FEZ - La gare du Fez, è qui che vivono segregati. Lo sguardo alienato tra cumuli di spazzatura. Stanchi delle telecamere e dell'abbandono. Almeno 300 migranti, divisi per etnie, sopravvivono a pochi centinaia di metri dalla stazione del treno della città marocchina di Fez, dove ogni giorno decine di turisti arrivano per visitare l'antica medina. Sono in centinaia, tutti d'origine sub-sahariana. Nell'accampamento della gare, come viene riconosciuto in gergo, hanno organizzato una vera e propria comunità, dove cibo, musica e dialetto sono quelli del paese d'origine. Sono partiti dai quartieri delle grandi città del Cameron, ma anche dalla Nigeria, dal Senegal e dal Mali, paesi che negli ultimi anni sono diventati il serbatoio di migliaia di giovani migranti che decidono di partire all'avventura.
Il Marocco è diventato una tappa obbligatoria. Vicinanza geografica con l'Europa, stabilità politica favorevole e snodo centrale delle rotte migratorie che attraversano il Mediterraneo sono gli elementi che attirano in Marocco i migranti sub-sahariani, alcuni dei quali, come senegalesi e guineani, possono entrare senza bisogno del visto. Negli ultimi mesi però, i flussi migratori nel regno stanno cambiando, i percorsi e i metodi di migrazione sono notevolmente mutati e si sono lentamente diversificati. Pioniere a livello regionale, il Marocco, dopo l'ultima campagna di regolarizzazione, dove 18 mila stranieri hanno passato la sanatoria, ha iniziato lentamente a muoversi verso una nuova agenda in tema di politica migratoria. La strategia è di favorire canali legali e continuare la lotta contro i l'immigrazione irregolare.
Una politica della tolleranza. L'accampamento di Fez esiste già da diversi anni, ma con le ultime retate nel nord del Marocco, il traffico quotidiano di refoulé è abbondante. I migranti arrestati nelle retate nei pressi di Nador e Selouane vengono respinti senza criterio nelle varie città del Regno: Fez, Meknes, Taza, Oujda e Rabat. Freddy, Hassan, Omar, sono alcuni dei giovani migranti dell'accampamento della stazione del treno. Ricordano i giorni in cui vivevano ai piedi di Melilla, nell'accampamento del monte Gourugu. Raccontano: "Questo è il nuovo Gourugu, ma qui è free." È più semplice sopravvivere alla gare. "La polizia non distrugge le tende e ci lascia tranquilli": una politica della tolleranza che ha permesso a 300/400 persone di accamparsi negli ultimi mesi. Ognuno ha il suo bunker - un rifugio di teli di plastica e coperte improvvisate.
Esclusi dalla politica di regolarizzazione. La maggior parte dei migranti dell'accampamento di Fes non è entrata nel processo di regolarizzazione per mancanza di requisiti. Alcuni invece, come Hermann e Nkwenken, studenti dell'università di Duala, sono arrivati in Marocco solo da qualche mese. Tutti hanno lasciato famiglie, figli e mogli nel paese d'origine e hanno ben chiaro il loro obiettivo: entrare in Europa attraverso il Mediterraneo.
Accesso all'Europa solo via mare. Ora che l'Enclave di Melilla è controllata e protetta da una quarta barriera di lame e filo spinato, costruita e rinforzata dal Marocco, i salti massivi alla fortezza Europea diventano sempre meno frequenti. L'unica possibilità per attraversare i 15 chilometri di frontiera naturale che separa il Marocco dell'Europa, rimane lo Zodiac. Da Tanger a Nador, le città marocchine affacciate sul mediterraneo sono la nuova metà estiva per i migranti che tentano di attraversare lo stretto via mare. Il tentativo di entrare in Europa diventa sempre più rischioso.
Il Marocco è diventato una tappa obbligatoria. Vicinanza geografica con l'Europa, stabilità politica favorevole e snodo centrale delle rotte migratorie che attraversano il Mediterraneo sono gli elementi che attirano in Marocco i migranti sub-sahariani, alcuni dei quali, come senegalesi e guineani, possono entrare senza bisogno del visto. Negli ultimi mesi però, i flussi migratori nel regno stanno cambiando, i percorsi e i metodi di migrazione sono notevolmente mutati e si sono lentamente diversificati. Pioniere a livello regionale, il Marocco, dopo l'ultima campagna di regolarizzazione, dove 18 mila stranieri hanno passato la sanatoria, ha iniziato lentamente a muoversi verso una nuova agenda in tema di politica migratoria. La strategia è di favorire canali legali e continuare la lotta contro i l'immigrazione irregolare.
Una politica della tolleranza. L'accampamento di Fez esiste già da diversi anni, ma con le ultime retate nel nord del Marocco, il traffico quotidiano di refoulé è abbondante. I migranti arrestati nelle retate nei pressi di Nador e Selouane vengono respinti senza criterio nelle varie città del Regno: Fez, Meknes, Taza, Oujda e Rabat. Freddy, Hassan, Omar, sono alcuni dei giovani migranti dell'accampamento della stazione del treno. Ricordano i giorni in cui vivevano ai piedi di Melilla, nell'accampamento del monte Gourugu. Raccontano: "Questo è il nuovo Gourugu, ma qui è free." È più semplice sopravvivere alla gare. "La polizia non distrugge le tende e ci lascia tranquilli": una politica della tolleranza che ha permesso a 300/400 persone di accamparsi negli ultimi mesi. Ognuno ha il suo bunker - un rifugio di teli di plastica e coperte improvvisate.
Esclusi dalla politica di regolarizzazione. La maggior parte dei migranti dell'accampamento di Fes non è entrata nel processo di regolarizzazione per mancanza di requisiti. Alcuni invece, come Hermann e Nkwenken, studenti dell'università di Duala, sono arrivati in Marocco solo da qualche mese. Tutti hanno lasciato famiglie, figli e mogli nel paese d'origine e hanno ben chiaro il loro obiettivo: entrare in Europa attraverso il Mediterraneo.
Accesso all'Europa solo via mare. Ora che l'Enclave di Melilla è controllata e protetta da una quarta barriera di lame e filo spinato, costruita e rinforzata dal Marocco, i salti massivi alla fortezza Europea diventano sempre meno frequenti. L'unica possibilità per attraversare i 15 chilometri di frontiera naturale che separa il Marocco dell'Europa, rimane lo Zodiac. Da Tanger a Nador, le città marocchine affacciate sul mediterraneo sono la nuova metà estiva per i migranti che tentano di attraversare lo stretto via mare. Il tentativo di entrare in Europa diventa sempre più rischioso.