ROMA - Che fosse una macchina che non camminava si sapeva. Tutto il meccanismo di contrasto all'immigrazione irregolare, fatto di Cie, reato di clandestinità ed espulsioni, non ha mai girato a pieno regime. E ancora una volta i numeri sono lì a dimostrarlo: nelle celle delle proteste e delle bocche cucite, meno della metà dei reclusi viene effettivamente espulsa.
Il flop dei Cie. Nel 2013 sono stati 6.016 (5.431 uomini e 585 donne) i migranti trattenuti nei Cie, Centri di identificazione ed espulsione: lo riferiscono i Medici per i Diritti Umani, citando dati della polizia. Meno della metà (2.749) è stata effettivamente rimpatriata, con un tasso di efficacia (rimpatriati su trattenuti) che è inferiore del 5% rispetto all'anno precedente: 50,5% nel 2012 contro 45,7% nel 2013. Il numero complessivo dei migranti rimpatriati attraverso i Cie nel 2013 risulta essere lo 0,9% del totale degli immigrati in condizioni di irregolarità, che si stima essere presenti sul territorio italiano (294mila secondo i dati dell'Ismu al primo gennaio 2013).
Gli "inutili" 18 mesi. "I numeri - sostiene l'organizzazione - confermano da un lato l'inefficacia e l'irrilevanza dello strumento della detenzione amministrativa nel contrasto dell'immigrazione irregolare, dall'altro l'inutilità e l'irragionevolezza dell'estensione del trattenimento da 6 a 18 mesi (da giugno 2011), ai fini di un miglioramento nell'efficacia delle espulsioni". Gli operatori di Medici per i Diritti Umani hanno rilevato numerosi casi di migranti trattenuti per periodi superiori ai 12 mesi, anche in condizioni di estrema vulnerabilità e di grave disagio psichico (come a Trapani Milo e Gradisca d'Isonzo).
I Cie fantasma. Nel corso del 2013 del resto, "di fronte all'immobilità dei decisori politici, il "sistema CIE" è sembrato implodere motu proprio di fronte a inefficienza, condizioni di vita disumane, tagli ai budget di gestione. Attualmente otto centri sono stati temporaneamente chiusi a causa di danneggiamenti o problemi di gestione, mentre i cinque Cie di Torino, Roma, Bari, Trapani Milo e Caltanisetta operano con una capienza molto limitata". Per questo l'organizzazione chiede "la chiusura definitiva degli otto Cie temporaneamente non operativi e la chiusura dei cinque centri di identificazione ed espulsione ancora aperti in ragione della loro palese inadeguatezza strutturale e funzionale".
Il flop dei Cie. Nel 2013 sono stati 6.016 (5.431 uomini e 585 donne) i migranti trattenuti nei Cie, Centri di identificazione ed espulsione: lo riferiscono i Medici per i Diritti Umani, citando dati della polizia. Meno della metà (2.749) è stata effettivamente rimpatriata, con un tasso di efficacia (rimpatriati su trattenuti) che è inferiore del 5% rispetto all'anno precedente: 50,5% nel 2012 contro 45,7% nel 2013. Il numero complessivo dei migranti rimpatriati attraverso i Cie nel 2013 risulta essere lo 0,9% del totale degli immigrati in condizioni di irregolarità, che si stima essere presenti sul territorio italiano (294mila secondo i dati dell'Ismu al primo gennaio 2013).
Gli "inutili" 18 mesi. "I numeri - sostiene l'organizzazione - confermano da un lato l'inefficacia e l'irrilevanza dello strumento della detenzione amministrativa nel contrasto dell'immigrazione irregolare, dall'altro l'inutilità e l'irragionevolezza dell'estensione del trattenimento da 6 a 18 mesi (da giugno 2011), ai fini di un miglioramento nell'efficacia delle espulsioni". Gli operatori di Medici per i Diritti Umani hanno rilevato numerosi casi di migranti trattenuti per periodi superiori ai 12 mesi, anche in condizioni di estrema vulnerabilità e di grave disagio psichico (come a Trapani Milo e Gradisca d'Isonzo).
I Cie fantasma. Nel corso del 2013 del resto, "di fronte all'immobilità dei decisori politici, il "sistema CIE" è sembrato implodere motu proprio di fronte a inefficienza, condizioni di vita disumane, tagli ai budget di gestione. Attualmente otto centri sono stati temporaneamente chiusi a causa di danneggiamenti o problemi di gestione, mentre i cinque Cie di Torino, Roma, Bari, Trapani Milo e Caltanisetta operano con una capienza molto limitata". Per questo l'organizzazione chiede "la chiusura definitiva degli otto Cie temporaneamente non operativi e la chiusura dei cinque centri di identificazione ed espulsione ancora aperti in ragione della loro palese inadeguatezza strutturale e funzionale".