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Economia etica, la prima "task force" sugli investimenti ad impatto sociale

Nata un anno fa a Londra, il 6 giugno del 2013, la compagine internazionale del G8 sugli investimenti a impatto sociale ha il compito di incrementare il peso economico del Terzo Settore, ma garantendo anche un chiaro riscontro economico per l’investitore
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ROMA
– Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Germania Italia e Commissione Europea si sono incontrati a Washington tra il 30 settembre e il 1° ottobre 2013 per il meeting d’insediamento della taskforce dei paesi G8 sui Social Impact Investments (S.I.I.). Il nuovo organismo presenterà i risultati del proprio lavoro nell’incontro di Londra, che c'è stato ieri e ieri l'altro, e pubblicherà un rapporto sugli investimenti a impatto sociale nei paesi G8 a metà settembre. Il rapporto della compagine sarà accompagnato da un rapporto Ocse (Organisation for Economic Co-operation and Development) che prevede un’analisi comparata del mercato degli SII nei paesi G8. Il resoconto internazionale, quello Ocse e quello italiano verranno presentati all’incontro di Roma previsto per i giorni 28 e 29 ottobre 2014.

Cosa sono gli investimenti a impatto sociale. Gli investimenti a impatto sociale, nati come investimenti ispirati da un…

ROMA
– Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Germania Italia e Commissione Europea si sono incontrati a Washington tra il 30 settembre e il 1° ottobre 2013 per il meeting d’insediamento della taskforce dei paesi G8 sui Social Impact Investments (S.I.I.). Il nuovo organismo presenterà i risultati del proprio lavoro nell’incontro di Londra, che c'è stato ieri e ieri l'altro, e pubblicherà un rapporto sugli investimenti a impatto sociale nei paesi G8 a metà settembre. Il rapporto della compagine sarà accompagnato da un rapporto Ocse (Organisation for Economic Co-operation and Development) che prevede un’analisi comparata del mercato degli SII nei paesi G8. Il resoconto internazionale, quello Ocse e quello italiano verranno presentati all’incontro di Roma previsto per i giorni 28 e 29 ottobre 2014.

Cosa sono gli investimenti a impatto sociale. Gli investimenti a impatto sociale, nati come investimenti ispirati da un obiettivo sociale, ma costruiti con l’intenzione di generare un ritorno per l’investitore, stanno assumendo un ruolo centrale nelle azioni di politica nazionale e internazionale. In uno schema classico, i promotori di un progetto di natura sociale (generalmente lo Stato o un ente territoriale) catalizzano potenziali investitori che verranno remunerati solo al raggiungimento dei risultati sociali stabiliti. Operativamente, il progetto è gestito ricorrendo ad imprese sociali esperte del mercato. Nell’agenda europea, la finanza d’impatto rientra nella più vasta area della social innovation, parte integrante della nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020, alla quale sono stati dedicati strumenti finanziari ad hoc, tra i quali il Fund for social entrepreneurship e il Social Impact Accelerator Fund.

Investimenti a impatto sociale: profitto garantito. “Il mercato degli investimenti a impatto sociale sta focalizzando sempre maggiore attenzione in ragione di una crescente sensibilità verso temi di welfare e una maggiore difficoltà degli Stati a rispondere ai bisogni sociali degli individui e delle famiglie - spiega il prof. Mario La Torre, rappreentante del governo italiano nella taskforce per l’Italia e ordinario di economia presso La Sapienza -  L’aumento dei soggetti che vivono in condizione di povertà e di quelli esclusi finanziariamente, ne sono un segno evidente. Gli investimenti a impatto sociale possono rappresentare una risposta, configurandosi come una forma di finanza alternativa che si pone come obiettivo primario il fine sociale dell’intervento, cercando di assicurare un profitto agli investitori. É questa la maggiore differenza con la più nota  responsabilità sociale d’impresa”.

La nascita della taskforce sugli S.I.I. La finanza a impatto sociale è quindi al centro dell’attenzione dei Paesi dell’area G8 e G20. Durante il Forum G8 tenutosi a Londra il 6 giugno 2013 (dedicato al tema degli investimenti sociali) il Gabinetto britannico ha promosso la costituzione di una taskforce internazionale sui Social Impact Investments (SII). La compagine è coordinata da Sir Ronald Cohen, ispiratore della inglese Big Society; per l’Italia, sono stati chiamati a farne parte Giovanna Melandri, in rappresentanza degli operatori nella veste di Presidente di Human Foundation, il prof. Mario Calderini e il prof. Mario La Torre, in qualità di membri governativi.

Gli obiettivi della taskforce: ricomincio da tre. Per la prima volta, dunque, un gruppo scelto di esperti di economia e Terzo Settore si è creato al fine di ottenere dei concreti segnali di sviluppo del compartimento sociale, affinchè esso, come molti già da tempo sostengono, possa rappresentare in effetti il primo settore di sviluppo, incentivo per uscire dalla crisi e crescere fuori di essa. Gli obiettivi della taskforce del G8 sono essenzialmente 4:

- sviluppare il mercato degli investimenti a impatto sociale, sia in ambito domestico che in quello delle azioni di cooperazione allo sviluppo;

- creare un network di operatori impegnati negli investimenti a impatto sociale;

- favorire politiche governative in grado di creare un ambiente adatto allo sviluppo del mercato dei SII;

- favorire il coordinamento delle azioni nazionali con le politiche Ue in tema di social innovation.  

I 4 gruppi di lavoro. Per raggiungere tali obiettivi, la taskforce ha dato vita a quattro gruppi di lavoro tematici che focalizzano l’attenzione su aspetti cruciali per lo sviluppo del mercato e che riguardano la necessità di misurare l’impatto sociale, attrarre gli investitori privati, salvaguardare nel tempo la missione delle imprese sociali i social impact investments nel mercato della Cooperazione internazionale.

I comitati consultivi e il comitato italiano. La taskforce ha previsto l’istituzione di Advisory Board (Adb) nazionali, cioè dei Comitati consultivi. L’Italia ha costituito un proprio Adb ed ha promosso 6 gruppi di lavoro tematici che registrano la rappresentanza di esponenti del mondo del sociale, del settore pubblico e della finanza. “L’Italia ha svolto un ruolo molto attivo, sin dall’inizio, aderendo dal principio all’invito del Gabinetto britannico -  spiega ancora  il prof. La Torre -  la componente italiana della taskforce ha costituito al proprio interno un Comitato consultivo  formato da 30 persone, in rappresentanza del settore della finanza d’impatto e della finanza tradizionale, oltre che da 8 osservatori istituzionali. L’Adb è stato affiancato da 6 gruppi di lavoro tematici, cui hanno partecipato più di 100 professionisti e studiosi”.

Negli Usa e in Inghiliterra, i S.I.I. trovano mercato. Il mercato inglese e quello americano sono certamente ad uno stadio più avanzato. Inglesi e americani, peraltro, stimano che nei prossimi anni il loro mercato degli investimenti ad impatto sociale registrerà tassi di crescita importanti, rispettivamente intorno al 28% ed al 38%. In Italia 800 miliardi di euro per la finanza sociale. “In Italia, la spesa pubblica sociale è molto elevata, anche se negli ultimi anni ha registrato tassi di decremento significativi - conclude La Torre -  a partire da dati Istat, abbiamo calcolato che, nel 2011, la spesa pubblica nei settori tipici della finanza d’impatto è stata pari a circa 800 miliardi di euro. Tuttavia, abbiamo stimato che, da qui al 2020, il bisogno incrementale di spesa sociale sarà pari a circa 170 miliardi di lire; un importo che, molto probabilmente, lo Stato non sarà in grado di rendere disponibile attraverso i canali della spesa pubblica".

In Italia un potenziale sviluppo. "Di fronte a tutto questo - aggiunge concludendo il prof. La Torre - occorre dire come l’Italia presenta diversi elementi che lasciano immaginare un potenziale di sviluppo del mercato: un tessuto di imprese sociali molto strutturato, interessanti esperienze di innovazione finanziaria, esempi di regolamentazione all’avanguardia, come nel caso del microcredito, un ruolo importante delle Fondazioni bancarie, un interesse degli investitori istituzionali e delle banche. Gli S.I.I. possono rappresentare una forma di difesa del welfare, che consente agli stati di salvaguardare l’equilibrio dei conti pubblici. Per i paesi europei questo dato è di indubbio interesse nella negoziazione di nuovi parametri del fiscal compact”.