ROMA – Nel Libano segnato dal conflitto con Israele oggi quattro famiglie su cinque non riescono a procurarsi beni di prima necessità, non dispongono di sufficiente quantità di acqua potabile e non riescono a ottenere le cure mediche necessarie. Lo scrive l’UNICEF nel suo ultimo dossier dal titolo “Un incubo senza fine”. A soffrire la fame sono soprattutto i bambini, costretti a saltare la scuola e a lavorare per aiutare i genitori. Il 14 per cento delle persone ascoltate dall’organizzazione ha detto di avere almeno un figlio impegnato in qualche attività lavorativa: una percentuale più che doppia rispetto a gennaio 2025. Secondo le Nazioni Unite nel Paese mediorientale sono 770 mila i giovani che vivono un profondo disagio psicologico, tra ansia e depressione, a causa della guerra.
La crisi umanitaria. Sono trascorsi quasi sei mesi dal 17 aprile, giorno in cui è stato siglato l’accordo per il cessate il fuoco tra i combattenti di Hezbollah, operativi in Libano, e l’esercito di Tel Aviv. Eppure i raid aerei proseguono senza sosta e così l’abbattimento di case e infrastrutture, sottolinea l’Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA). Un milione di sfollati si contavano subito dopo l’inizio degli attacchi, oggi in 330 mila ancora non hanno potuto fare ritorno a casa. Il conflitto ha inoltre causato un bilancio umano devastante. Dal 2 marzo di quest’anno almeno 261 bambini sono stati uccisi e 1.056 feriti: una media di sette al giorno nell'arco di sei mesi. Il 12 per cento dei minori feriti è rimasto disabile. I danni alle scuole ormai sono ovunque una ferita di guerra. In Libano 436 strutture sono state danneggiate o distrutte mettendo a rischio l'accesso all’istruzione per circa 100 mila bambini. Ottantasei insegnanti sono rimasti uccisi o feriti.
Mancanza di fondi per l'istruzione. Quando i soldi bastano a stento per mangiare e curarsi, a essere sacrificata è la scuola. Il 46 per cento delle famiglie ascoltate da UNICEF ha segnalato una riduzione della spesa scolastica, mentre il 17 per cento non può più mandare i propri figli a scuola. Le conseguenze legate alla mancata frequenza scolastica vanno ben oltre la perdita di apprendimento. Smettere di imparare può comportare una perdita di benessere mentale, aumenta l’esposizione alla violenza e limita la possibilità di sviluppare competenze sociali fondamentali. Quasi tutti i giovani intervistati da UNICEF hanno detto di sentirsi tristi. Inoltre la mancata istruzione aumenta il rischio di lavoro minorile, di matrimoni precoci e altre forme di sfruttamento, soprattutto per le bambine, i rifugiati e chi proviene da un contesto povero. Oltre un quinto delle persone ascoltate dalle Nazioni Unite ha raccontato di conoscere una ragazza che nell'ultimo anno si è sposata prima di compiere diciotto anni.