ROMA - Khalid Chaouki, coordinatore dell'intergruppo parlamentare immigrazione, dice che "la legge sulla cittadinanza verrà fatta entro l'anno, l'Italia è pronta". Il 26 maggio sarà un giorno decisivo per l'iter dello ius soli con l'audizione alla Camera della proposta di legge. La cittadinanza legata alla conclusione di un ciclo di studi obbligatori sembra mettere d'accordo più schieramenti politici. Uno ius culturae misurato sulla volontà di apprendimento della cultura del paese ospitante da parte del minore. Un compromesso a ritroso, rispetto alla cittadinanza ai figli di genitori stranieri legalmente residenti in Italia da almeno 5 anni, inizialmente proposta dal Pd. Lex ministro per l'Integrazione Cécile Kyenghe, ad ogni seduta parlamentare legge una lettera di un bambino senza cittadinanza; ma si ha un'idea realistica di quanti siano i minori immigrati, di come si distribuiscono e soprattutto delle difficoltà che incontrano oltre a quella della cittadinanza negata?
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Vantaggio demografico, sconfitta nell'integrazione. Gli immigrati contribuiscono in modo decisivo alla crescita della popolazione italiana, che senza di loro sarebbe in caduta libera. Secondo i dati Istat, se nel 2011 fosse stata applicata la norma della cittadinanza rilasciata ai nati in Italia da genitori stranieri, nel 2012 ci sarebbero stati 80 mila nuovi cittadini. Il numero è rilevante, eppure la gran parte delle acquisizioni di cittadinanza avviene, come è scritto nel Dossier statistico immigrazione del Centro Studi Idos, per lunga residenza (25.079 persone) o per matrimoni misti (14.744 cittadinanze prese così). Il Cento Idos, in collaborazione con l'UNAR (ufficio nazionale anti discriminazioni razziali) ha messo in evidenza come le seconde generazioni rifiutano lo status di italiani con permesso di soggiorno. Parlano in dialetto di varie parti d'Italia, si sentono italiani e la loro manifestazione critica è solo una delle funzioni strategiche per il domani della nostra società. Potrebbero contribuire, oltre che al tasso di natalità, anche a una trasformazione sociale.
Le criticità della prima accoglienza. Da gennaio ad agosto del 2013, i minori arrivati in Italia via mare sono stati 3.855 di cui 2.908 non accompagnati. Il loro primo impatto con la burocrazia italiana è rappresentato dalla procedura di identificazione. "Spesso non si conosce e non si è in grado neanche di capire l'età effettiva del migrante", afferma l'avvocato Paolo Iafrate, difensore specializzato in minori migranti e componente del Progetto Minori, Famiglia ed Immigrazione dell'Ordine degli Avvocati di Roma, nell'intervista a Repubblica. it.
Nel caso in cui il migrante possa poi fornire dei documenti che accertino la sua data di nascita, ma nel suo Paese d'origine si diventa maggiorenni ad un'età diversa da quella italiana (per esempio in Egitto sono 21 anni), allora il difensore può appellarsi all'articolo 42 della legge del 1995, riferito alla Convenzione dell'Aia, per il quale si prende come punto di riferimento la legge vigente nel Paese d'origine del migrante.
Manca la continuità nel finanziamento. Le fasi successive all'identificazione riguardano l'accompagnamento nella struttura di primissima accoglienza, visto che i minori non possono essere condotti nei CIE. Lì si trovano soli, ancora lontani dai loro genitori o parenti. Mancano una continuità del finanziamento del Fondo nazionale per l'accoglienza dei minori stranieri e un sistema organico di protezione e tutela, affinché tutti i minori vengano trattati nello stesso modo. "Per il momento ci si può avvalere però della Convenzione di New York sui diritti dei fanciulli", ricorda l'avvocato Iafrate.
L'inclusione possibile: le seconde generazioni. Sì, è vero: l'inclusione sociale delle seconde generazioni tocca la questione più generale del rapporto tra migranti e società italiana. Sì, è vero: esiste una dicotomia per la quale la seconda generazione di migranti, pur crescendo in Italia, si sente "straniera". Ma è anche un dato oggettivo che le seconde generazioni riescano a sviluppare meglio un'identità transnazionale e a favorire poi un'integrazione a catena. Sono i nati nella globalizzazione, gli appartenenti alla galassia plurale, i dinamici che si nutrono quotidianamente di interculturalità. A scuola, nello sport, con gli amici della stessa età, attraverso questo ciclo di vita sono in grado di assimilare la condivisione con la società d'accoglienza, senza perdere il loro contesto d'origine. Queste sono le generazioni sulle quali l'Italia deve puntare, in un mondo in cui l'immigrazione è un fenomeno ormai strutturale.