Banca Etica: la concentrazione bancaria riduce l'accesso al credito di famiglie e imprese
di Caterina Castaldi , di Caterina CastaldiL’inclusione finanziaria è di quattro punti percentuali inferiore alla situazione del 2012. Milano in testa per inclusione, Roma è seconda. Ultima Reggio Calabria
ROMA - L’accesso al mercato bancario e finanziario, che svolge un ruolo fondamentale per il funzionamento economico-sociale di un Paese, in Italia è di circa 4 punti percentuali al di sotto del livello osservato nel 2012 (dati 2018). Qualche timido segnale di miglioramento è osservabile tra 2017 e 2018, ma oggi siamo di fronte alla grossa incognita di quali saranno gli effetti della crisi imposta dalla pandemia sulla vulnerabilità finanziaria di imprese e famiglie e nel PIM, acronimo di Purchasing Managers' Index, un indicatore macro-economico che serve nell'analisi del settore manifatturiero, dei servizi e delle costruzioni. E’ quanto emerge dalla terza edizione dello studio sull'inclusione finanziaria curato da Banca Etica, intitolato “L’economia da ricostruire e le responsabilità della finanza”.
Milano in testa per inclusione finanziaria, Reggio Calabria in coda. L'indicatore originale di inclusione fi…
Milano in testa per inclusione finanziaria, Reggio Calabria in coda. L'indicatore originale di inclusione fi…
ROMA - L’accesso al mercato bancario e finanziario, che svolge un ruolo fondamentale per il funzionamento economico-sociale di un Paese, in Italia è di circa 4 punti percentuali al di sotto del livello osservato nel 2012 (dati 2018). Qualche timido segnale di miglioramento è osservabile tra 2017 e 2018, ma oggi siamo di fronte alla grossa incognita di quali saranno gli effetti della crisi imposta dalla pandemia sulla vulnerabilità finanziaria di imprese e famiglie e nel PIM, acronimo di Purchasing Managers' Index, un indicatore macro-economico che serve nell'analisi del settore manifatturiero, dei servizi e delle costruzioni. E’ quanto emerge dalla terza edizione dello studio sull'inclusione finanziaria curato da Banca Etica, intitolato “L’economia da ricostruire e le responsabilità della finanza”.
Milano in testa per inclusione finanziaria, Reggio Calabria in coda. L'indicatore originale di inclusione finanziaria elaborato da Banca Etica combina diverse variabili che misurano da un lato la penetrazione dei servizi bancari (come ad esempio la diffusione degli sportelli e l’utilizzo dell’online banking) e dall'altro le condizioni di accesso al mercato del credito. Il Nord-Ovest e il Centro sono le aree che mostrano il livello di inclusione finanziaria più elevato, pur registrando entrambe un peggioramento delle condizioni rispetto a otto anni fa. Il peggioramento più marcato si osserva per il Nord-Est: un diretto risultato delle crisi bancarie che hanno colpito questi territori. Le condizioni di inclusione finanziaria peggiori si registrano al Sud e nelle Isole: nel 2018 circa 20 punti percentuali inferiori al livello di inclusione finanziaria osservato nella media nazionale del 2012. Milano resta la provincia con il miglior indice di inclusione finanziaria, seppur in flessione.
Roma in seconda posizione. In seconda posizione si piazza la provincia di Roma, seguita da Siena, Brescia e Treviso. La provincia del Mezzogiorno che evidenzia la migliore posizione in classifica è Bari (41° posto), con un livello di inclusione finanziaria comunque inferiore alla media nazionale. In coda alla classifica la provincia di Reggio Calabria, con un indice di inclusione finanziaria pari a circa il 60% di quello medio nazionale. Seguono - a salire - le province di Enna, Crotone, Vibo Valentia e Agrigento.
Concentrazioni bancarie e credit crunch. Lo studio dimostra chiaramente che la caduta dell’inclusione finanziaria è interamente attribuibile alla riduzione dell'offerta creditizia. Il credito si riduce, diventa più selettivo, discrimina segmenti di popolazione e di tessuto produttivo, in particolare le piccole imprese. “Il credito è fattore di sviluppo, delle persone, delle imprese e dei sistemi economici - osserva il direttore generale di Banca Etica, Alessandro Messina. - In un'economia sana, il credito è efficiente, ridistribuisce i saldi finanziari, favorisce opportunità per chi ha potenziale immateriale (competenze, capacità produttiva, talento, buone idee) ma non sufficienti risorse. Nella crucialità di questa funzione, associata a quella di gestione e protezione del risparmio, sta la centralità pubblica. Banca Etica, per sua missione, adotta il punto di vista di chi rischia l'esclusione dal circuito finanziario.
In Italia e in Spagna gli indici sono simili. Per questo, da tre anni misura con indici sintetici l'inclusione finanziaria. In Italia e in Spagna i fenomeni sono simili, così come le traiettorie del mercato bancario, che accomunano i due paesi: meno intermediari, meno sportelli, più concentrazione (cresciuta del 35% in Italia, del 50% in Spagna), forte riduzione dell'offerta di credito, crescita delle aree di vulnerabilità finanziaria, soprattutto per le persone più fragili: giovani, anziani, lavoratori autonomi”.
Il ruolo della finanza etica. “Banca Etica da oltre 20 anni si impegna a riannodare i fili che legano finanza e sviluppo inclusivo ed eco-compatibile delle comunità, soprattutto nelle aree maggiormente soggette al rischio di esclusione finanziaria – si legge nello studio: - nel 2019 Banca Etica ha erogato al Mezzogiorno il 19,2% del proprio portafoglio crediti, contro il 14,8% delle media del sistema bancario; l'8,4% è andato a clienti residenti nelle Province con tasso di disoccupazione superiore al 20% (contro il 5,3% del totale Italia). In tutte queste aree economicamente più fragili, Banca Etica mostra, a differenza del sistema bancario nel suo complesso, un rapporto tra impieghi e raccolta maggiore di uno. Questo significa che Banca Etica utilizza il risparmio delle aree più forti per fare impieghi anche in quelle più deboli innescando un processo virtuoso di redistribuzione finanziaria”.
Milano in testa per inclusione finanziaria, Reggio Calabria in coda. L'indicatore originale di inclusione finanziaria elaborato da Banca Etica combina diverse variabili che misurano da un lato la penetrazione dei servizi bancari (come ad esempio la diffusione degli sportelli e l’utilizzo dell’online banking) e dall'altro le condizioni di accesso al mercato del credito. Il Nord-Ovest e il Centro sono le aree che mostrano il livello di inclusione finanziaria più elevato, pur registrando entrambe un peggioramento delle condizioni rispetto a otto anni fa. Il peggioramento più marcato si osserva per il Nord-Est: un diretto risultato delle crisi bancarie che hanno colpito questi territori. Le condizioni di inclusione finanziaria peggiori si registrano al Sud e nelle Isole: nel 2018 circa 20 punti percentuali inferiori al livello di inclusione finanziaria osservato nella media nazionale del 2012. Milano resta la provincia con il miglior indice di inclusione finanziaria, seppur in flessione.
Roma in seconda posizione. In seconda posizione si piazza la provincia di Roma, seguita da Siena, Brescia e Treviso. La provincia del Mezzogiorno che evidenzia la migliore posizione in classifica è Bari (41° posto), con un livello di inclusione finanziaria comunque inferiore alla media nazionale. In coda alla classifica la provincia di Reggio Calabria, con un indice di inclusione finanziaria pari a circa il 60% di quello medio nazionale. Seguono - a salire - le province di Enna, Crotone, Vibo Valentia e Agrigento.
Concentrazioni bancarie e credit crunch. Lo studio dimostra chiaramente che la caduta dell’inclusione finanziaria è interamente attribuibile alla riduzione dell'offerta creditizia. Il credito si riduce, diventa più selettivo, discrimina segmenti di popolazione e di tessuto produttivo, in particolare le piccole imprese. “Il credito è fattore di sviluppo, delle persone, delle imprese e dei sistemi economici - osserva il direttore generale di Banca Etica, Alessandro Messina. - In un'economia sana, il credito è efficiente, ridistribuisce i saldi finanziari, favorisce opportunità per chi ha potenziale immateriale (competenze, capacità produttiva, talento, buone idee) ma non sufficienti risorse. Nella crucialità di questa funzione, associata a quella di gestione e protezione del risparmio, sta la centralità pubblica. Banca Etica, per sua missione, adotta il punto di vista di chi rischia l'esclusione dal circuito finanziario.
In Italia e in Spagna gli indici sono simili. Per questo, da tre anni misura con indici sintetici l'inclusione finanziaria. In Italia e in Spagna i fenomeni sono simili, così come le traiettorie del mercato bancario, che accomunano i due paesi: meno intermediari, meno sportelli, più concentrazione (cresciuta del 35% in Italia, del 50% in Spagna), forte riduzione dell'offerta di credito, crescita delle aree di vulnerabilità finanziaria, soprattutto per le persone più fragili: giovani, anziani, lavoratori autonomi”.
Il ruolo della finanza etica. “Banca Etica da oltre 20 anni si impegna a riannodare i fili che legano finanza e sviluppo inclusivo ed eco-compatibile delle comunità, soprattutto nelle aree maggiormente soggette al rischio di esclusione finanziaria – si legge nello studio: - nel 2019 Banca Etica ha erogato al Mezzogiorno il 19,2% del proprio portafoglio crediti, contro il 14,8% delle media del sistema bancario; l'8,4% è andato a clienti residenti nelle Province con tasso di disoccupazione superiore al 20% (contro il 5,3% del totale Italia). In tutte queste aree economicamente più fragili, Banca Etica mostra, a differenza del sistema bancario nel suo complesso, un rapporto tra impieghi e raccolta maggiore di uno. Questo significa che Banca Etica utilizza il risparmio delle aree più forti per fare impieghi anche in quelle più deboli innescando un processo virtuoso di redistribuzione finanziaria”.