Mondo Solidale

Immigrazione e integrazione dal basso, sul litorale romano il laboratorio dei volontari della "Ciao"

Si chiama Effathà ed è gestita dai volontari di una Onlus, la scuola d'italiano per stranieri che sta riscuotendo una buona risposta da immigrati e giovani di seconda generazione. Un'oasi multiculturale nella periferia romana, tra la città e il mare

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ROMA - Immigrazione, solidarietà e partecipazione: sono gli ingredienti del laboratorio di integrazione della Ciao, un'associazione di volontari che sta riscuotendo un notevole successo sul litorale romano. Siamo ad Acilia, due passi da Ostia, tra il mare e Roma. Qui i ragazzi della Ciao realizzano progetti di mediazione culturale, iniziative come la Festa dell'Arcobaleno e gestiscono la scuola d'italiano per stranieri Effathà del centro giovanile Madonna di Loreto, presso la chiesa di San Carlo da Sezze: anni fa ci si andava a giocare a calcetto all'uscita di scuola, ora si va ad imparare l'italiano e socializzare in un melting pot multiculturale, per certi versi sorprendente in questo angolo della periferia romana. L'anno scolastico è appena iniziato, ma già si registrano oltre 500 iscritti, di cui il 6% ha meno di 18 anni, il 94% è in età lavorativa e più della metà ha meno di 30 anni. Cinque i livelli delle classi, la più frequentata è quella di primo livello, ossia di alfabetizzazione.

Lezioni d'italiano, ma non solo. Ma la missione non è solo quella di insegnare l'italiano. Frequentata per lo più da giovani arrivati per ricongiungimento familiare, ma anche da "seconde generazioni", figli di stranieri nati in Italia - la "Effathà" (dall'aramaico "effath", aprirsi) è un luogo - appunto - aperto a tutti per scambiare esperienze, fare amicizia, vivere il territorio ma anche per sensibilizzare sui diritti/doveri di immigrato e di cittadino. In questa realtà, nascono idee e iniziative, tra cui un corso di italiano per sole donne presso la biblioteca di Acilia, o un corso di multiculturalità presso il locale liceo classico Anco Marzio. E non poteva mancare la squadra di calcio, "La Resto del Mondo", che accoglie italiani e stranieri dai sei anni in su: hanno iniziato in 5, ora ogni week-end si aggiungono sempre più ragazzi, tanto da dare vita a quadrangolari di Emergency e tornei intitolati a Oscar Romero, ed è un piacere spiegare a bengalesi, cingalesi, marocchini, moldavi, chi fosse quel cardinale che anni fa in Salvador fu ucciso a sangue freddo nella sua chiesa, per difendere i più deboli.

Egiziani e rumeni in prevalenza.
Sono oltre 45 le nazionalità presenti a Effathà, ma soprattutto sono Sri Lanka e Bangladesh a fare la parte del leone; il 90% degli studenti abita ad Acilia o in quartieri limitrofi e solo il 10% viene da Roma e dalla vicina Ostia, dove le comunità più diffuse sono quelle egiziane e rumene. Insomma, le comunità straniere, in particolare le vecchie generazioni, rimangono cristallizzate intorno a realtà urbane circoscritte e presentano un basso livello. di mobilità lavorativa e sociale: si spiegano (anche) così i casi, spesso interni alle stesse comunità, di sfruttamento e racket sui visti, sul lavoro, sulla casa. Ma proprio Effathà può cambiare la situazione, perché coinvolge anche le seconde generazioni favorendo l'integrazione non solo con il sistema italiano, ma anche tra loro. E già si vede una certa diversificazione sociolavorativa: è il caso di M. U., ragazzo bengalese, giunto in Italia a 11 anni e ora mediatore culturale e fresco di specializzazione come parrucchiere. Non è l'unico: qui si incontrano badanti, operai, benzinai, babysitter, in grado di avere maggiori opportunità, anche grazie all'orientamento della scuola o anche solo con il passaparola.     

E c'è pure la
Zuppa popolare. Proprio da una costola di Ciao è nata Zuppa popolare, un gruppo di volontari che si occupa di integrazione e recupero del territorio. Da qui l'idea di un'altra scuola d'italiano avviata da poche settimane, gratuita e aperta a tutti, all'aperto, nella centralissima piazza Capelvenere, già frequentata tutti i mercoledì da una ventina di persone, per lo più bengalesi e arabi. Gli stessi studenti partecipano ad altre iniziative di Zuppa Popolare, come pulire la piazza, organizzare feste popolari, o semplicemente offrire le proprie competenze alla comunità: passano così da beneficiari a benefattori, in un concetto di solidarietà sociale orizzontale e partecipata.