Mondo Solidale

Tunisia, come aiutare gli aspiranti immigrati del Magreb ad arrivare in Italia

Evitare le rotte della morte. È lo scopo del progetto Iprit (finanziato dal Viminale e condotto dal centro studi Idos): una gestione nuova dei flussi migratori, con la collaborazione di due Paesi, come Tunisia e Marocco, che vantano oltre mezzo milione di soggiornanti in Italia. Aiutare tunisini e marocchini che intendono emigrare in Italia con la formazione di 25 operatori in ciascun Paese che potranno assistere quanti vogliono venire nel nostro Paese

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ROMA  -  Si possono evitare sbarchi e rotte della morte? È quanto ambisce a fare il progetto Iprit (finanziato dal Viminale e condotto dal centro studi Idos): una gestione nuova dei flussi migratori, con la collaborazione di due Paesi, come Tunisia e Marocco, che vantano oltre mezzo milione di soggiornanti in Italia.

II progetto Iprit. Il progetto si propone di aiutare tunisini e marocchini che intendono emigrare in Italia e si concretizza nella formazione di 25 operatori in ciascun Paese che, una volta formati, potranno assistere quanti vogliono venire nel nostro Paese. Il progetto oggi farà tappa a Tunisi con una delegazione italiana.

I "tunisini d'Italia". L'Italia è il secondo Paese europeo per numero di tunisini dopo la Francia (122.000 rispetto a 191.000). La loro tendenza all'insediamento stabile viene confermata dall'elevata incidenza di titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo (pari ai due terzi dei soggiornanti tunisini, con 10 punti percentuali in più rispetto alla media). Le regioni Emilia-Romagna e Lombardia detengono, ciascuna, un quinto delle presenze.

Giovani e minori. Si tratta di una popolazione giovane, che ha un'età media al di sotto dei 30 anni e per circa un terzo (31%) è costituita da minori. Circa 2.000 sono i nuovi nati tunisini registrati ogni anno in Italia. La pesca e l'agricoltura restano i settore che più caratterizzano questa collettività.

La Primavera araba. Nel 2011, l'inizio della "Primavera araba" e il flusso imponente sulle coste italiane di uomini in fuga dai tumulti (sono entrati in Italia 19.638 tunisini) hanno determinato una situazione d'emergenza, a cui si è fatto fronte con il rilascio di permessi di soggiorno per asilo e motivi umanitari: ben 42.672 (di cui il 27,3% a cittadini tunisini).

Un passo indietro. Dopo l'indipendenza della Tunisia nel 1956, la mancanza di occupazione ha provocato consistenti flussi migratori verso l'Europa e specialmente verso la Francia. In Italia, alla fine degli anni '60, i primi arrivi sono stati quelli dei pescatori nella flotta di Mazara del Vallo, dove nel 1981 è stata creata la prima scuola tunisina istituita in Europa. Successivamente, la restrizione degli ingressi in Francia e nel Nord Europa ha favorito la rotta verso l'Italia, contando qui per l'accoglienza sulla disponibilità di una rete di parenti e amici.