Mondo Solidale

Migranti, lo sguardo "poliziesco" di chi persegue gli scafisti e l'etica umanitaria

La polemica con le Ong che operano salvataggi, innescata dall'ammiraglio comandante di Eu Navfor Med, la flotta navale mediterranea europea, che ha il compito di contrastare il traffico di esseri legato al flusso migratorio verso l'Europa. "Se voi li salvate, ne arrivano di più". La risposta delle organizzazioni umanitarie: "Se non li salviamo loro muoiono" 

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ROMA - L'ammiraglio Enrico Credendino, capo della missione Eu Navfor Med, la flotta navale mediterranea europea, che ha il compito di contrastare il traffico di esseri umani legato al flusso migratorio verso l'Europa, ha riacceso una polemica con le organizzazioni umanitarie, facendo così emergere - sebene non ce ne fosse bisogno - il contrasto stridente che esiste fra il punto di vista dell'Europa e quello dell'Italia, o per lo meno della società civile italiana, che mette al primo posto il salvataggio di vite umane, piuttosto che il contrasto, seppure sacrosanto, agli scafisti.

La polemica verso quelle 12 navi. La polemica consiste in questo: secondo l'ammiraglio Credendino, le 12 navi delle organizzazioni umanitarie operano così al limite delle acque libiche che con i loro grossi proiettori fanno da richiamo per gli scafisti, i quali indirizzano i gommoni verso quelle luci e "scaricano" così la loro "merce" preziosa sulle spalle dei contribuenti italiani. Non sono queste parole pronunciate dall'ammiraglio, ma il concetto è sostanzialmente questo. Insomma, il sistema di soccorso "parastatale" di MOAS, Sos Méditerranée, Sea Watch e Sea Eye, Medici Senza Frontiere e di altre Ong è un fattore di richiamo e fa sì che i salvataggi diventino un elemento rassicurante per chi vuole abbandonare l'Africa per raggiungere l'Europa.

Due punti di vista a confronto. Alle affermazioni espresse dal comandante dell'Eu Navfor Med risponde Marco Bertotto, di Medici Sensa Frontiere. Dice: "Le navi delle Ong compiono operazioni di soccorso in acque internazionali e non in acque libiche e comunque sotto lo stretto coordinamento della Guardia Costiera, alla quale noi segnaliamo eventuali inbarcazioni in navigazione, oppure sono gli stqessi ufficiali della sala operativa della Capitaneria di Porto a fornirci le coordinate da raggiungere, oltre che il luogo dello sbarco. Quello che l'ammiraglio Credendino non considera - ha aggiunto Bertotto - è che ci troviamo di fronte due punti d'osservazione del fenomeno migratorio diversi: quello del contrasto poliziesco e quello etico umanitario che appartiene alla società civile, rappresentata in qualche modo dalle Ong. Insomma, Eu Navfor Med dice: 'Se voi li salvate ne arrivano di più'; noi rispondiamo 'Se non li salviamo quelli muoiono annegati'.

Si va dove c'è bisogno. "Altra accusa dell'ammiraglio - ha affermato ancora il rappresentante di Medici Senza Frontiere - è quella secondo la quale le navi delle Ong si avvicinerebbero troppo alle coste libiche. A questo rispondiamo che se tutto quello che sta accadendo in quello spazio del Mediterraneo accadesso nel golfo di Napoli o di Genova, noi saremmo lì. Perché non possiamo non andare dove c'è bisogno di aiuto".