ROMA - Da qualche anno molte aziende, ma anche molte pubbliche amministrazioni e persino alcune scuole hanno scelte di affiancare al bilancio finanziario il bilancio sociale, che ha lo scopo di attestare la 'sostenibilità' dell'impresa, la sua attenzione all'ambiente, all'etica, la trasparenza e la correttezza dei comportamenti. In poche parole, l'obiettivo è quello di dimostrare che il fine dell’impresa non è solamente quello di creare profitto ma anche quello di fornire un valore aggiunto per la comunità. Ma adesso la massima autorità internazionale in materia di rendicontazione di sostenibilità, la Global Reporting Initiative, propone di superare la fase dei bilanci separati e di dar vita a un unico documento, un bilancio globale che attesti "i risultati finanziari, ambientali, sociali e di governance". Un documento che aiuti a capire, che dimostri come, in molti casi, fare attenzione all'ambiente, alla sostenibilità, aiutare i progetti di cooperazione nel mondo significa risparmiare, forse persino ampliare i profitti.
Qualche esempio? Una multinazionale che ha adottato in via sperimentale il reporting integrato è riuscita a dimostrare nel documento che l'aver garantito una maggiore efficienza energetica, limitando gli sprechi in particolare di acqua, ha permesso una riduzione del 25 per cento del capitale per avviare nuove fabbriche, fatto il paragone con le tecnologie tradizionali. Ci sono banche che attestano come gli impieghi nel sociale, dal microcredito ai progetti a favore della legalità, favoriscono anche i bilanci. Profitto, sostenibilità e apertura al sociale, insomma, non sono nemici: 'leggerli' insieme può essere un passo importante per appurarlo direttamente.
Il reporting integrato è ancora in fase di sperimentazione, assumerà una versione definitiva solo nel 2020, ma intanto è già stato adottato in tutto il mondo da alcune imprese 'pioniere', che costituiscono circa il 3 per cento delle aziende quotate. E l'Italia è tra i Paesi che hanno scelto di sperimentare la nuova versione: tra i pionieri banche, industrie, aziende di telecomunicazioni e persino un ente pubblico, il comune di Reggio Emilia.
Quali sono i vantaggi del reporting integrato? La questione è stata affrontata nel corso di un convegno che si è tenuto a Milano, promosso dal CSR Manager Network, l'associazione che riunisce i responsabili delle politiche di sostenibilità delle maggiori imprese italiane. Non si tratta soltanto di una faccenda per addetti ai lavori: ad essere avvantaggiato sarebbe anche l'utente, il cliente, spiega Mario Molteni, professore di economia aziendale e corporate strategy presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. "Si potranno avere in un unico documento su carta e su Internet tutti i dati realmente rilevanti sulla performance annuale dell'impresa. Chiunque potrà verificare se l'azienda produce profitti, se è solida dal punto di vista finanziario, ma anche se è attenta all'ambiente, se attua politiche attente ai bisogni dei propri dipendenti, se favorisce una certa indipendenza e trasparenza dei consiglieri". Tutto nel medesimo documento, che verrebbe certificato, mentre adesso è certificata solo la dimensione finanziaria".
Un passo in avanti considerevole verso la trasparenza, anche se naturalmente il bilancio integrato, così come il bilancio di sostenibilità, non sono obbligatori, né la legge ne prevede l'adozione in futuro. Eppure il bilancio di sostenibilità ha incontrato un certo favore in Italia: "Lo hanno adottato circa la metà delle aziende quotate. - assicura Molteni - I settori nei quali è più diffuso sono banche e assicurazioni, utilities, la grande distribuzione organizzata e poi industrie a forte impatto ambientale come quelle chimiche e del cemento".
Il bilancio di sostenibilità si è tradotto nell'adozione di comportamenti maggiormente corretti e rispettosi della collettività da parte delle imprese? Sicuramente, sostiene il CSR Manager Network, ma ancora di più lo sarebbe il reporting integrato, assicura Molteni: "E' un fenomeno che nel tempo è destinato a cambiare il modo in cui le imprese comunicheranno i propri risultati. E l'Italia non parte per ultima, ci sono molte imprese e istituzioni pronte a inserirsi in modo tempestivo in questo filone".
Qualche esempio? Una multinazionale che ha adottato in via sperimentale il reporting integrato è riuscita a dimostrare nel documento che l'aver garantito una maggiore efficienza energetica, limitando gli sprechi in particolare di acqua, ha permesso una riduzione del 25 per cento del capitale per avviare nuove fabbriche, fatto il paragone con le tecnologie tradizionali. Ci sono banche che attestano come gli impieghi nel sociale, dal microcredito ai progetti a favore della legalità, favoriscono anche i bilanci. Profitto, sostenibilità e apertura al sociale, insomma, non sono nemici: 'leggerli' insieme può essere un passo importante per appurarlo direttamente.
Il reporting integrato è ancora in fase di sperimentazione, assumerà una versione definitiva solo nel 2020, ma intanto è già stato adottato in tutto il mondo da alcune imprese 'pioniere', che costituiscono circa il 3 per cento delle aziende quotate. E l'Italia è tra i Paesi che hanno scelto di sperimentare la nuova versione: tra i pionieri banche, industrie, aziende di telecomunicazioni e persino un ente pubblico, il comune di Reggio Emilia.
Quali sono i vantaggi del reporting integrato? La questione è stata affrontata nel corso di un convegno che si è tenuto a Milano, promosso dal CSR Manager Network, l'associazione che riunisce i responsabili delle politiche di sostenibilità delle maggiori imprese italiane. Non si tratta soltanto di una faccenda per addetti ai lavori: ad essere avvantaggiato sarebbe anche l'utente, il cliente, spiega Mario Molteni, professore di economia aziendale e corporate strategy presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. "Si potranno avere in un unico documento su carta e su Internet tutti i dati realmente rilevanti sulla performance annuale dell'impresa. Chiunque potrà verificare se l'azienda produce profitti, se è solida dal punto di vista finanziario, ma anche se è attenta all'ambiente, se attua politiche attente ai bisogni dei propri dipendenti, se favorisce una certa indipendenza e trasparenza dei consiglieri". Tutto nel medesimo documento, che verrebbe certificato, mentre adesso è certificata solo la dimensione finanziaria".
Un passo in avanti considerevole verso la trasparenza, anche se naturalmente il bilancio integrato, così come il bilancio di sostenibilità, non sono obbligatori, né la legge ne prevede l'adozione in futuro. Eppure il bilancio di sostenibilità ha incontrato un certo favore in Italia: "Lo hanno adottato circa la metà delle aziende quotate. - assicura Molteni - I settori nei quali è più diffuso sono banche e assicurazioni, utilities, la grande distribuzione organizzata e poi industrie a forte impatto ambientale come quelle chimiche e del cemento".
Il bilancio di sostenibilità si è tradotto nell'adozione di comportamenti maggiormente corretti e rispettosi della collettività da parte delle imprese? Sicuramente, sostiene il CSR Manager Network, ma ancora di più lo sarebbe il reporting integrato, assicura Molteni: "E' un fenomeno che nel tempo è destinato a cambiare il modo in cui le imprese comunicheranno i propri risultati. E l'Italia non parte per ultima, ci sono molte imprese e istituzioni pronte a inserirsi in modo tempestivo in questo filone".