ROMA – «Zone opache prive di fondamento legale». «Strutture lesive della dignità umana». «Centri che violano il diritto interno e comunitario». È un durissimo atto d’accusa contro «l’approccio hotspot», quello contenuto nella relazione di minoranza che Erasmo Palazzotto (Sinistra italiana, vicepresidente della commissione Esteri di Montecitorio) ha presentato alla commissione parlamentare d’inchiesta sui Cie.
Profughi e migranti economico. «L’approccio hotspot – spiega la lunga relazione – è una delle misure previste in quella che viene chiamata Agenda europea sulle migrazioni, mera comunicazione della Commissione europea al Consiglio e al Parlamento, non trasposta in nessun atto normativo, che in quanto tale non produce effetti sul piano legislativo. Si tratta di un nuovo metodo che riguarda le operazioni di identificazione, registrazione e rilevamento delle impronte digitali dei migranti in arrivo sulle frontiere europee. La prima e più importante funzione per cui è stato pensato l’approccio hotspot è quella di dividere rapidamente chi ha diritto allo status di rifugiato da chi, a una prima valutazione delle autorità di polizia, non ce l’ha».
I quattro hotspot. Gli hotspot oggi attivati sono quattro: Lampedusa (dal 1 ottobre 2015), Trapani (22 dicembre 2015), Pozzallo (19 gennaio 2016) e Taranto (dal 29 febbraio 2016). Al 27 ottobre 2016 ospitano 1.043 migranti. Nel periodo maggio/luglio 2016, la commissione parlamentare ha fatto le sue ispezioni presso i quattro hotspot.
“Assenza di norme”. «Tutto l’approccio hotspot – sostiene Palazzotto – è applicato in violazione di norme di diritto interno e di diritto comunitario, pur fondandosi su un documento meramente politico-programmatico con un valore normativo molto relativo e in ogni caso subordinato alle Convenzioni e alle Dichiarazioni relative alla tutela dei diritti umani e alle stesse direttive europee. Nello specifico, non vi è nessun atto normativo che regoli oggi le procedure di identificazione che, in particolare per quanto riguarda il rilevamento dell’identità fotodattiloscopica e i tempi di trattenimento, sono applicate in palese contrasto con norme anche di rango costituzionale. Non è inoltre stato possibile definire la natura giuridica dei centri adibiti all’espletamento delle procedure hotspot in quanto non si ritrova nessun atto avente forza di legge che ne regoli il funzionamento. Tali strutture sono state attivate e funzionano in un regime di informalità incompatibile con le funzioni che sono chiamate a svolgere. Inoltre le condizioni delle strutture, alla luce delle visite ispettive effettuate da questa commissione, risultano incompatibili con la possibilità di fornire una prima accoglienza che non sia lesiva della dignità umana».
“Violazione del diritto d’asilo”. «Tutte queste ambiguità e queste carenze si rivelano particolarmente gravi poiché hanno come conseguenza l’indebolimento, se non la violazione, del diritto d’asilo. Esse risultano inoltre un precedente pericoloso anche rispetto alla violazione dei principi dello Stato di diritto. In particolare per quanto riguarda il centro di Lampedusa, non si ritiene che questo possa continuare a funzionare nelle attuali condizioni strutturali senza che il trattenimento al suo interno sia considerato quale trattamento inumano e degradante. Si segnala inoltre come l’assenza di norme che regolino tali centri sta creando non poche opacità in merito agli affidamenti a enti gestori sulla base di contratti relativi ad altri tipi di strutture».
“L'inesistenza di controlli”. «La commissione ha riscontrato infine una quasi totale inesistenza di controlli effettuati dalle autorità competenti sull’erogazione dei servizi da parte degli enti gestori che nella maggior parte dei casi non erogano i servizi previsti nel capitolato d’appalto in un clima generale di illegalità. È chiaro come in assenza di adeguamento di tutto il sistema alle norme di diritto interno e internazionale, che riconduca la gestione dei centri e delle operazioni di identificazione al rispetto dei diritti fondamentali della persona, l’applicazione dell’approccio hotspot è da ritenersi del tutto priva di fondamento legale sotto diversi profili ».
Profughi e migranti economico. «L’approccio hotspot – spiega la lunga relazione – è una delle misure previste in quella che viene chiamata Agenda europea sulle migrazioni, mera comunicazione della Commissione europea al Consiglio e al Parlamento, non trasposta in nessun atto normativo, che in quanto tale non produce effetti sul piano legislativo. Si tratta di un nuovo metodo che riguarda le operazioni di identificazione, registrazione e rilevamento delle impronte digitali dei migranti in arrivo sulle frontiere europee. La prima e più importante funzione per cui è stato pensato l’approccio hotspot è quella di dividere rapidamente chi ha diritto allo status di rifugiato da chi, a una prima valutazione delle autorità di polizia, non ce l’ha».
I quattro hotspot. Gli hotspot oggi attivati sono quattro: Lampedusa (dal 1 ottobre 2015), Trapani (22 dicembre 2015), Pozzallo (19 gennaio 2016) e Taranto (dal 29 febbraio 2016). Al 27 ottobre 2016 ospitano 1.043 migranti. Nel periodo maggio/luglio 2016, la commissione parlamentare ha fatto le sue ispezioni presso i quattro hotspot.
“Assenza di norme”. «Tutto l’approccio hotspot – sostiene Palazzotto – è applicato in violazione di norme di diritto interno e di diritto comunitario, pur fondandosi su un documento meramente politico-programmatico con un valore normativo molto relativo e in ogni caso subordinato alle Convenzioni e alle Dichiarazioni relative alla tutela dei diritti umani e alle stesse direttive europee. Nello specifico, non vi è nessun atto normativo che regoli oggi le procedure di identificazione che, in particolare per quanto riguarda il rilevamento dell’identità fotodattiloscopica e i tempi di trattenimento, sono applicate in palese contrasto con norme anche di rango costituzionale. Non è inoltre stato possibile definire la natura giuridica dei centri adibiti all’espletamento delle procedure hotspot in quanto non si ritrova nessun atto avente forza di legge che ne regoli il funzionamento. Tali strutture sono state attivate e funzionano in un regime di informalità incompatibile con le funzioni che sono chiamate a svolgere. Inoltre le condizioni delle strutture, alla luce delle visite ispettive effettuate da questa commissione, risultano incompatibili con la possibilità di fornire una prima accoglienza che non sia lesiva della dignità umana».
“Violazione del diritto d’asilo”. «Tutte queste ambiguità e queste carenze si rivelano particolarmente gravi poiché hanno come conseguenza l’indebolimento, se non la violazione, del diritto d’asilo. Esse risultano inoltre un precedente pericoloso anche rispetto alla violazione dei principi dello Stato di diritto. In particolare per quanto riguarda il centro di Lampedusa, non si ritiene che questo possa continuare a funzionare nelle attuali condizioni strutturali senza che il trattenimento al suo interno sia considerato quale trattamento inumano e degradante. Si segnala inoltre come l’assenza di norme che regolino tali centri sta creando non poche opacità in merito agli affidamenti a enti gestori sulla base di contratti relativi ad altri tipi di strutture».
“L'inesistenza di controlli”. «La commissione ha riscontrato infine una quasi totale inesistenza di controlli effettuati dalle autorità competenti sull’erogazione dei servizi da parte degli enti gestori che nella maggior parte dei casi non erogano i servizi previsti nel capitolato d’appalto in un clima generale di illegalità. È chiaro come in assenza di adeguamento di tutto il sistema alle norme di diritto interno e internazionale, che riconduca la gestione dei centri e delle operazioni di identificazione al rispetto dei diritti fondamentali della persona, l’applicazione dell’approccio hotspot è da ritenersi del tutto priva di fondamento legale sotto diversi profili ».