ROMA - "Allarme sbarchi". "Emergenza rifugiati". "Accoglienza in tilt". Tutti sanno che l'Italia sta affrontando in questi mesi un'ondata imponente di profughi. Ma non tutti sanno che i numeri, che il nostro Paese sta affrontando, impallidiscono se paragonati con quanto avviene altrove. Anche se - va aggiunto per chiarezza - le modalità di arrivo del flusso migratorio sulle coste italiane costringe il nostro sistema di salvataggio in mare e d'accoglienza a sforzi diversi e maggiori, rispetto a quelli imposti ad altri paesi europei dove i migranti arrivano via terra o per via aerea.
L'ondata di arrivi. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha aggiornato il numero di persone sbarcate nel nostro Paese: "Dall'inizio dell'anno sono arrivati in Italia circa 64mila migranti sia nell'ambito dell'operazione Mare nostrum, sia con altre modalità, nel corso di 395 eventi di sbarco". E l'Unhcr stima che siano circa 500 i migranti e rifugiati morti nel Mediterraneo dall'inizio del 2014.
Un'invasione? "Non si può certo parlare di invasione - scrive l'OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) - 50.000 arrivi, anche se diventassero il doppio, rappresentano certamente un numero importante, ma non eccezionale per un Paese di 60 milioni di abitanti, anche rispetto a quanto già accade in altri Paesi europei, come in Germania (126.000 richieste d'asilo nel 2013) e in Francia (65.000). Numeri che poi diventano quasi residuali se paragonati a quanto accade in Paesi extra Ue: ad esempio il Libano, Paese di 4 milioni di abitanti, ospita 1 milione di rifugiati siriani".
Uno sguardo al di là del mare. Di ritorno proprio da una missione clinico-scientifica in Libano, Aldo Morrone, direttore della Struttura complessa di medicina preventiva delle migrazioni dell'istituto San Gallicano di Roma, racconta a Repubblica.it le condizioni di vita e di salute dei rifugiati siriani in Libano.