Africa, le regole ingiuste del mercato globale: Camerun, Ghana e Costa d’Avorio, dialogano con l’UE per un cacao sostenibile ed equo
ROMA - Il continente africano è in assoluto il primo produttore mondiale di cacao, ma raccoglie le briciole di un mercato miliardario. Solo per fare un esempio, un agricoltore ghanese di questo comparto dell'economia nazionale guadagna 1 dollaro al giorno; un suo omologo della Costa d'Avorio, sopravvive con 78 centesimi. Sono regole del commercio globale che la parte ricca del mondo non ha nessuna voglia di cambiare. Solo la Costa d'Avorio e il Ghana, da soli rappresentano oltre il 60% della produzione mondiale del cacao e nell'ottobre scorso i due governi decisero di boicottare una riunione del settore a Bruxelles, appunto per protesta contro le politiche delle multinazionali alimentari sui prezzi. Riemerge così un vecchio problema: quello delle regole del commercio mondiale che le cosiddette "economie avanzate occidentali" non si sognano neanche lontanamente di cambiare, anche se una loro riscrittura più equilibrata risolverebbe molti problemi, non ultimo quello delle povertà, della malnutrizione, dei flussi migratori.
I conti della diseguaglianza. Ai coltivatori del cacao, tanto per capire come stanno le cose, va solo il 6% del costo di una barretta di cioccolato. Due delle maggiori Ong del settore dei due Paesi, la Plateforme Ivoirienne pour le cacao durable e la Ghana Civil-Society Cocoa Platform, elogiarono le autorità per la scelta del boicottaggio. "E' immorale che mentre si pagano di più i coltivatori e gli allevatori del Nord, che forniscono zucchero e latte, non si faccia lo stesso con gli agricoltori del Sud", ha denunciato Bakary Traoré, direttore esecutivo dell'Ong Initiatives pour le développement communautaire et la conservation de la forêt (Idef), parte della piattaforma della società civile ivoriana. Secondo l'organizzazione internazionale Fairtrade, solo il 6% del costo finale di una barretta di cioccolato finisce nelle tasche dei coltivatori del cacao. Un dato, questo, in netto calo da decenni. Stando a dati del World Economic Forum rilanciati dal quotidiano Financial Times, in Ghana un produttore di cacao guadagna in media un dollaro al giorno, mentre in Costa d'Avorio 78 centesimi.
"Degli agricoltori del Sud del mondo? Chi se ne frega". Con questa iniziativa - si legge su Africa e Affari, la rivista sul continente del futuro, diretta da Massimo Zaurrini, che ospita numerosi approfondimenti sul "Paradosso del cacao" - i Paesi africani cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica europea sulle condizioni di lavoro dei produttori di cacao. “Quando guardi alla produzione del cioccolato - dice Bakary Traoré, direttore esecutivo della Ong Idef - hai latte, cacao, latte e zucchero. Il prezzo dello zucchero è salito, il prezzo del latte è salito, ma il prezzo del cacao sta solo scendendo. E perché? Perché zucchero e latte sono prodotti nei Paesi del Nord e gli agricoltori del Nord devono essere aiutati. Ma di quelli del Sud, quindi della Costa d’Avorio e del Ghana, chi se ne frega”.
Il dialogo con l'Unione Europea. Intanto - si legge ancora su Africa e Affari, si è aperta martedì 7 febbraio, a Yaoundé, capitale del Camerun, la quinta edizione dei Cocoa Talks, i dialoghi sul cacao sostenibile, un momento di incontro tra Unione Europea, primo importatore di fave di cacao al mondo, e i principali paesi produttori, Camerun, Ghana e Costa d’Avorio, che si confrontano su diversi temi legati all’industria del cacao. In particolare, la quinta edizione dei Cocoa Talks concentra la propria attenzione sulla necessità di sradicare il lavoro minorile. I Cocoa Talks di Yaoundé si concentrano anche su redditi dignitosi per i produttori di cacao e sul monitoraggio degli standard di sostenibilità e tracciabilità. Il Camerun e gli altri paesi produttori hanno fatto del raggiungimento di questi obiettivi una delle loro priorità.