Il libro sulle false verità della nostra economia ripensata eticamente
"Dobbiamo restituire fiducia ai mercati. Falso!" E' l'ultimo libro di Andrea Baranes, presidente della Fondazione Banca Etica, nel quale si mettono in discussione i luoghi comuni su economia e crisi che imperversano. La finanza inganna e falsifica l'equa circolazione del denarodi MARTA RIZZO
ROMA - Non è vero che il libero mercato è l'unica soluzione economica della nostra civiltà; come non è vero che i piani di austerità, imposti dagli Stati per uscire dalla crisi, sono l'unica soluzione. E che cos'è esattamente lo spread? Queste e altre le analisi proposte da Andrea Baranes nel suo nuovo libro "Dobbiamo restituire fiducia ai mercati. Falso!"(Laterza, marzo 2014, 9 euro), al fine di cambiare il modo di pensare e agire l'economia.
Il mercato regola le nostre vite. Falso! La casa editrice Laterza ha ideato una collana di libri per spezzare dei circoli viziosi del pensiero dominante in diversi ambiti dell'agire umano. Andrea Baranes partecipa a questa sfida per capovolgere dei luoghi comune sull'impossibilità di non soccombere alle vigenti regole economiche: "La bugia più grande è che l'economia sia una 'scienza esatta', dominata da modelli matematici - ci spiega l'autore - Parametri e vincoli econ…
Il mercato regola le nostre vite. Falso! La casa editrice Laterza ha ideato una collana di libri per spezzare dei circoli viziosi del pensiero dominante in diversi ambiti dell'agire umano. Andrea Baranes partecipa a questa sfida per capovolgere dei luoghi comune sull'impossibilità di non soccombere alle vigenti regole economiche: "La bugia più grande è che l'economia sia una 'scienza esatta', dominata da modelli matematici - ci spiega l'autore - Parametri e vincoli econ…
ROMA - Non è vero che il libero mercato è l'unica soluzione economica della nostra civiltà; come non è vero che i piani di austerità, imposti dagli Stati per uscire dalla crisi, sono l'unica soluzione. E che cos'è esattamente lo spread? Queste e altre le analisi proposte da Andrea Baranes nel suo nuovo libro "Dobbiamo restituire fiducia ai mercati. Falso!"(Laterza, marzo 2014, 9 euro), al fine di cambiare il modo di pensare e agire l'economia.
Il mercato regola le nostre vite. Falso! La casa editrice Laterza ha ideato una collana di libri per spezzare dei circoli viziosi del pensiero dominante in diversi ambiti dell'agire umano. Andrea Baranes partecipa a questa sfida per capovolgere dei luoghi comune sull'impossibilità di non soccombere alle vigenti regole economiche: "La bugia più grande è che l'economia sia una 'scienza esatta', dominata da modelli matematici - ci spiega l'autore - Parametri e vincoli economici sono 'oggettivi', mentre le politiche sociali e il benessere delle persone diventano variabili su cui giocare per rispettarli. Siamo passati in pochi anni da un'economia di mercato ad una società di mercato. É questo immaginario che dobbiamo rimettere in discussione, questa bugia che dobbiamo smontare: il libero mercato e le 'leggi' economiche come dati assoluti e incontrovertibili, da cui dipende ogni altro aspetto delle nostre vite".
Perché dobbiamo dare fiducia ai mercati? "Dobbiamo ridare fiducia ai mercati - ci dice ancora Baranes - vuol dire che malgrado la crisi sia stata provocata da una finanza ipertrofica e fine a se stessa, oggi sono Stati e cittadini ad dovere accettare austerità e sacrifici, a dovere rimettere in discussione diritti dati per acquisiti sotto la minaccia e il giudizio dei mercati. É l'incredibile paradosso di vedere i responsabili della crisi continuare a essere inondati di soldi facili e ricominciare a speculare come e peggio di prima senza regole o controlli, mentre chi ne ha già subito gli impatti deve stringere la cinghia per non fare arrabbiare questi stessi mercati".
Le formiche e le cicale d'Europa. Il libro inizia con una chiara immagine sulla situazione. Con l'acuirsi della crisi, nella Ue si sono separati gli stati 'formiche' da quelli 'cicale'. Va da sé che i primi sono i virtuosi del Nord, a cominciare dalla Germania, che hanno applicato politiche talmente accorte da risultare, nel marzo 2013, i luoghi in cui produttività e salari sono cresciuti di pari passo, facendo così crescere il benessere interno e comunitario. I responsabili del declino socio-economico del continente sarebbero invece le "cicale", o "piigs"(maiali): Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, che avrebbero fatto scelte dissennate, delegando tutto al settore pubblico: grande, invadente, inefficiente e corrotto. Tutto questo è falso, perché "in termini reali - scrive Baranes - il costo del lavoro in Germania è sceso del 10% tra il 2004 e il 2008. E nel nord Europa alcune nazioni hanno intrapreso un'aggressiva politica di svalutazione salariale, improntando i rapporti nella Ue a una competizione sfrenata sulle spalle dei lavoratori".
La verità su piani di austerità e speculazione. Con dati alla mano, viene poi reso evidente che le politiche di austerità imposte dalla Troika agli stati cicale, si sono rivelate controproducenti nel cercare di diminuire il rapporto debito-Pil. Si passa quindi ad uno dei nodi focali del dissesto economico in corso: lo scollamento crescente tra economia reale e il dissennato aumento delle speculazioni finanziarie affidato, in primis, a quegli innocui contratti contro i rischi che sono i "derivati", grazie ai quali un compratore può assicurarsi che il prezzo di un prodotto scelto oggi, quando lo si andrà ad acquistare realmente, tra un tot di mesi, avrà lo stesso prezzo. Ma la degenerazione di un contratto a suo modo giustificato, è stata portata alle estreme conseguenze da una finanza che ha speculato in modo selvaggio sull'andamento dei prezzi dei prodotti, mandando in tilt la trasparente circolazione delle merci e dei loro prezzi.
Il neo liberismo ci salverà Falso! Un altro spunto di riflessione del libro sta nell'attuale ricerca di una soluzione alla crisi affidata a restrittive politiche di tagli al welfare, annientamento e privatizzazione dell'intero servizio pubblico, mercificazione dei beni comuni. In sostanza, le élite della politica, della finanza e tutti i poteri forti, vivono e si arricchiscono sulle spalle della crisi e costringono a fare sacrifici inutili ai cittadini, invece di proporre precedentemente politiche per attenuare gradualmente la crisi, evitare cambiamenti traumatici e scellerati movimenti finanziari. Baranes propone poi un ragionevole dubbio: stiamo andando verso una nuova crisi? Perché, tramite la valutazione di dati e fatti reali, l'autore informa che siamo arrivati ad una schizofrenia totale, per la quale ogni miglioramento dell'economia reale risulta rovinoso per il sistema finanziario.
La soluzione: una finanza etica. Con accorte analisi di politiche bancarie, istituti di credito e finanza, Baranes propone una soluzione all'ingerenza dei mercati e ad una crisi che spesso ha creato reale povertà. Una soluzione possibile, che si sta facendo lentamente strada, quella di una finanza etica gestita da banche etiche, perché nell'attuale fase di dominio della finanza intesa come fine in sé, venga restituita dignità alle attività economiche e il denaro diventi un mezzo di benessere generale e reale. E, passando a una più accorta rivalutazione della politica e della cosa pubblica, il libro si conclude con un invito a invertire l'ordine di alcune regole economiche, per vedere l'effetto che fa.
Il mercato regola le nostre vite. Falso! La casa editrice Laterza ha ideato una collana di libri per spezzare dei circoli viziosi del pensiero dominante in diversi ambiti dell'agire umano. Andrea Baranes partecipa a questa sfida per capovolgere dei luoghi comune sull'impossibilità di non soccombere alle vigenti regole economiche: "La bugia più grande è che l'economia sia una 'scienza esatta', dominata da modelli matematici - ci spiega l'autore - Parametri e vincoli economici sono 'oggettivi', mentre le politiche sociali e il benessere delle persone diventano variabili su cui giocare per rispettarli. Siamo passati in pochi anni da un'economia di mercato ad una società di mercato. É questo immaginario che dobbiamo rimettere in discussione, questa bugia che dobbiamo smontare: il libero mercato e le 'leggi' economiche come dati assoluti e incontrovertibili, da cui dipende ogni altro aspetto delle nostre vite".
Perché dobbiamo dare fiducia ai mercati? "Dobbiamo ridare fiducia ai mercati - ci dice ancora Baranes - vuol dire che malgrado la crisi sia stata provocata da una finanza ipertrofica e fine a se stessa, oggi sono Stati e cittadini ad dovere accettare austerità e sacrifici, a dovere rimettere in discussione diritti dati per acquisiti sotto la minaccia e il giudizio dei mercati. É l'incredibile paradosso di vedere i responsabili della crisi continuare a essere inondati di soldi facili e ricominciare a speculare come e peggio di prima senza regole o controlli, mentre chi ne ha già subito gli impatti deve stringere la cinghia per non fare arrabbiare questi stessi mercati".
Le formiche e le cicale d'Europa. Il libro inizia con una chiara immagine sulla situazione. Con l'acuirsi della crisi, nella Ue si sono separati gli stati 'formiche' da quelli 'cicale'. Va da sé che i primi sono i virtuosi del Nord, a cominciare dalla Germania, che hanno applicato politiche talmente accorte da risultare, nel marzo 2013, i luoghi in cui produttività e salari sono cresciuti di pari passo, facendo così crescere il benessere interno e comunitario. I responsabili del declino socio-economico del continente sarebbero invece le "cicale", o "piigs"(maiali): Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, che avrebbero fatto scelte dissennate, delegando tutto al settore pubblico: grande, invadente, inefficiente e corrotto. Tutto questo è falso, perché "in termini reali - scrive Baranes - il costo del lavoro in Germania è sceso del 10% tra il 2004 e il 2008. E nel nord Europa alcune nazioni hanno intrapreso un'aggressiva politica di svalutazione salariale, improntando i rapporti nella Ue a una competizione sfrenata sulle spalle dei lavoratori".
La verità su piani di austerità e speculazione. Con dati alla mano, viene poi reso evidente che le politiche di austerità imposte dalla Troika agli stati cicale, si sono rivelate controproducenti nel cercare di diminuire il rapporto debito-Pil. Si passa quindi ad uno dei nodi focali del dissesto economico in corso: lo scollamento crescente tra economia reale e il dissennato aumento delle speculazioni finanziarie affidato, in primis, a quegli innocui contratti contro i rischi che sono i "derivati", grazie ai quali un compratore può assicurarsi che il prezzo di un prodotto scelto oggi, quando lo si andrà ad acquistare realmente, tra un tot di mesi, avrà lo stesso prezzo. Ma la degenerazione di un contratto a suo modo giustificato, è stata portata alle estreme conseguenze da una finanza che ha speculato in modo selvaggio sull'andamento dei prezzi dei prodotti, mandando in tilt la trasparente circolazione delle merci e dei loro prezzi.
Il neo liberismo ci salverà Falso! Un altro spunto di riflessione del libro sta nell'attuale ricerca di una soluzione alla crisi affidata a restrittive politiche di tagli al welfare, annientamento e privatizzazione dell'intero servizio pubblico, mercificazione dei beni comuni. In sostanza, le élite della politica, della finanza e tutti i poteri forti, vivono e si arricchiscono sulle spalle della crisi e costringono a fare sacrifici inutili ai cittadini, invece di proporre precedentemente politiche per attenuare gradualmente la crisi, evitare cambiamenti traumatici e scellerati movimenti finanziari. Baranes propone poi un ragionevole dubbio: stiamo andando verso una nuova crisi? Perché, tramite la valutazione di dati e fatti reali, l'autore informa che siamo arrivati ad una schizofrenia totale, per la quale ogni miglioramento dell'economia reale risulta rovinoso per il sistema finanziario.
La soluzione: una finanza etica. Con accorte analisi di politiche bancarie, istituti di credito e finanza, Baranes propone una soluzione all'ingerenza dei mercati e ad una crisi che spesso ha creato reale povertà. Una soluzione possibile, che si sta facendo lentamente strada, quella di una finanza etica gestita da banche etiche, perché nell'attuale fase di dominio della finanza intesa come fine in sé, venga restituita dignità alle attività economiche e il denaro diventi un mezzo di benessere generale e reale. E, passando a una più accorta rivalutazione della politica e della cosa pubblica, il libro si conclude con un invito a invertire l'ordine di alcune regole economiche, per vedere l'effetto che fa.