ROMA - Quando Filippo Grandi fu scelto per ricoprire l'incarico di Alto commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) su proposta del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, l`Assemblea generale al Palazzo di vetro gli tributò un lungo applauso. Fu il giusto riconoscimento a un impegno di decenni nella gestione delle operazioni di assistenza, in tutto il mondo, ai rifugiati in fuga da conflitti e dalle crisi umanitarie devastanti. Incontriamo Grandi, in Italia per partecipare alla prima conferenza ministeriale Italia - Africa alla Farnesina, al termine dell'incontro con i parlamentari della Commissione Diritti Umani del Senato.
Dall'Europa risposta adeguata solo in teoria. A margine dell'audizione parlamentare, ha risposto ad alcune domande di particolare interesse per Mondo Solidale. L'Europa ai movimenti di rifugiati e migranti, mai così consistenti dalla Seconda guerra mondiale a oggi, ha reagito in modo adeguato? "Dal punto di vista teorico sì - ha risposto Filippo Grandi - purtroppo in pratica si è fatto molto poco. La dimostrazione palese sono stati i flussi incontrollati per buona parte del 2015, che hanno finito con l'avere un forte impatto soprattutto sui Paesi di primo transito come la Grecia e l'Italia e su quelli che hanno ricevuto la massa principale di arrivi, come la Germania, Austria e la Svezia dove la questione è acuta e drammatica".
All'onda emotiva è seguita presto l'ostilità. Il numero uno di Unhcr ha evidenziato che, dopo i primi slanci solidali sull'onda emozionale delle morti in mare, soprattutto di bambini come il piccolo Aylan, in molti paesi europei è cresciuta l'ostilità nei confronti dei migranti, manifestatasi con le reazioni individuali di Stati che hanno contrapposto alla 'risposta teorica' europea, chiusure di confini e respingimenti. Grandi ha parlato in generale di uno scenario contraddittorio, nel quale il regime internazionale di protezione dei rifugiati è minacciato. "Ci sono minacce importanti, rischi, fragilità e dobbiamo restare vigilanti, propositivi e concreti nell'affrontare queste difficoltà".
Mancano soluzioni politiche per i conflitti interni. "Manca una soluzione politica ai conflitti soprattutto quelli interni, su cui si deve operare per la stabilizzazione degli sfollati che sono la maggioranza di persone che hanno bisogno di protezione e aiuto", evidenzia l'Alto commissario per il quale si può intervenire investendo risorse, innanzitutto politiche, con il negoziato per l'accesso alle popolazioni sfollate anche senza arrivare alla pace e alla conclusione dei conflitti, "perché - ha aggiunto - si aiutano le persone a non fuggire ulteriormente e si accresce la confidenza tra le parti con effetti positivi sul processo di pace". Sono infatti i conflitti interni a causare movimenti di popolazione più duraturi. E l'esilio si allunga".
Mediamente i profughi rimangono 17 anni senza alloggio. Oggi la durata media dell'assenza dalle proprie case di rifugiati e sfollati è di 17 anni, secondo Unhcr, quasi una generazione. "In alcuni luoghi è molto più lunga - aggiunge l'alto funzionario - con la conseguenza di popolazioni dipendenti da aiuti, mancanza di educazione, danni economici e ambientali, che rendono l'assistenza a rifugiati e sfollati molto più impegnativa".
Negoziamo per nuovi strumenti finanziari. L'approccio di Grandi non è basato solo sull'aspetto umanitario. "Dobbiamo considerare i movimenti di rifugiati o migranti non come questioni umanitarie ma questioni globali che minacciano lo sviluppo, l'ambiente e la stabilità internazionale, quindi da affrontare con mezzi superiori che le agenzie umanitarie non possiedono. Per questo stiamo negoziando per la prima volta con la Banca mondiale nuovi strumenti finanziari come prestiti a bassissimo tasso di interesse e altri strumenti gestiti dalle istituzioni finanziarie internazionali per aiutare i Paesi che ospitano i rifugiati".
Se la relocation non funziona aiuta trafficanti. Ma cosa pensa della relocation? "Se la relocation all'interno dell'Europa non funziona, chiudiamo le frontiere senza predisporre vie alternative almeno per il 10% dei rifugiati, questi ultimi continueranno ad affidarsi ai trafficanti". Secondo Grandi, "bisogna dare delle alternative ai flussi di rifugiati e migranti almeno per le categorie più vulnerabili che intraprendendo viaggi illegali e irregolari, quelle più esposte come le donne sole e i minori e per quelli che hanno molto potenziale come borse studio o schemi professionali per dare anche un'opportunità di ricostruire il loro Paese".
Ogni giorno 42mila persone costrette a lasciare casa. L'alto commissario dele Nazioni Unite parla di scenario "molto contraddittorio" che mette a rischio il regime internazionale sui rifugiati nato dopo la seconda guerra mondiale. "Sono 20 milioni i rifugiati - ricorda - e ogni giorno nel 2015 oltre 42mila persone sono state costrette a lasciare le proprie dimore per cause varie".Ma, a fronte di questa enorme emergenza, la risposta resta inconsistente. Cosa fare? Sono quattro i livelli di intervento possibili sulla questione rifugiati, secondo l'alto rappresentante Onu "la prima riguarda gli sfollati interni. E' questa la prima stabilizzazione di cui occorre occuparsi in modo serio investendo risorse. Un conflitto che va affrontato nelle sue radici politiche perché avrebbe una conseguenza positiva anche per quanto riguarda il conflitto stesso".
Pochi Stati ospitano il 70% degli sfollati. "La seconda - ha detto ancora l'Alto commissario Onu - è quella degli aiuti ai paesi di asilo. Oggi pochi Stati ospitano il 70% degli sfollati. L'assistenza data a questi Paesi è inadeguata". Dare alternative ai flussi quando si chiudono le frontiere. Il terzo livello di intervento sulla questione rifugiati per Grandi è quello di dare alternative ai flussi nel momento in cui si chiudono le frontiere. La quarta via maestra, infine, è quella di rinforzare le pratiche e le procedure di asilo". A parte la questione dell'accoglimento degli aventi diritto, che è molto tecnica, servono regole più chiare per la gestione degli sfollati e sulle vie alternative: occorre cambiare marcia".
Dall'Europa risposta adeguata solo in teoria. A margine dell'audizione parlamentare, ha risposto ad alcune domande di particolare interesse per Mondo Solidale. L'Europa ai movimenti di rifugiati e migranti, mai così consistenti dalla Seconda guerra mondiale a oggi, ha reagito in modo adeguato? "Dal punto di vista teorico sì - ha risposto Filippo Grandi - purtroppo in pratica si è fatto molto poco. La dimostrazione palese sono stati i flussi incontrollati per buona parte del 2015, che hanno finito con l'avere un forte impatto soprattutto sui Paesi di primo transito come la Grecia e l'Italia e su quelli che hanno ricevuto la massa principale di arrivi, come la Germania, Austria e la Svezia dove la questione è acuta e drammatica".
All'onda emotiva è seguita presto l'ostilità. Il numero uno di Unhcr ha evidenziato che, dopo i primi slanci solidali sull'onda emozionale delle morti in mare, soprattutto di bambini come il piccolo Aylan, in molti paesi europei è cresciuta l'ostilità nei confronti dei migranti, manifestatasi con le reazioni individuali di Stati che hanno contrapposto alla 'risposta teorica' europea, chiusure di confini e respingimenti. Grandi ha parlato in generale di uno scenario contraddittorio, nel quale il regime internazionale di protezione dei rifugiati è minacciato. "Ci sono minacce importanti, rischi, fragilità e dobbiamo restare vigilanti, propositivi e concreti nell'affrontare queste difficoltà".
Mancano soluzioni politiche per i conflitti interni. "Manca una soluzione politica ai conflitti soprattutto quelli interni, su cui si deve operare per la stabilizzazione degli sfollati che sono la maggioranza di persone che hanno bisogno di protezione e aiuto", evidenzia l'Alto commissario per il quale si può intervenire investendo risorse, innanzitutto politiche, con il negoziato per l'accesso alle popolazioni sfollate anche senza arrivare alla pace e alla conclusione dei conflitti, "perché - ha aggiunto - si aiutano le persone a non fuggire ulteriormente e si accresce la confidenza tra le parti con effetti positivi sul processo di pace". Sono infatti i conflitti interni a causare movimenti di popolazione più duraturi. E l'esilio si allunga".
Mediamente i profughi rimangono 17 anni senza alloggio. Oggi la durata media dell'assenza dalle proprie case di rifugiati e sfollati è di 17 anni, secondo Unhcr, quasi una generazione. "In alcuni luoghi è molto più lunga - aggiunge l'alto funzionario - con la conseguenza di popolazioni dipendenti da aiuti, mancanza di educazione, danni economici e ambientali, che rendono l'assistenza a rifugiati e sfollati molto più impegnativa".
Negoziamo per nuovi strumenti finanziari. L'approccio di Grandi non è basato solo sull'aspetto umanitario. "Dobbiamo considerare i movimenti di rifugiati o migranti non come questioni umanitarie ma questioni globali che minacciano lo sviluppo, l'ambiente e la stabilità internazionale, quindi da affrontare con mezzi superiori che le agenzie umanitarie non possiedono. Per questo stiamo negoziando per la prima volta con la Banca mondiale nuovi strumenti finanziari come prestiti a bassissimo tasso di interesse e altri strumenti gestiti dalle istituzioni finanziarie internazionali per aiutare i Paesi che ospitano i rifugiati".
Se la relocation non funziona aiuta trafficanti. Ma cosa pensa della relocation? "Se la relocation all'interno dell'Europa non funziona, chiudiamo le frontiere senza predisporre vie alternative almeno per il 10% dei rifugiati, questi ultimi continueranno ad affidarsi ai trafficanti". Secondo Grandi, "bisogna dare delle alternative ai flussi di rifugiati e migranti almeno per le categorie più vulnerabili che intraprendendo viaggi illegali e irregolari, quelle più esposte come le donne sole e i minori e per quelli che hanno molto potenziale come borse studio o schemi professionali per dare anche un'opportunità di ricostruire il loro Paese".
Ogni giorno 42mila persone costrette a lasciare casa. L'alto commissario dele Nazioni Unite parla di scenario "molto contraddittorio" che mette a rischio il regime internazionale sui rifugiati nato dopo la seconda guerra mondiale. "Sono 20 milioni i rifugiati - ricorda - e ogni giorno nel 2015 oltre 42mila persone sono state costrette a lasciare le proprie dimore per cause varie".Ma, a fronte di questa enorme emergenza, la risposta resta inconsistente. Cosa fare? Sono quattro i livelli di intervento possibili sulla questione rifugiati, secondo l'alto rappresentante Onu "la prima riguarda gli sfollati interni. E' questa la prima stabilizzazione di cui occorre occuparsi in modo serio investendo risorse. Un conflitto che va affrontato nelle sue radici politiche perché avrebbe una conseguenza positiva anche per quanto riguarda il conflitto stesso".
Pochi Stati ospitano il 70% degli sfollati. "La seconda - ha detto ancora l'Alto commissario Onu - è quella degli aiuti ai paesi di asilo. Oggi pochi Stati ospitano il 70% degli sfollati. L'assistenza data a questi Paesi è inadeguata". Dare alternative ai flussi quando si chiudono le frontiere. Il terzo livello di intervento sulla questione rifugiati per Grandi è quello di dare alternative ai flussi nel momento in cui si chiudono le frontiere. La quarta via maestra, infine, è quella di rinforzare le pratiche e le procedure di asilo". A parte la questione dell'accoglimento degli aventi diritto, che è molto tecnica, servono regole più chiare per la gestione degli sfollati e sulle vie alternative: occorre cambiare marcia".