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Immigrati fuori dall'emergenza, dalle pagine della cronaca nera a quelle di politica, economia, sport, cultura

A fotografare la nuova immagine sui media è l'Associazione Carta di Roma che, a due anni dalla sua costituzione, pubblica il primo rapporto che verrà presentato lunedì 16 dicembre alla Camera dei deputati con la presidente Laura Boldrini
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ROMA - Escono dall'emergenza ed entrano nella normalità. Abbandonano il ghetto della cronaca nera e invadono le pagine della politica, dell'economia, dello sport, della cultura. Anche i loro figli fanno sempre più notizia. Eppure troppi restano ancora immersi nella palude dei vecchi stereotipi o ancorati alle bad news. Sono i nuovi italiani: i cinque milioni di immigrati che vivono e lavorano nel nostro Paese. A fotografare la loro immagine sui media è l'Associazione Carta di Roma che, a due anni dalla sua costituzione, pubblica il primo rapporto, che verrà presentato lunedì 16 dicembre alla Camera dei deputati con la presidente Laura Boldrini.

Cos'è l'Associazione Carta di Roma. L'associazione è nata nel dicembre 2011 per dare attuazione alla Carta di Roma: il codice deontologico su migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime di tratta, firmato nel giugno 2008 dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione …
ROMA - Escono dall'emergenza ed entrano nella normalità. Abbandonano il ghetto della cronaca nera e invadono le pagine della politica, dell'economia, dello sport, della cultura. Anche i loro figli fanno sempre più notizia. Eppure troppi restano ancora immersi nella palude dei vecchi stereotipi o ancorati alle bad news. Sono i nuovi italiani: i cinque milioni di immigrati che vivono e lavorano nel nostro Paese. A fotografare la loro immagine sui media è l'Associazione Carta di Roma che, a due anni dalla sua costituzione, pubblica il primo rapporto, che verrà presentato lunedì 16 dicembre alla Camera dei deputati con la presidente Laura Boldrini.

Cos'è l'Associazione Carta di Roma. L'associazione è nata nel dicembre 2011 per dare attuazione alla Carta di Roma: il codice deontologico su migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime di tratta, firmato nel giugno 2008 dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, su sollecitazione dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Fuori dal ghetto della cronaca. Nel 2012 (anno fotografato dal rapporto) crescono le notizie sull'immigrazione e l'asilo legate alla società: in particolare quelle che riguardano le questioni demografiche, il lavoro, l'economia e l'istruzione. "Nelle prime pagine dei principali quotidiani italiani  -  si legge nel rapporto  -  diminuisce il peso della cronaca, quando si parla di immigrazione, e della cronaca nera in particolare, che continua invece a incidere molto solo nei quotidiani locali dove raggiunge percentuali alte: 50% di tutte le notizie relative alla migrazione sul Corriere del Veneto, Giornale di Sicilia, Il Messaggero, Resto del Carlino, Gazzetta del Mezzogiorno (il 60% in quest'ultima testata). Sulle prime pagine dei quotidiani si discute più di cambiamenti sociali relativi alla presenza di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Italia e quindi anche nel dibattito politico diventa prevalente la discussione sulla cittadinanza ai figli di immigrati".

I figli di immigrati diventano protagonisti. Nel 2012 nei media italiani trovano sempre più spazio i figli di immigrati "analizzati anche dall'informazione televisiva attraverso storie o appelli di persone o gruppi di associazioni (L'Italia sono anch'io) e il racconto delle difficoltà che i ragazzi e le ragazze devono affrontare quotidianamente. In generale i servizi televisivi analizzati (Rai e Mediaset) si concentrano sulla biografia dei ragazzi, che legittima le loro richieste e li accomuna con i coetanei autoctoni. I figli di immigrati riescono così a conquistare un ruolo da protagonisti nelle notizie ed escono dalla trattazione passiva di destinatari d'iniziative di solidarietà. Non a caso il 13% del totale delle notizie hanno riguardato migranti minorenni e si è riscontrato un rispetto sostanziale della Carta di Treviso: documento autoregolativo della rappresentazione dei minori in ambito giornalistico".

La questione del velo. "Anche il velo - sostiene il rapporto - tramite le immagini diffuse da molti servizi, assume un significato diverso: pur simboleggiando la diversità delle nuove italiane, è indossato da giovani attive nel rivendicare i propri diritti, discostandosi dalla rappresentazione dominante che lo indica come simbolo di non italianità oltre che di oppressione e passività".

L'etnicizzazione delle notizie. Nel 32% del totale delle notizie analizzate vengono indicate una (o più) nazionalità in prima pagina. La pratica di fare riferimento a nazionalità specifiche riguarda in particolare il 59% delle notizie di cronaca nera. "La cronaca, come in parte anche alcune notizie relative alla società, rimane marcatamente "etnicizzata".  L'appartenenza nazionale, o alla comunità di origine, fornisce l'unica spiegazione e chiave di lettura dei fatti e dei dati riportati sui quotidiani".

Il razzismo. Il 42% delle notizie che riguardano il razzismo sono anche notizie di cronaca nera, a dimostrare che sono in buona parte gli atti razzisti violenti a essere presentati in prima pagina. "A questi si aggiungono un 15% di casi in cui a essere definiti razzisti (o non razzisti) sono forze politiche, singoli esponenti, o commentatori politici, nonché un 13% in cui le notizie sul razzismo sono legate al mondo del calcio".

Le donne migranti nei media. Di tutte le notizie prese a campione dalla fotografia della carta stampata, il 53% riguarda prevalentemente uomini, il 30% i due generi e solo il 17% prevalentemente donne. Non solo. Le donne straniere finiscono sui giornali quasi sempre nelle notizie di cronaca nera: sono le violenze contro le donne e i femminicidi a essere raccontati dai media. "Le immigrate sono rappresentate come vittime, sovente deboli o succubi delle tradizioni e delle famiglie patriarcali. Le violenze, i soprusi, gli omicidi compiuti da connazionali sono in prevalenza letti in chiave culturalista, attribuendo cioè alle origini culturali religiose o nazionali dei carnefici e/o delle vittime le cause dei delitti e dipingendo le culture come monolitiche, immutabili ed essenzialmente differenti".

Luci e ombre. "Sembrano superati i tempi dei "vu cumprà" sui titoli dei giornali  -  conclude il rapporto  -  anche se non siamo di fronte a un cambiamento sostanziale dei meccanismi consueti di produzione informativa, che risentono fortemente di un'inadeguata preparazione. Pur rimanendo spesso incollati alle bad news della cronaca nera o alle immagini stereotipate di facile presa, tentativi di narrazione ispirati a un diritto di cittadinanza sociale acquisito e rivendicato stanno emergendo senz'ombra di dubbio".

Contraddizioni. "L'aspetto positivo del rapporto  -  commenta Giovanni Maria Bellu, presidente dell'Associazione Carta di Roma  -  è che quando l'attenzione dell'informazione cade sulle seconde generazioni, sui compagni di scuola dei nostri figli, vengono meno molti cliché e la tipica immagine negativa e pietistica dei migranti. Al contrario, quando si racconto dei femminicidi delle donne straniere i cliché persistono con forza".