MILANO - Il verdetto della Camera di Commercio di Milano è chiaro: "L'economia milanese tiene anche grazie agli stranieri". Lo si ricava dai numeri delle imprese attive nel capoluogo lombardo, confrontando i dati del secondo trimestre 2014 con quelli del 2013. Oggi sono 38mila le imprese milanesi con titolare straniero, passate sul totale dal 12,4% di un anno fa al 13,2% di quest'estate. Considerando solo le nuove attività aperte nel 2014, sono aumentate di 2mila unità; di queste, 600 grazie agli stranieri (+7,4% rispetto alle non italiane dell'anno precedente).
Il "Cumenda" Mohamed. E il ragionamento non cambia allungando la prospettiva: in dieci anni gli imprenditori stranieri sono raddoppiati nell'intera Lombardia, passando da 35mila a oltre 68mila. Del resto, come si chiama il piccolo imprenditore "tipo" milanese, il "Cumenda"? Mohamed. Sempre secondo la Camera di Commercio, per la prima volta nel 2013 un nome straniero, che ha scalzato Giuseppe, è quello più diffuso tra i piccoli imprenditori.
Egiziani in maggioranza. Quali sono le nazionalità più rappresentate tra i titolari? Egiziani (6.180, 21,3% del totale), cinesi (4.604, 15,8%), marocchini e rumeni (circa 2.400 ciascuno), ma in un anno crescono soprattutto gli imprenditori provenienti da Siria (+30,7%) e Bangladesh (+28,4%).
E in quali settori? Se costruzioni, servizi di supporto alle imprese e ristorazione sono quelli in cui gli imprenditori stranieri pesano in media con circa un'attività su cinque, le imprese straniere sono ormai la maggioranza nel commercio ambulante di prodotti vari (75,4%) e di tessili e abbigliamento (65,4%), nella fabbricazione di tappeti (58,3%), nei lavori di finitura edifici (54,8%) e intonacatura (51,4%), nei servizi di pulizia (53,2%); percentuali alte anche per attività postali e di corriere (40,8%) e interpretariato (36,5%). E se i settori tradizionali degli stranieri tra 2013 e 2014 continuano a crescere (+12,3% il commercio, +7,5% la ristorazione, +11,1% i servizi alle imprese), le imprese straniere aumentano in particolare nel settore delle attività artistiche e divertimento (+15,3%) e nei servizi alla persona (+14,8%).
L'italo-cinese nel direttivo di Confartigianato. Non è sorpreso di questi dati Francesco Wu, che a 33 anni è presidente dell'Unione Imprenditori Italia Cina (Uiic) e siede nel direttivo della Confartigianato Alto Milanese. "Gli stranieri - dice - sono persone che nella loro vita hanno rischiato parecchio con l'immigrazione e sono quindi più propensi al rischio, che è un ingrediente importante dello spirito imprenditoriale". Talvolta poi, "hanno un titolo di studio non spendibile sul mercato del lavoro italiano e quindi la cosa migliore per mettere a frutto i propri talenti è sperimentarsi mettendosi in proprio".
Lo spirito degli anni del boom economico. Negli immigrati e i loro figli, l'imprenditore italocinese rivede "lo spirito degli anni '50-60, quelli della ripresa, che il presidente Napolitano ha invitato a ritrovare per risollevarsi dalla crisi economica". Questa voglia di crescita che caratterizza molti immigrati, Francesco può vederla nella sua storia: arrivato dalla Cina a 8 anni a Milano, dopo la laurea in Ingegneria ha lavorato per aziende elettromeccaniche, ha poi rilevato con il fratello un ristorante di cucina italiana a Legnano (MI) e ha una carica importante nell'associazione di categoria.