ROMA - Il WTO - World Trade Organization (Organizzazione Mondiale del Commercio) - è l’organizzazione intergovernativa che regola il funzionamento di accordi plurilaterali sul commercio internazionale. L’emergenza sanitaria in corso ha inasprito ulteriormente la crisi che il WTO - attualmente privo di un direttore generale, dopo le dimissioni anticipate di Roberto Azevêdo lo scorso agosto - sta attraversando da alcuni anni. Più volte il suo ruolo è stato messo in discussione a causa delle norme che ne disciplinano il funzionamento: il WTO non fornisce una sua definizione di "economia di mercato", ma lascia ai singoli Stati la facoltà di stabilire i propri criteri e agli altri la possibilità di contestarli dando origine a controversie sfociate in vere e proprie guerre commerciali, prima fra tutte quella tra Stati Uniti e Cina. Allo stato attuale i membri del WTO riconoscono la necessità di un rinnovamento dell’organizzazione per affrontare le sfide future e salvaguardare l’economia globale dalla crisi causata dall’epidemia di Covid-19.
Il disegno di un libero mercato mondiale. Istituita nel 1995 come evoluzione dei preesistenti Accordi Generali su Commercio e Tariffe (GATT), l’Organizzazione Mondiale del Commercio conta 164 Stati membri e copre circa il 93-95% degli scambi commerciali mondiali. Nasce con l’obiettivo di favorire una liberalizzazione degli scambi commerciali in ambito globale, attraverso la regolamentazione e la riduzione delle barriere tariffarie al commercio internazionale. Il principio cardine su cui, in teoria, si basa il WTO è quello della non discriminazione tra gli stati membri, secondo cui vantaggi, favori, privilegi o immunità concessi da uno stato membro ad un altro devono essere garantiti a tutti gli altri. Il medesimo principio prevede la regola del trattamento indistinto tra prodotti nazionali e quelli arrivati dall’estero al paese di destinazione commerciale.
Un potere sovranazionale solo apparente. Tuttavia l’Organizzazione non possiede di fatto un potere esecutivo capace di garantire gli accordi siglati e imporre le proprie decisioni nelle controversie tra i Paesi membri, limitandosi ad autorizzare da parte di uno stato membro danneggiato da un partner l’uso di misure ritorsive nei suoi confronti. A pagare le dirette conseguenze di una tale politica sono le economie più deboli che, nonostante l’autorizzazione da parte del WTO, non sono in grado di attuare efficaci misure di rivalsa economica per il mancato rispetto degli accordi da parte dei Paesi economicamente più forti (Stati Uniti, Giappone e Unione Europea). Formalmente il focus del WTO risulta essere di natura esclusivamente economico-commerciale e non comprende una riflessione sul rispetto e la garanzia dei diritti umani all’interno dei Paesi che ne fanno parte.
Una globalizzazione senza regole. Un caso emblematico dell’insufficienza esecutiva del WTO è quello della Cina. Dopo aver firmato nel 2001 il protocollo per l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, Pechino ha preso degli impegni - tra cui la determinazione dei prezzi di beni e di servizi da parte delle forze di mercato - che Stati Uniti ed Europa non hanno considerato rispettati. La Cina, pur essendo un’economia ancora emergente, è uno dei maggiori esportatori mondiali; la politica cinese mira a rafforzare esponenzialmente la propria economia interna, attraverso l’elargizione di ingenti sussidi ai produttori locali e l’imposizione di alti dazi sulle importazioni straniere. Il risultato è che il mercato cinese risulta bloccato da barriere protezionistiche contrarie alla natura stessa del WTO e l’improvvisa riduzione del costo del lavoro dovuta alle esportazioni del mercato cinese ha avuto un fortissimo impatto sull’economia mondiale, fatto che ha generato tensioni a livello internazionale. Gli Stati Uniti, l'Unione Europea e il Giappone hanno avviato un processo trilaterale per confrontarsi con il modello economico cinese, compreso l'uso di sussidi industriali e il dispiegamento di imprese di proprietà statale.
Il WTO e la questione dei vaccini nell'attuale crisi sanitarie. L’attuale emergenza sanitaria e la relativa questione della produzione del vaccino ha portato alla luce un’ulteriore problematica delle norme che regolano il WTO, per cui a dei diritti di proprietà privata intellettuale globali corrisponde un finanziamento nazionale e non mondiale della ricerca pubblica. Così facendo, si incentivano eccessivi finanziamenti nella ricerca privata che accentuano una situazione di forti disequilibri a sfavore dei Paesi a basso sviluppo economico. Anche alla luce della pandemia in corso, non si può più ignorare il bisogno di un equilibrio fra conoscenze private e conoscenze liberamente accessibili per uno sviluppo globale equamente inteso, garante dei diritti umani universali.
Il cambio di direzione con due donne. Nella nomina di un nuovo direttore generale del WTO - la scelta ricade per la prima volta su due donne, Ngozi Okonjo-Iweala, ex ministra delle Finanze della Nigeria, e Yoo Myung-hee, attuale ministra del Commercio della Corea del Sud - è riposta la speranza di una riscrittura delle regole globali che faccia spazio a nuovi protagonisti nel teatro dell’economia mondiale. Priorità assoluta del WTO per i futuri negoziati deve dunque essere la stipula di accordi equi che garantiscano a tutti i suoi membri, attraverso una valutazione dei diversi livelli di sviluppo economico, il diritto a un libero mercato globale.