Mondo Solidale

Profughi afgani, un posto dove riprendere fiato è al "Centro notturno A28"

La struttura aperta da Intersos, Save the Children e Civico Zero a Roma. Qui i minorenni trovano un letto e un pasto caldo, e altri ragazzi con storie di viaggi incredibili, che durano anche anni. Dall'Afghanistan all'Europa: a piedi, stipati sui gommoni, nascosti nei tir, per inseguire un sogno

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ROMA
- Quando è partito dalla provincia afgana di Ghazni, Hamid aveva 13 anni e ne ha impiegati tre per arrivare in Italia. Il suo sogno è la Svezia ed ogni suo pensiero va alla madre e ai fratelli più piccoli. È toccato a lui, primogenito e orfano di padre (ucciso da un ordigno), intraprendere un lungo e pericoloso viaggio verso l'Europa, per dare a se stesso e alla propria famiglia una vita migliore e al sicuro. Almeno, è quello che sperano lui e gli altri minorenni afgani incontrati nel Centro notturno A28, a Roma, aperto da Intersos nel 2011. "Qui possono riprendere fiato, riposarsi e decidere, senza alcuna costrizione, se continuare o meno il viaggio", spiega il responsabile Lodovico Mariani.
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Il viaggio di Hamid verso l'Europa. L'Iran di solito è la prima tappa di questo viaggio intrapreso da centinaia di adolescenti afgani. Fuggono dalla guerra e dalla miseria, dalla mancanza di lavoro e di ogni possibile opportunità di studio. Si affidano ai trafficanti per attraversare i confini e ad ogni tappa devono pagare. "Per arrivare in Italia ho speso tra gli 8.000 e i 9.000 dollari (7.000-7.800 euro). Mia madre mi ha aiutato chiedendo soldi in prestito. Adesso mi servono 1.500 euro per arrivare in Svezia, dove è più semplice per i minorenni ottenere lo status di rifugiato e ricongiungersi con i familiari", racconta Hamid. La vita da clandestino in Iran è dura. Si lavora in nero e sottopagati e per i minorenni gli stipendi sono ancora più bassi. Dopo un anno trascorso da aiuto cuoco in una miniera a Yazd, Hamid è riuscito a raccogliere i soldi necessari per proseguire il suo viaggio. Dall'Iran è andato in Turchia, attraversando a piedi le montagne innevate. Poi è arrivato ad Istanbul, la città da cui si salpa per raggiungere le coste greche.

Dalla Turchia alla Grecia, stipati sui gommoni. È una delle tratte più difficili del viaggio e di solito i migranti devono fare più di un tentativo prima di riuscire ad arrivare sulle coste elleniche, evitando la sicurezza turca e la guardia costiera greca. "La prima volta eravamo almeno quaranta persone stipate sul gommone", racconta Hamid, "C'erano anche famiglie. Qualcuno ha fatto rumore e la polizia ci ha scoperti. Sono finito in un centro di accoglienza, che però era una vera prigione. Ho pagato per uscire. Solo dopo diversi tentativi sono riuscito ad arrivare in Grecia". Abbas, un altro ragazzo afgano ospite del Centro A28, ha raccontato di come il passaggio dalla Turchia alla Grecia sia stato il più rischioso: "Quando ci siamo avvicinati alle coste greche siamo stati fermati dalla guardia costiera. Ci ha tolto il carburante e il motore, li ha buttati in mare, e ci ha rimorchiati vicino alle coste turche. Eravamo in balia delle onde".

Il difficile passaggio in Grecia. L'approdo in Grecia non mette fine alle sofferenze di questi giovani migranti che non trovano un sistema di accoglienza adeguato, che i tuteli. Lo conferma un recente rapporto dell'Unhcr, che raccomanda di non rinviare i richiedenti asilo in Grecia, perché alle difficoltà di accesso alla procedura di asilo si somma il rischio di detenzioni arbitrarie. I meccanismi di identificazione sono insufficienti e le prospettive di integrazione scarse. Ma sono pochi i migranti che scelgono la Grecia. I giovani afgani si nascondono nei tir, nelle celle frigorifere, nelle intercapedini per attraversare lo Jonio. È così che muoiono tanti di loro.

Un giaciglio per la notte. Approdano in Italia e si rendono invisibili, perché anche il nostro Paese è soltanto una tappa del viaggio che, se va bene, si concluderà in una nazione nordeuropea. Decine di minorenni che non vogliono farsi identificare vivono in strada, in una condizione di rischio. A volte in tasca hanno fogli di espulsione in cui sono indentificati come maggiorenni, rilasciati senza la presenza di interpreti, in base a valutazioni "ad occhio" degli agenti. Quando si incontrano nel Centro A 28 si scambiano i racconti dei loro incredibili viaggi. Mostrano sulle mappe le rotte della migrazione e raccontano dei compagni di viaggio che non ce l'hanno fatta. Dei parchi, dei prefabbricati e dei tendoni dove hanno trascorso tante notti. "Qui possono passare la notte puliti in un letto", dice Mariani. "Possono prendere decisioni non in condizioni di pericolo, di sfruttamento o di estrema stanchezza. Per questo pensiamo che A 28 sia la risposta a un bisogno umanitario. Per  Intersos è anche la continuazione del lavoro che facciamo con i minori in Afghanistan".