ROMA - Lavorano sempre di più, guadagnano sempre di meno. Sono le badanti d'Italia: l'esercito di donne attivo nel mondo opaco dell'assistenza alle persone. Chi sono? Cosa fanno? Quanto guadagnano?
La ricerca Acli. "Viaggio nel lavoro di cura" è un'indagine promossa da Acli Colf e Patronato Acli per comprendere le trasformazioni del lavoro domestico in Italia negli anni della crisi economica. Sono state contattate 837 lavoratrici, residenti in 177 comuni, attive nel settore dell'assistenza alle persone: le cosiddette "badanti". Un campione composto per la quasi totalità (94%) da donne. In generale, il profilo socio-demografico della badante è: donna matura, proveniente dall'Est-Europa, con un titolo di studio mediamente alto, spesso una laurea, che abita nella casa della persona che assiste.
"Ai limiti dello sfruttamento". Le badanti hanno ritmi di lavoro molto sostenuti: in media lavorano nove ore al giorno per sei giorni alla settimana. Ci sono anche lavoratrici che dichiarano di lavorare sette giorni su sette (11,8%). Le badanti che dichiarano di lavorare 60 ore o più a settimana sono il 34,4%. Il 64,6% fa un numero di ore superiore al massimo previsto dal contratto nazionale di lavoro (54 ore settimanali per una lavoratrice assunta full time): in pratica, due lavoratrici su tre lavorano più del massimo previsto dalla legge. Nel 76,5% dei casi il rapporto di lavoro è regolato da un contratto scritto, ma il 51,1% delle intervistate dichiara un qualche livello di irregolarità contributiva, con il 15% che afferma di non aver ricevuto nessun versamento contributivo. Orari di lavoro lunghi, difficoltà a contrattualizzare il rapporto, mancata contribuzione previdenziale sono le spie di una condizione lavorativa che, nei casi più estremi, può arrivare a connotarsi in termini di sfruttamento.
Quanto guadagnano? In media le badanti guadagnano 800 euro al mese, risultato di una retribuzione oraria di 4 euro: nel 2007, era di 6 euro l'ora. In pratica, per mantenere un livello retributivo minimamente soddisfacente le badanti lavorano di più, abbassando il proprio costo orario. La formula è: più lavoro, per lo stesso stipendio. A livello territoriale, ci sono differenze significative: se nel Centro-Nord la retribuzione media è di 4,20 euro, nel Meridione si scende a 2,70. Proiettando su un orario di 54 ore settimanali i due dati, si ottiene un gap salariale fortissimo: poco più di 900 euro per le lavoratrici del Centro-Nord, 540 euro per le meridionali. Scendendo lo stivale in pratica si perde circa il 40% del salario.
Il rebus assistenziale. Le badanti intervistate assistono per lo più persone non autosufficienti dal punto di vista fisico e mentale (42,4%): solo il 19,1% lavora per persone completamente autosufficienti. In altre parole, le intervistate si fanno carico di assistere quelle persone che, per le famiglie, rappresentano un vero "rebus assistenziale" poiché hanno bisogni di cura complessi e costanti. Un dato fondamentale per comprendere la situazione lavorativa delle badanti è il supporto di altre figure come assistenti domiciliari, infermieri, assistenti sociali. Ebbene, il 60% delle lavoratrici afferma di occuparsi completamente da sola dell'assistenza. Il dato restituisce uno scenario preoccupante: le badanti che assistono persone con gravi problemi psico-fisici, in un caso su due, sono sole.
Insonnia e depressione. Fare la badante è, dunque, un lavoro logorante che influisce sulla salute della lavoratrice, soprattutto quando è condotto con ritmi di lavoro così serrati. C'è anche un logoramento psicologico: il 39,4% soffre di insonnia, mentre il 33,9% delle donne intervistate afferma di soffrire di ansia o depressione. Bisogna aggiungere che una badante su tre, nell'ultimo anno, non è mai andata da un medico a controllare il proprio stato di salute, tra le under35 il dato sale al 44,2%.
La parola "badante". Sebbene, a causa della crisi, la redditività del lavoro si sia ridotta, l'auto-percezione della professione resta positiva: l'81,6% delle donne intervistate non ha remore nel dire a chiunque di fare la badante, mentre il 59,5% è dell'opinione che "badante" sia il termine migliore per descrivere il lavoro che fa. Un'espressione per anni considerata squalificante trova dunque l'approvazione della maggioranza delle lavoratrici.