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Pozzallo, "Condizioni disumane nel centro di prima accoglienza"

In audizione alla Commissione d'Inchiesta della Cameria sul sistema d'accoglienza dei migranti, Medici Senza Frontiere ha presentato un rapporto sulle condizioni del Cpsa di Pozzallo, "struttura inadeguata, in cui adulti e minori dormono per terra per giorni, senza dignità né garanzie igieniche". Preoccupa l'imminente conversione in hotspot.
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POZZALLO (Ragusa) - Due stanzoni enormi, che ricordano una vecchia palestra o un magazzino industriale. La luce filtra da finestre chiuse, all'altezza del soffitto, mentre l'aria circola grazie a due grosse ventole. Siamo nel Centro di Primo Soccorso ed Accoglienza di Pozzallo, uno dei nodi più importanti nel sistema di assistenza per chi giunge in Italia dopo estenuanti viaggi attraverso il Mediterraneo. Da qui, nel solo 2014, sono passate quasi 25mila persone, scese a oltre 12mila nei primi nove mesi del 2015. Un centro strategico che, secondo Medici Senza Frontiere, (MSF) ascoltata ieri dalla Commissione d'Inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti, presieduta da Gennaro Migliore (PD) presenta significative "inadeguatezze strutturali e nell'erogazione dei servizi", tanto da mettere a rischio "la tutela della salute e il rispetto della dignità umana delle persone ospitate".

Nove mesi di lavoro…
POZZALLO (Ragusa) - Due stanzoni enormi, che ricordano una vecchia palestra o un magazzino industriale. La luce filtra da finestre chiuse, all'altezza del soffitto, mentre l'aria circola grazie a due grosse ventole. Siamo nel Centro di Primo Soccorso ed Accoglienza di Pozzallo, uno dei nodi più importanti nel sistema di assistenza per chi giunge in Italia dopo estenuanti viaggi attraverso il Mediterraneo. Da qui, nel solo 2014, sono passate quasi 25mila persone, scese a oltre 12mila nei primi nove mesi del 2015. Un centro strategico che, secondo Medici Senza Frontiere, (MSF) ascoltata ieri dalla Commissione d'Inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti, presieduta da Gennaro Migliore (PD) presenta significative "inadeguatezze strutturali e nell'erogazione dei servizi", tanto da mettere a rischio "la tutela della salute e il rispetto della dignità umana delle persone ospitate".

Nove mesi di lavoro. Il report sulle "condizioni di accoglienza nel centro di Pozzallo", presentato ieri alla Camera, fotografa i primi nove mesi di attività all'interno della struttura di Medici Senza Frontiere, frutto di un accordo fra l'organizzazione umanitaria, Premio Nobel per la Pace, la Prefettura e l'Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa. Sono state 2650 le visite effettuate nel centro da un'équipe di infermieri, medici, psicologi e mediatori culturali, per affrontare, soprattutto, problemi respiratori e di tipo dermatologico. In cima alla statistiche, la scabbia, contratta nelle carceri o nei centri di smistamento dei trafficanti in Libia.

Trattamenti inumani e degradanti. Inaccettabili, a giudizio dell'organizzazione umanitaria, le condizioni strutturali del centro, un'ex dogana situata a ridosso del molo dove vengono fatti sbarcare i migranti. Secondo Stefano Di Carlo, capomissione di MSF in Italia, l'edificio richiede "interventi manutentivi immediati, che abbiamo più volte richiesto, senza risposte adeguate". Infiltrazioni estese, una delle quali crea muffa proprio il locale dell'ambulatorio, servizi igienici malfunzionanti (senza porte o tende e spesso senza acqua calda), infestazione di blatte in tutti gli spazi, ambulatorio compreso, contribuiscono infatti ad "esporre gli ospiti a una forma di trattamento inumano e degradante".

Sovraffollamento. Criticità che, inevitabilmente, si inaspriscono quando il centro è sovraffollato e arriva - com'è successo in modo prolungato in almeno cinque occasioni nel corso dell'anno - a superare la capienza massima di 220 posti, per raggiungere picchi di 6-800 persone, riproducendo di fatto le condizioni di promiscuità forzata vissute dai migranti in Libia e durante il viaggio. Donne, uomini e minori sono infatti obbligati a dormire su materassi gettati per terra, amplificando così, come spiegato da Di Carlo, i problemi già presenti nella struttura.

Minori "sequestrati" nel centro. Urgente, per Di Carlo e per la collega Claudia Lodesani, garantire il trattamento anti-scabbia (in più occasioni non è stato consegnato il kit igienico ai migranti) e far sì che la permanenza nel centro, che dovrebbe essere al massimo di 48 ore, non provochi ulteriori stress a "persone già provate dal viaggio, da violenze e torture". E' il caso di un gruppo di minori non accompagnati egiziani che, lo scorso settembre, sono stati trattenuti per 15 giorni, senza poter uscire da spazi angusti e sovraffollati, inducendo uno dei ragazzi, in un momento di forte stress, a dare testate al muro dell'infermeria e provocando altri episodi di autolesionismo.

Mancanza di informazioni e privacy. Ad aggravare la situazione, anche l'assenza di informazioni complete e comprensibili. "Chi arriva", spiega Lodesani, "è sottoposto a uno screening medico in tre fasi: sulla nave, sulla banchina e prima dell'ingresso al centro, ma spesso questa fase si sovrappone a quella dell'identificazione operata dalle forze dell'ordine, creando confusione in persone molto stanche". La successiva informativa legale sulla procedura d'asilo, che dovrebbe essere garantita dal centro, è però inadeguata, così come lo sono le procedure per identificare potenziali vittime di tratta, di tortura e violenza, che si trovano a condividere spazi vitali con altre centinaia di persone.

Con gli hotspot potrebbe peggiorare. Se il centro di Pozzallo, nelle parole dell'on. Brescia, fra i 21 membri della Commissione d'inchiesta, "rappresenta tutto un sistema di accoglienza che non funziona e, per evitare queste situazioni drammatiche, richiede un grosso cambiamento,", ulteriore preoccupazione riguarda la trasformazione, probabilmente imminente, della struttura in "hotspot" per la prima identificazione dei richiedenti asilo, il ricollocamento e il rimpatrio di presunti "migranti economici". Procedure che, sottolinea Di Carlo, "dovrebbero essere ancora più rapide delle attuali, rischiando pertanto di far arretrare la dimensione medico-umanitaria di fronte a quella burocratica a scapito, soprattutto, dei migranti più vulnerabili". L'invocazione a un'Italia "terra di libertà, gioia e salvezza" scritta in inglese sul muro del centro da uno degli ospiti, sembrerebbe insomma, ancora inascoltata.