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Invisibili, lavorano in nero e trattati come un problema di ordine pubblico

Lo stato delle cose in Italia tuttora governate dalla legge Bossi-Fini. Più di 300 mila persone da far emergere per sottrarli dal rischio criminalità e per far pagar loro le tasse

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ROMA - Sono invisibili alla legge, lavorano in nero, vivono nella paura dell'espulsione. Sono gli irregolari: un esercito che in Italia cresce all'ombra della Bossi-Fini. Nel nostro Paese circolano oggi oltre 5 milioni di immigrati: quasi tutti con i documenti in regola. La componente irregolare è ai minimi storici: 6% del totale, pari a circa 300mila persone. Farle uscire allo scoperto potrebbe avere due effetti collaterali: sottrarle ai richiami della criminalità, far pagar loro le tasse. Ma nell'Italia della Bossi-Fini, degli scontri di Tor Sapienza e della riscossa leghista, la parola "sanatoria" pare ormai archiviata.

C'è ancora la logica della Bossi-Fini. Sul banco degli imputati siede da 12 anni la Bossi-Fini, legge che guarda all'immigrazione solo attraverso le lenti deformi dell'ordine pubblico. In sostanza, lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro. E così se perdi il posto, perdi anche i documenti ed entri in clandestinità. Una legge dal volto severo, che non ha mai scoraggiato le ondate di ingressi irregolari, ma ha dissuaso i flussi di immigrati qualificati. Da anni si parla della sua abolizione o almeno di un "tagliando". Nulla di fatto. Solo grazie alle sentenze dei tribunali ordinari e della Consulta, sono caduti alcuni dei pezzi più discriminatori del suo impianto.

Stesso discorso per la cittadinanza. Impelagata tra ius soli temperato e ius culturae, la riforma è ferma da anni nei cassetti delle Commissioni parlamentari competenti. Come si diventa oggi italiani? In attesa della riforma più volte annunciata, la nostra legge sulla cittadinanza resta ferma al '92. Per ottenere il documento italiano ci sono due strade. La prima si chiama "naturalizzazione": l'immigrato deve dimostrare una residenza ininterrotta di dieci anni e un reddito minimo. La seconda è sposare un italiano, o un'italiana. Per chi è nato qui da genitori stranieri, le cose non migliorano, anzi: il richiedente deve aspettare la maggiore età per poter presentare domanda, quindi dimostrare una residenza senza interruzioni fino ai 18 anni. Infine, ha solo un anno di tempo (fino al compimento dei 19 anni) per consegnare la domanda. Ed è così che resta alla porta un esercito di "nuovi italiani".