LAMPEDUSA - Ha 18 mesi, i riccioli scuri e un bracciale d'oro con una scritta in arabo, Maram, il suo nome. Portava al polso il numero 23, la piccola sopravvissuta al naufragio dello scorso 11 ottobre nel Canale di Sicilia, quando maltesi e italiani sono riusciti a salvare circa 200 persone, mentre almeno altre 50 sono annegate. Maram è stata presa a bordo dalle motovedette italiane e ora i suoi genitori, entrambi sopravvissuti e portati a Malta dai soccorritori maltesi, lanciano un appello per avere sue notizie e potersi ricongiungere.
Il papà è disperato. A raccontare questa storia e a diffondere l'appello da Facebook è stata Nawal Sofi, un'attivista italosiriana, che in Sicilia da mesi sta aiutando i profughi della guerra che arrivano sulle nostre coste. "Il papà si chiama Alaa ed è disperato perché vuole rivedere sua figlia ed ha con sé tutto quel che serve per dimostrare di essere il padre, dalle foto, ai documenti, così come il certificato di nascita, ma ancora non è stato possibile arrivare al momento dell'abbraccio", racconta Nawal.
Mancano informazioni. "So benissimo che la mia bambina sta bene e sarà trattata nei migliore dei modi, ma siamo sopravvissuti ad un naufragio ed io vorrei solo riabbracciare il mio angelo che adoro", ha detto Alaa a Nawal inviandole anche una sua foto con la bimba in braccio. Stando a quanto riferisce l'attivista italosiriana, che è in contatto con i genitori della bambina e con altri superstiti portati a Malta, da giorni viene detto alla famiglia che qualcuno si sta occupando del caso ma ancora non ci sono notizie. "Mancano le informazioni. Ricevo continue chiamate dalla Siria, in questo momento non si riescono a sapere né i nomi dei superstiti, né quelli dei morti nel naufragio" dice Nawal.
I momenti drammatici del salvataggio."Tra la gente che gridava, piangeva e affondava" ha raccontato Alaa a Nawal , il papà e la mamma della bambina si sono aiutati a vicenda ed hanno tenuto a galla la figlia, riuscendo a salire con difficoltà su uno dei gommoni lanciati dall'aereo maltese che ha visto affondare la barca, sorvolando la zona. "All'arrivo dei soccorritori italiani, la precedenza veniva data ai bambini - ha continuato Alaa - quello è stato l'ultimo abbraccio e la bimba è stata portata in Sicilia".
I rimpalli e i ritardi. I sopravvissuti siriani che sono ospitati dai maltesi, avrebbero anche raccontato di un ritardo nei soccorsi dovuto a un rimpallo di responsabilità tra l'Italia e Malta, per la posizione dell'imbarcazione rispetto alla competenza sull'area di soccorso. Ma la Guardia Costiera italiana smentisce questa versione, affermando di avere aiutato subito i maltesi perché l'area di competenza nei soccorsi era di Malta.
Il papà è disperato. A raccontare questa storia e a diffondere l'appello da Facebook è stata Nawal Sofi, un'attivista italosiriana, che in Sicilia da mesi sta aiutando i profughi della guerra che arrivano sulle nostre coste. "Il papà si chiama Alaa ed è disperato perché vuole rivedere sua figlia ed ha con sé tutto quel che serve per dimostrare di essere il padre, dalle foto, ai documenti, così come il certificato di nascita, ma ancora non è stato possibile arrivare al momento dell'abbraccio", racconta Nawal.
Mancano informazioni. "So benissimo che la mia bambina sta bene e sarà trattata nei migliore dei modi, ma siamo sopravvissuti ad un naufragio ed io vorrei solo riabbracciare il mio angelo che adoro", ha detto Alaa a Nawal inviandole anche una sua foto con la bimba in braccio. Stando a quanto riferisce l'attivista italosiriana, che è in contatto con i genitori della bambina e con altri superstiti portati a Malta, da giorni viene detto alla famiglia che qualcuno si sta occupando del caso ma ancora non ci sono notizie. "Mancano le informazioni. Ricevo continue chiamate dalla Siria, in questo momento non si riescono a sapere né i nomi dei superstiti, né quelli dei morti nel naufragio" dice Nawal.
I momenti drammatici del salvataggio."Tra la gente che gridava, piangeva e affondava" ha raccontato Alaa a Nawal , il papà e la mamma della bambina si sono aiutati a vicenda ed hanno tenuto a galla la figlia, riuscendo a salire con difficoltà su uno dei gommoni lanciati dall'aereo maltese che ha visto affondare la barca, sorvolando la zona. "All'arrivo dei soccorritori italiani, la precedenza veniva data ai bambini - ha continuato Alaa - quello è stato l'ultimo abbraccio e la bimba è stata portata in Sicilia".
I rimpalli e i ritardi. I sopravvissuti siriani che sono ospitati dai maltesi, avrebbero anche raccontato di un ritardo nei soccorsi dovuto a un rimpallo di responsabilità tra l'Italia e Malta, per la posizione dell'imbarcazione rispetto alla competenza sull'area di soccorso. Ma la Guardia Costiera italiana smentisce questa versione, affermando di avere aiutato subito i maltesi perché l'area di competenza nei soccorsi era di Malta.