ventotto minacce di natura politica, economica, ambientale, sociale e tecnologica, e ne hanno valutato la probabilità, l'impatto nonché il livello di preparazione del mondo ad affrontarle.

Il rischio della guerra. Il conflitto su larga scala ha guadagnato sedici posizioni rispetto alla stessa classifica del 2024 ed è quello che ha fatto registrare il balzo maggiore. Più di un intervistato su tre, ovvero il 36 per cento, ritiene che gli effetti di una guerra ad ampio raggio potrebbero colpire una parte significativa di umanità da qui a un anno. La percentuale sale addirittura al 76 per cento se si considera un orizzonte temporale di sette anni. Il conflitto su larga scala è inoltre l'unico rischio ad aver raggiunto i primi sei posti in tutti e quattro i parametri monitorati dall'indagine: importanza, imminenza, interconnessione con gli altri pericoli e impreparazione delle istituzioni nel fornire una risposta. Il quadro è profondamente cambiato rispetto a due anni fa, quando ai vertici della classifica c’erano soprattutto le minacce ambientali, la disinformazione e le pandemie. Oggi, invece, l'attenzione si è spostata verso le tensioni geopolitiche, la guerra e l'indebolimento dello Stato di diritto.

Nessun luogo è al sicuro. Il problema della guerra riguarda tutte le aree del mondo, secondo quanto emerge dal dossier. Così come le armi di distruzione di massa sono entrate nella top ten delle minacce in Asia centrale e meridionale, nell'Africa subsahariana e in Oceania.In Asia orientale e sud-orientale, invece, sono cresciute le preoccupazioni per una possibile crisi finanziaria globale, per le ricadute negative dell'Intelligenza Artificiale e per il potere sempre più forte delle aziende tecnologiche. I rischi legati all'IA sono entrati nella top ten anche in Europa e Nord America. E’ cambiata invece la percezione delle minacce sanitarie. Pandemia e rischi biologici sono usciti dalla top ten in tutte le regioni, con una inversione di rotta netta rispetto a due anni fa, quando erano ancora considerati tra i rischi più preoccupanti in Asia orientale e sud-orientale, in America Latina, nei Caraibi e nell'Africa subsahariana.

Un mondo interconnesso. I rischi globali, nella percezione degli intervistati, sono tutti legati tra di loro. Dalla scarsità di risorse naturali passando per la frammentazione economica e la disinformazione fino all'indebolimento delle istituzioni multilaterali, ogni singolo elemento alimenta le tensioni geopolitiche e, di conseguenza, fa crescere la probabilità dello scoppio di un conflitto su larga scala.L'indagine ha individuato complessivamente 705 connessioni diverse, ma il legame considerato più forte è quello tra tensioni geopolitiche e conflitti.

Intelligenza artificiale e clima. Le preoccupazioni per l’uso improprio dell’Intelligenza Artificiale sono aumentate rispetto al 2024, ovvero all’edizione precedente del rapporto. A preoccupare è soprattutto la concentrazione di potere che queste tecnologie possono favorire e il fatto che il sistema multilaterale oggi non sia preparato in modo adeguato per affrontare i problemi di natura tecnologica.Ma anche il cambiamento climatico non è scomparso dall'orizzonte, anzi, continua a essere una preoccupazione costante direttamente collegata alla progressiva riduzione delle risorse.Gli autori del rapporto sottolineano, inoltre, che la discesa in classifica di altri rischi non implichi automaticamente una diminuzione della loro pericolosità. Si tratta, piuttosto, di una riduzione della loro visibilità. E la visibilità – specificano gli esperti - può avere conseguenze concrete: le questioni che attirano meno attenzione rischiano infatti di perdere anche finanziamenti.

La mancata cooperazione. Tra i principali ostacoli alla gestione dei rischi globali, gli intervistati indicano la debolezza della governance globale e del coordinamento, la mancanza di consenso politico, l'erosione della fiducia e della responsabilità e le lacune nei dati. L’86 per cento delle persone intervistate, inoltre, ritiene del tutto insufficienti le risorse destinate alla riduzione dei rischi. Il rapporto segnala in particolare la carenza di fondi per affrontare i rischi naturali e il pericolo di un indebolimento delle istituzioni multilaterali.Il rapporto globale sui rischi non è una previsione di quello che accadrà ma è una fotografia della percezione di esperti provenienti da diverse zone del mondo. E nonostante i risultati non del tutto tranquillizzanti, gli intervistati continuano a considerare la cooperazione tra i governi come lo strumento di prevenzione più efficace. La premessa è semplice: nessun Paese può affrontare da solo un sistema di rischi così complesso e così interconnesso. Lo specifica anche Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, nella prefazione del dossier, quando scrive che il Global Risk Report contiene gli elementi che devono guidare le scelte affinché la cooperazione possa ancora tracciare una rotta sicura.

I commenti dei lettori