Mondo Solidale

Un cimitero per i profughi morti nel Sinai, l’appello alle istituzioni internazionali

Riposare in pace nel territorio egiziano al confine con Israele per coloro che in vita hanno sofferto. Questa la richiesta che le organizzazioni umanitarie mandano a Onu, Consiglio d’Europa e alla società civile

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ROMA – Un muro per difendere i corpi dei profughi morti nel Sinai dai cani randagi, che scavando spargono le loro ossa sulle loro tombe. È questa la richiesta dell’ organizzazione New Generation Foundation for Human Rights di Arish (Sinai) sostenuta nella sua battaglia dal gruppo EveryOne.

La nuova rotta dell’emigrazione subsahariana
. Dopo le leggi che i singoli stati europei hanno emanato per combattere la migrazione dall’Africa, il vecchio continente è diventato una fortezza inespugnabile per coloro che cercano di costruirsi una vita lontano da guerre, fame e illegalità. Le rotte dei migranti sono cambiate e sempre più persone intraprendono il loro viaggio verso Israele. Gerusalemme non resta a guardare e il suo premier Nethanyau ha fatto della lotta all’immigrazione clandestina uno dei suoi cavalli di battaglia.

La lotta delle organizzazioni umanitarie.  Al fianco dei migranti si sono schierate alcune organizzazioni che cercano di migliorare la loro situazione in Egitto. “In primis – scrivono Roberto Malini, Dario Picciau, Glenys Robinson dell’EveryOne Group - abbiamo convinto le autorità ad agire contro i trafficanti di esseri umani e organi, salvando la vita a centinaia di giovani profughi e opponendo dossier, testimonianze e denunce all'orrore dei rapimenti per riscatto, delle segregazioni, delle torture, degli stupri, degli omicidi”. Con loro anche il direttore di Ngfhrew  Hamdy al-Azazy che presta assistenza ai profughi in carcere, ha cura dei corpi di coloro che muoiono e che ha allestito un cimitero in cui essi vengono sepolti.

La denuncia e l’appello. "Ho sepolto 610 corpi in un'area che si trova dietro il Cimitero Islamico - spiega Hamdy - ma il cimitero dei profughi non è dotato di un muro di recinzione. I cani selvatici scavano e sparpagliano le ossa dappertutto. Così sono costretto a identificarle e seppellirle di nuovo. I corpi delle vittime dei trafficanti o degli stenti provocati dal 'viaggio della speranza', però, sono destinati a disperdersi se non costruiamo un muro di mattoni intorno all'area". La richiesta che viene mossa alle istituzioni internazionali più importanti e alla società civile è quella di erigere un muro, come molti altri che sono stati costruiti, per garantire il diritto a riposare in pace per coloro che di pace in vita non ne hanno trovata.