ROMA – Tra le numerose sigle ONU che formano la complessa e popolosa costellazione di agenzie e sotto-agenzie delle Nazioni Unite, ce n’è una – l’UNCTAD – di cui poco si parla. Eppure, nonostante non abbia al pari di tutti gli altri organismi ONU alcun potere di governo sulle questioni di cui si occupa, ha comunque il ruolo di rendere chiaro lo stato delle cose rispetto al debito che grava sugli Stati – soprattutto i più gracili e poveri del mondo – per segnalare i pericoli che si profilano all’orizzonte. “Un mondo di debiti” è infatti questo il titolo del rapporto 2024 dell’UNCTAD, l’agenzia per il commercio e lo sviluppo delle Nazioni Unite.
Le tre cause fondamentali. Leggendo il rapporto si apprende in modo schematico che sono stati tre i fattori patogeni che negli ultimi anni hanno fatto scattare l’allarme: la pandemia, la guerra in Ucraina e l’emergenza climatica. E’ a queste tre contingenze del nostro tempo che viene attribuita l’origine dell’inflazione e dell’aumento dei tassi che hanno fiaccato le economie di tutto il mondo. Ma – segnala il rapporto – è il ruolo del dollaro statunitense a contagiare il mondo, condizionando pesantemente soprattutto i Paesi più poveri.
“Un mondo di debiti”, dunque. Il debito pubbico mondiale dunque continua ad aumentare velocemente. Il rapporto UNCTAD fa un raffronto con il 2010, quando ammontava a 51 trilioni di dollari, mentre nel 2023 ha toccato il traguardo dei 97 trilioni di dollari. Già, di dollari. E’ infatti la moneta USA che il dossier delle Nazioni Unite individua come “il motore chiave della ‘economia del debito’”. Gli Usa hanno un debito pubblico enorme, insostenibile, tanto da costringere il governo di Washington ad alzare continuamente la soglia del debito (debt ceiling). Tutto questo ha portato al declassamento delle capacità di rimborso dei prestiti ottenuti. Ma questo tuttavia non basta a scoraggiare il resto del mondo a continuare a risparmiare in dollari e a fare transazioni commerciali con la moneta USA. Ed è questo che – nonostante tutto – la rende forte.
L’interconnessione del debito. Ma la situazione cambia se – come sottolinea il rapporto – volgiamo lo sguardo ad altre economie più fragili. Il debito ha infatti la caratteristica di essere interconnesso e finisce così per coinvolgere i paesi poveri dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, che hanno nei loro bilanci un terzo del debito di tutto il mondo e sono costretti ad acquistare denaro a tassi molto più elevati di quanto non accada nei Paesi occidentali.
Quei Paesi strangolati dal debito. L’UNCTAD ci ricorda che 3,3 miliardi di persone vivono in Paesi “che spendono più per ripagare gli interessi sul debito che per l’istruzione o la santà”. In quelle zone del mondo il debito è già fuori da ogni possibile controllo.
Come funziona il gioco della finanza globale. Che è ormai insostenibile proprio perché fermo nelle sue regole imposte da istituzioni che risalgono a prima della fine della seconda guerra mondiale, al 1944. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e la Banca Mondiale funzionano con un sistema di quote che non permette, oggettivamente, un equilibrio tra i Paesi rappresentati al loro interno.