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I prezzi del cibo sono in calo ma il costo finale degli alimenti è sotto la mannaia della inflazione e della speculazione finanziaria

Gli effetti sulla povertà, in Italia e nel mondo. Le risposte possibili: uscita dalle fonti fossili; modifica dei meccanismi di prezzo dell’energia; il price cap, ovvero il vincolo e la regolazione dei prezzi dei servizi pubblici
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ROMA - I dati congiunturali della FAO sulle dinamiche dei prezzi agricoli mondiali indicano prezzi delle derrate generalmente in calo in quest’ultimo mese (-1,9 percento). Dati confortanti, anche se come media annua siamo ancora al di sopra dei valori dell’ultimo anno. Tutto questo potrebbe segnare un’inversione di tendenza perché indicherebbe che la produzione agricola mondiale, nel combinato disposto delle conseguenze del riscaldamento globale (siccità) e della crescita dei prezzi dell’energia, riesca a non subire shock di offerta tali da surriscaldare i prezzi. Insomma sarebbe una buona notizia. Non significa però che i prezzi finali dei beni alimentari - soprattutto quelli destinati alle famiglia più povere in Italia e ai Paesi del mondo a basso reddito - non siano ancora soggetti a forti pressioni inflazionistiche e speculative cui stiamo assistendo, vista l’importanza della componente dell’energia sulla filiera e su…

ROMA - I dati congiunturali della FAO sulle dinamiche dei prezzi agricoli mondiali indicano prezzi delle derrate generalmente in calo in quest’ultimo mese (-1,9 percento). Dati confortanti, anche se come media annua siamo ancora al di sopra dei valori dell’ultimo anno. Tutto questo potrebbe segnare un’inversione di tendenza perché indicherebbe che la produzione agricola mondiale, nel combinato disposto delle conseguenze del riscaldamento globale (siccità) e della crescita dei prezzi dell’energia, riesca a non subire shock di offerta tali da surriscaldare i prezzi. Insomma sarebbe una buona notizia. Non significa però che i prezzi finali dei beni alimentari - soprattutto quelli destinati alle famiglia più povere in Italia e ai Paesi del mondo a basso reddito - non siano ancora soggetti a forti pressioni inflazionistiche e speculative cui stiamo assistendo, vista l’importanza della componente dell’energia sulla filiera e sul valore del prezzo del prodotto finale venduto ai consumatori.

I "giochetti" sul mercato di Amsterdam. Alla luce di queste evidenze appare ancora più urgente riportare a dinamiche accettabili il prezzo del gas sul mercato europeo. Un’analisi attenta ci dice che l’inflazione nasce da un aumento dei prezzi delle fonti fossili (petrolio e gas) avviata dall’estate del 2021, a seguito della fine delle maggiori restrizioni nella fase più acuta della pandemia. Questa crescita dapprima contenuta è diventata abnorme in Europa quando la Russia ha iniziato a giocare strategicamente sul prezzo del gas sul mercato regionale di Amsterdam, ipotizzando la sospensione delle forniture o la loro parziale interruzione per presunti problemi tecnici. L’effetto Putin, al netto delle altre dinamiche citate, è ben visibile nella differenza tra il prezzo del gas di Amsterdam e quello del gas negli Stati Uniti e Giappone.

La risposta a questa crisi si gioca su tre direzioni. La prima è strutturale e consiste nell’accelerazione dell’uscita dalle fonti fossili (con una minore domanda di gas il prezzo scende). Deve essere beninteso un’accelerazione dal lato della domanda non dell’offerta perché il contrario aggraverebbe e non diminuirebbe le tensioni sui prezzi. La seconda è nella modifica dei meccanismi di prezzo dell’energia che oggi, per ogni tipo di fonte, è legato al prezzo della fonte più cara (meccanismo marginale). La terza è attraverso meccanismi di price cap che qualcuno però deve pagare. Non possiamo farli pagare alla Russia perché in un ipotetico braccio di ferro abbiamo meno forza contrattuale. Non possiamo caricarli sulle finanze pubbliche. L’unica possibilità è tassare gli extra profitti delle imprese del settore dell’energia superando i limiti tecnici delle proposte precedenti dove l’imposta era collegata ai ricavi e non agli utili.

* Leonardo Becchetti economista e professore ordinario di Economia politica presso l'Università di Roma Tor Vergata