ROMA - Non solo ius soli e cittadinanza a chi nasce in Italia. Due nuove battaglie promettono di scuotere il pianeta immigrazione: abrogazione del reato di clandestinità e cancellazione di un pezzo della Bossi-Fini. Due campagne che viaggiano sulle gambe di due quesiti referendari pronti a marciare uniti, dal 7 giugno prossimo, con il via alla raccolta delle firme. E mentre parte il conto alla rovescia, si allunga di giorno in giorno la conta delle adesioni.
Le prime adesioni politiche. I due quesiti riguardano l'abrogazione del reato di clandestinità e dell'accordo di integrazione e contratto di soggiorno per lavoro subordinato. Il referendum infatti prevede la cancellazione degli articoli 4 bis e 5 bis del testo unico sull'immigrazione, che legano indissolubilmente la possibilità di restare nel nostro Paese alla stipula di un contratto di lavoro. I primi partiti a impegnarsi sono Radicali italiani e Psi. "Vogliamo eliminare quelle norme discriminatorie che spingono almeno 500mila migranti a lavorare in nero o ad accettare condizioni così infime da far gridare alla concorrenza sleale verso gli italiani - spiega Mario Staderini, segretario dei Radicali - Non è una questione umanitaria, ci sono 3 miliardi di ragioni per farlo, tante quanti sarebbero i contributi che ogni anno lo Stato incasserebbe dall'emersione dalla irregolarità. Peraltro, senza offrire garanzie e diritti non ci potrà essere ripresa economica. I referendum saranno anche l'occasione per far uscire il dibattito dalla campagna securitaria che in questi giorni è ripartita su alcuni media. Sfido Maroni, lo stesso Grillo, a far decidere gli italiani se ha ragione chi si illude di arrestare i flussi migratori con la criminalizzazione oppure chi vuole governarli considerandoli un'opportunità da regolare".
L'assemblea referendaria del primo giugno. Per il segretario del Psi, Riccardo Nencini, "c'è un'Italia che apprezza valori come inclusione e integrazione sociale e un governo che sui diritti civili è stato fin troppo evanescente. Il riconoscimento della cittadinanza italiana ai figli di genitori stranieri che vivono e lavorano in Italia, per esempio, renderebbe il nostro Paese più libero, inclusivo, civile. Ci batteremo, fuori e dentro il parlamento, per colmare il grave deficit di libertà di cui soffre questa Italia". In vista dell'assemblea referendaria fissata a Roma l'1 giugno prossimo, arrivano anche le adesioni di Luigi Manconi (Presidente Commissione parlamentare diritti umani), Giusi Nicolini (sindaco di Lampedusa), Livia Turco (Forum immigrazione PD), Jean Leonard Toudi e Giovanni Russo Spena.
La spinta della "società civile". Non mancano poi adesioni di associazioni e sindacalisti. Tra questi, Antigone, A buon diritto, Forum Droghe, LasciateCientrare, Pietro Soldini (responsabile nazionale immigrazione Cgil), Filippo Miraglia (responsabile nazionale immigrazione Arci), Mercedes Frias (Prendiamo la parola), Otto Bitjoka (Ethnoland), Jean Renè Bilongo (responsabile coordinamento immigrati Flai-Cgil nazionale), Ivan Sagnet (coordinatore Progetto "gli Invisibili"), Kurosh Danesh (Cgil nazionale), Abdou Faye (Filcams-Cgil), Selly Kane (Cgil Marche), Moulay Elahkkioui (Fillea-Cgil). E ancora: Anna Maria Rivera, Gian Mario Gillio, direttore "Confronti" e l'Associazione Senza Confine.
La Cgil: "Basta con le logiche proibizioniste". "È arrivato il momento di sondare con un test l'opinione pubblica - sostiene Pietro Soldini, responsabile immigrazione Cgil - dopo le tante manipolazioni che in questi anni hanno prodotto un quadro legislativo fallimentare, fatto di Bossi-Fini e Pacchetto sicurezza. Il referendum sarà un momento alto di confronto su un tema complesso. E sono convinto che su tali questioni il Paese sia più avanti del sistema dei partiti. Oggi, i dati Onu - aggiunge Soldini - ci raccontano di 220 milioni di immigrati nel mondo, così suddivisi: un terzo si muove all'interno dell'area del sottosviluppo, un altro terzo dai Paesi sottosviluppati si sposta verso i Paesi più ricchi e l'ultimo terzo si muove dai Paesi sviluppati verso il resto del mondo. Insomma l'immigrazione è ormai un fenomeno globale che riguarda tutti gli Stati e che non può più essere affrontato in un quadro legislativo proibizionista, cioè con norme nazionali che si illudono ancora di difendere le frontiere".
Le prime adesioni politiche. I due quesiti riguardano l'abrogazione del reato di clandestinità e dell'accordo di integrazione e contratto di soggiorno per lavoro subordinato. Il referendum infatti prevede la cancellazione degli articoli 4 bis e 5 bis del testo unico sull'immigrazione, che legano indissolubilmente la possibilità di restare nel nostro Paese alla stipula di un contratto di lavoro. I primi partiti a impegnarsi sono Radicali italiani e Psi. "Vogliamo eliminare quelle norme discriminatorie che spingono almeno 500mila migranti a lavorare in nero o ad accettare condizioni così infime da far gridare alla concorrenza sleale verso gli italiani - spiega Mario Staderini, segretario dei Radicali - Non è una questione umanitaria, ci sono 3 miliardi di ragioni per farlo, tante quanti sarebbero i contributi che ogni anno lo Stato incasserebbe dall'emersione dalla irregolarità. Peraltro, senza offrire garanzie e diritti non ci potrà essere ripresa economica. I referendum saranno anche l'occasione per far uscire il dibattito dalla campagna securitaria che in questi giorni è ripartita su alcuni media. Sfido Maroni, lo stesso Grillo, a far decidere gli italiani se ha ragione chi si illude di arrestare i flussi migratori con la criminalizzazione oppure chi vuole governarli considerandoli un'opportunità da regolare".
L'assemblea referendaria del primo giugno. Per il segretario del Psi, Riccardo Nencini, "c'è un'Italia che apprezza valori come inclusione e integrazione sociale e un governo che sui diritti civili è stato fin troppo evanescente. Il riconoscimento della cittadinanza italiana ai figli di genitori stranieri che vivono e lavorano in Italia, per esempio, renderebbe il nostro Paese più libero, inclusivo, civile. Ci batteremo, fuori e dentro il parlamento, per colmare il grave deficit di libertà di cui soffre questa Italia". In vista dell'assemblea referendaria fissata a Roma l'1 giugno prossimo, arrivano anche le adesioni di Luigi Manconi (Presidente Commissione parlamentare diritti umani), Giusi Nicolini (sindaco di Lampedusa), Livia Turco (Forum immigrazione PD), Jean Leonard Toudi e Giovanni Russo Spena.
La spinta della "società civile". Non mancano poi adesioni di associazioni e sindacalisti. Tra questi, Antigone, A buon diritto, Forum Droghe, LasciateCientrare, Pietro Soldini (responsabile nazionale immigrazione Cgil), Filippo Miraglia (responsabile nazionale immigrazione Arci), Mercedes Frias (Prendiamo la parola), Otto Bitjoka (Ethnoland), Jean Renè Bilongo (responsabile coordinamento immigrati Flai-Cgil nazionale), Ivan Sagnet (coordinatore Progetto "gli Invisibili"), Kurosh Danesh (Cgil nazionale), Abdou Faye (Filcams-Cgil), Selly Kane (Cgil Marche), Moulay Elahkkioui (Fillea-Cgil). E ancora: Anna Maria Rivera, Gian Mario Gillio, direttore "Confronti" e l'Associazione Senza Confine.
La Cgil: "Basta con le logiche proibizioniste". "È arrivato il momento di sondare con un test l'opinione pubblica - sostiene Pietro Soldini, responsabile immigrazione Cgil - dopo le tante manipolazioni che in questi anni hanno prodotto un quadro legislativo fallimentare, fatto di Bossi-Fini e Pacchetto sicurezza. Il referendum sarà un momento alto di confronto su un tema complesso. E sono convinto che su tali questioni il Paese sia più avanti del sistema dei partiti. Oggi, i dati Onu - aggiunge Soldini - ci raccontano di 220 milioni di immigrati nel mondo, così suddivisi: un terzo si muove all'interno dell'area del sottosviluppo, un altro terzo dai Paesi sottosviluppati si sposta verso i Paesi più ricchi e l'ultimo terzo si muove dai Paesi sviluppati verso il resto del mondo. Insomma l'immigrazione è ormai un fenomeno globale che riguarda tutti gli Stati e che non può più essere affrontato in un quadro legislativo proibizionista, cioè con norme nazionali che si illudono ancora di difendere le frontiere".