ROMA - Non solo assistenza medica, ma anche informazioni legali e soprattutto un presidio sociale. A Crotone dal 30 giugno nasce un nuovo poliambulatorio rivolto alle persone più povere della città, con un focus sui migranti che restano fuori dai meccanismi "istituzionalizzati", ma anche agli italiani. A metterlo in piedi è Intersos, Ong impegnata da vent'anni sui fronti esteri, accanto alle popolazioni più povere o impoverite da guerre e carestie, che ha deciso di includere nel suo raggio di azione anche l'Italia.
La città di Pitagora. E' Pino De Lucia della Cooperativa Agorà, uno dei partner di Intersos in questa avventura, a raccontare perché la sua città, Crotone, è il posto giusto. Intanto un po' di storia: "Crotone è la città di Pitagora - ricorda De Lucia - nel 500 Avanti Cristo aveva 400 mila abitanti, mica come ora che e ne ha 60 mila. Adesso è una delle province più povere d'Italia, ma in passato è stato il polo industriale del Mezzogiorno. Poi tutto è finito, le industrie se ne sono andate lasciando disoccupazione e inquinamento". Intanto il mondo cambiava e l'Italia diventava la porta verso l'Europa per i sud del mondo. A Crotone arrivavano i migranti, e presto il più grande centro di detenzione - affiancato anche da un centro per richiedenti asilo (oggi si chiamano Cara): il Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto. Praticamente una tendopoli, dove potevano essere ospitate fino a 1.500 persone. Poi il Cie fu chiuso, e i centri per richiedenti asilo acquisirono gli standard richiesti dall'Unione europea. Tra i quali, la possibilità di uscire e condurre una vita non reclusa per gli asilanti residenti nei Cara fino al riconoscimento del loro status giuridico.
Convivenze difficili. "Quello fu un passaggio importante - dice De Lucia - ma anche difficile per la città: la presenza dei migranti è molto alta. E un conto è la condizione di chi risiede nel Cara o nelle sedi dello Sprar (i centri dedicati a chi ha lo status di rifugiato il permesso umanitario, ndr). Un conto quella delle centinaia di immigrati costretti ogni anno a tornare a Crotone per rinnovare il loro permesso umanitario". Arrivano. Non hanno né soldi né casa. Dormono alla stazione, o per strada. Ma di servizi non ce ne sono. Manca persino un bagno pubblico. La miscela è esplosiva: capitano episodi di intolleranza, si sente che il clima cambia. Anche perché, nel frattempo, la crisi economica aggredisce pure gli italiani, che devono far fronte alla perdita del lavoro e a un progressivo taglio dei servizi sociali.
Un ambulatorio per tutti. Un meccanismo micidiale, che non riguarda solo Crotone. "L'anno scorso Intersos ha compiuto 20 anni e ci siamo chiesti: se fossimo nati oggi, avremmo scelto l'Italia come uno dei nostri luoghi di intervento? La risposta è sì", dice il direttore generale di Intersos, Marco Rotelli. Deciso che anche l'Italia ha bisogno ormai di un intervento "di sostegno", come è sua tradizione la ong ha prima di tutto cercato di fare rete con chi sul territorio c'è già, e opera bene, spesso con pochi soldi ma tanta esperienza. E' nata così la collaborazione con Agorà - che da anni "presidia" il territorio, dovendosela vedere anche con la 'ndrangheta che ha colpito la coop con ben quattro attentati. Ma anche con Auser, Baobab, Lilt e Kroton Community. E anche con le istituzioni, visto che l'Azienda sanitaria provinciale ha stretto un protocollo di collaborazione con il nuovo poliambulatorio. Ed ecco che in quella provincia povera e forse un po' incattivita dalle difficoltà, è affiorata una comunità vivace e subito pronta a mettersi al servizio di un progetto positivo: sono già 10 i medici che hanno aderito, e che faranno i volontari. La sede è stata messa a disposizione gratuitamente C'è un ambulanza che permetterà di creare anche una "clinica mobile" cosicché luoghi di intervento saranno anche i centri Sprar.
Due giorni alla settimana (per ora). Il progetto si chiama Mesoghios, che in greco vuol dire Mediterraneo. L'ambulatorio si trova in via Botteghelli 18, proprio davanti alla stazione. L'obiettivo, spiega Marica Guiducci di Auser: "è che i migranti e gli utenti dell'ambulatorio possano con il tempo partecipare alla sua gestione e alla sua crescita". Per ora aprirà il martedì e il giovedì, di pomeriggio. Ma l'intenzione ovviamente è di implementare il servizio. "Per noi questo progetto è come quello dell'ospedale in Somalia, che aprimmo venti anni fa e da cui è nata Intersos con tutta la sua attività in giro per il mondo", dice Cesare Fermi, direttore della Comunicazione della ong. Vedremo cosa succederà con "missione Italia".
La città di Pitagora. E' Pino De Lucia della Cooperativa Agorà, uno dei partner di Intersos in questa avventura, a raccontare perché la sua città, Crotone, è il posto giusto. Intanto un po' di storia: "Crotone è la città di Pitagora - ricorda De Lucia - nel 500 Avanti Cristo aveva 400 mila abitanti, mica come ora che e ne ha 60 mila. Adesso è una delle province più povere d'Italia, ma in passato è stato il polo industriale del Mezzogiorno. Poi tutto è finito, le industrie se ne sono andate lasciando disoccupazione e inquinamento". Intanto il mondo cambiava e l'Italia diventava la porta verso l'Europa per i sud del mondo. A Crotone arrivavano i migranti, e presto il più grande centro di detenzione - affiancato anche da un centro per richiedenti asilo (oggi si chiamano Cara): il Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto. Praticamente una tendopoli, dove potevano essere ospitate fino a 1.500 persone. Poi il Cie fu chiuso, e i centri per richiedenti asilo acquisirono gli standard richiesti dall'Unione europea. Tra i quali, la possibilità di uscire e condurre una vita non reclusa per gli asilanti residenti nei Cara fino al riconoscimento del loro status giuridico.
Convivenze difficili. "Quello fu un passaggio importante - dice De Lucia - ma anche difficile per la città: la presenza dei migranti è molto alta. E un conto è la condizione di chi risiede nel Cara o nelle sedi dello Sprar (i centri dedicati a chi ha lo status di rifugiato il permesso umanitario, ndr). Un conto quella delle centinaia di immigrati costretti ogni anno a tornare a Crotone per rinnovare il loro permesso umanitario". Arrivano. Non hanno né soldi né casa. Dormono alla stazione, o per strada. Ma di servizi non ce ne sono. Manca persino un bagno pubblico. La miscela è esplosiva: capitano episodi di intolleranza, si sente che il clima cambia. Anche perché, nel frattempo, la crisi economica aggredisce pure gli italiani, che devono far fronte alla perdita del lavoro e a un progressivo taglio dei servizi sociali.
Un ambulatorio per tutti. Un meccanismo micidiale, che non riguarda solo Crotone. "L'anno scorso Intersos ha compiuto 20 anni e ci siamo chiesti: se fossimo nati oggi, avremmo scelto l'Italia come uno dei nostri luoghi di intervento? La risposta è sì", dice il direttore generale di Intersos, Marco Rotelli. Deciso che anche l'Italia ha bisogno ormai di un intervento "di sostegno", come è sua tradizione la ong ha prima di tutto cercato di fare rete con chi sul territorio c'è già, e opera bene, spesso con pochi soldi ma tanta esperienza. E' nata così la collaborazione con Agorà - che da anni "presidia" il territorio, dovendosela vedere anche con la 'ndrangheta che ha colpito la coop con ben quattro attentati. Ma anche con Auser, Baobab, Lilt e Kroton Community. E anche con le istituzioni, visto che l'Azienda sanitaria provinciale ha stretto un protocollo di collaborazione con il nuovo poliambulatorio. Ed ecco che in quella provincia povera e forse un po' incattivita dalle difficoltà, è affiorata una comunità vivace e subito pronta a mettersi al servizio di un progetto positivo: sono già 10 i medici che hanno aderito, e che faranno i volontari. La sede è stata messa a disposizione gratuitamente C'è un ambulanza che permetterà di creare anche una "clinica mobile" cosicché luoghi di intervento saranno anche i centri Sprar.
Due giorni alla settimana (per ora). Il progetto si chiama Mesoghios, che in greco vuol dire Mediterraneo. L'ambulatorio si trova in via Botteghelli 18, proprio davanti alla stazione. L'obiettivo, spiega Marica Guiducci di Auser: "è che i migranti e gli utenti dell'ambulatorio possano con il tempo partecipare alla sua gestione e alla sua crescita". Per ora aprirà il martedì e il giovedì, di pomeriggio. Ma l'intenzione ovviamente è di implementare il servizio. "Per noi questo progetto è come quello dell'ospedale in Somalia, che aprimmo venti anni fa e da cui è nata Intersos con tutta la sua attività in giro per il mondo", dice Cesare Fermi, direttore della Comunicazione della ong. Vedremo cosa succederà con "missione Italia".