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Razzismo, la tolleranza zero nel calcio funziona. Orac: "Ma ora le norme sono state cancellate"

Nella stagione 2013-14 sono stati 30 gli episodi nei campionati professionisti, la metà rispetto all'anno precedente. Ma nelle serie minori la situazione resta grave
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ROMA -
Dai "buu" alle banane tirate in campo, il razzismo è difficile da estirpare nel calcio. La "tolleranza zero" portata avanti dalla Figc dal giugno dello scorso anno è stata spazzata via a luglio. Le nuove norme erano state varate, nel giugno 2013, dopo i cori contri il giocatore del Milan, Kevin Prince Boateng. Eliminate la chiusura degli stadi per discriminazione razziale e territoriale, si ritorna alla semplice ammenda. "Un fatto inspiegabile - ragiona Mauro Valeri dell'Osservatorio sul razzismo e l'antirazzismo sul Calcio (Orac) - perché quella politica stava funzionando".


I dati parlano chiaro. Secondo il rapporto annuale dell'Orac, nel 2013-14 gli episodi di discriminazione razziale dentro gli stadi italiani nei campionati professionistici sono stati 30, l'anno precedente più del doppio, 61. "Il problema è che non si ragiona con i numeri. Molto probabilmente si è ceduto alle pressioni delle squadre…

ROMA -
Dai "buu" alle banane tirate in campo, il razzismo è difficile da estirpare nel calcio. La "tolleranza zero" portata avanti dalla Figc dal giugno dello scorso anno è stata spazzata via a luglio. Le nuove norme erano state varate, nel giugno 2013, dopo i cori contri il giocatore del Milan, Kevin Prince Boateng. Eliminate la chiusura degli stadi per discriminazione razziale e territoriale, si ritorna alla semplice ammenda. "Un fatto inspiegabile - ragiona Mauro Valeri dell'Osservatorio sul razzismo e l'antirazzismo sul Calcio (Orac) - perché quella politica stava funzionando".


I dati parlano chiaro. Secondo il rapporto annuale dell'Orac, nel 2013-14 gli episodi di discriminazione razziale dentro gli stadi italiani nei campionati professionistici sono stati 30, l'anno precedente più del doppio, 61. "Il problema è che non si ragiona con i numeri. Molto probabilmente si è ceduto alle pressioni delle squadre italiane che mal digerivano le nuove norme", aggiunge Valeri. Il rapporto dell'Orac fotografa il volto più grigio del calcio italiano. Nel corso della scorsa stagione sono stati censiti 118 episodi, di cui 84 di discriminazione razziale e 34 di discriminazione territoriale. Complessivamente sono stati chiusi settori degli stadi per 21 partite. In serie A ci sono stati 35 casi (15 di discriminazione razziale e 20 di discriminazione territoriale).

Vittime anche gli arbitri.
Ma se nelle serie maggiori c'è una diminuzione del fenomeno, tra i dilettanti il problema c'è ed è forte. Qui sono stati registrati 84 episodi. "Proprio in questi campionati è maggiore il numero di calciatori stranieri o d'origine straniera, molti dei quali - spiega Valeri - residenti da anni in Italia, per questo va tenuta alta l'attenzione su queste serie". Dei 55 casi di razzismo, 13 non sono stati puniti dal giudice. 14, invece, sono stati i casi di razzismo in campo, puniti, quasi sempre con 10 giornate di squalifica. Nel mirino non finiscono solo i giocatori: sono ben 8 i casi in cui a essere insultati per il colore della pelle o per l'etnia sono gli arbitri. "Non bisogna arretrare su questa tema, è necessario puntare soprattutto sui campi in cui giocano i giovani" è l'auspicio di Valeri.