Mondo Solidale

Cittadinanza, «Tornatevene da quella zocc… di vostra madre»: gli attacchi razzisti sui social agli "italiani" col permesso di soggiorno

Purtroppo è ancora così: un bambino che nasce in Italia da genitori immigrati rimane straniero fino al compimento dei diciotto anni. Se poi cresce e studia qui, ma non ci nasce, tutto è ancora più difficile
1 minuti di lettura

ROMA - «Tornatevene da quella zocc… di vostra madre». Eccolo il razzismo quotidiano all’epoca dei social. Obiettivo: i figli e le figlie di immigrati, nati e cresciuti in Italia. La loro colpa? Combattere da anni per una nuova legge sulla cittadinanza, che non li faccia più sentire stranieri a casa propria.

Un passo indietro. Non tutti sanno che, in base alla nostra legge, un bambino che nasce in Italia da genitori immigrati rimane straniero fino al compimento dei diciotto anni. E per chi cresce e studia qui, ma non ci nasce, le cose sono ancora più faticose. Eppure frequenta le nostre scuole, parla la nostra lingua, spesso anche il dialetto, tifa per le stesse nostre squadre del cuore. Insomma una legge datata, che in molti chiedono di cambiare. A cominciare da un gruppo di ragazze e ragazzi agguerriti, figli e figlie di migranti, che qualche anno fa ha fondato il movimento degli “Italiani senza cittadinanza”.

Italiani col permesso di soggiorno. «Siamo Italiani Senza Cittadinanza – scrivono – Abbiamo età diverse, nati nelle città italiane o all'estero, ma tutti cresciuti in Italia. La maggioranza di noi va ancora alla scuola pubblica italiana, ma una parte è all'Università o lavora. Siamo tutti italiani con una sola particolarità: non abbiamo un documento che lo possa testimoniare. Siamo figli di un Paese che non ci riconosce. L'obsoleta legge n. 91 del 1992 non rispecchia l'attualità della nostra Italia, ci rende difficile e talvolta impossibile acquisire la cittadinanza italiana e molti di noi vengono considerati stranieri nel proprio Paese, liquidati come "Italiani col permesso di soggiorno". Ma non siamo straniere, né stranieri. Siamo semplicemente Italiani Senza Cittadinanza ed esigiamo una legge che ci riconosca pieni diritti e parte di questa nostra Italia dove siamo nati e cresciuti».

Gli attacchi razzisti. Ma non a tutti piace il movimento dei figli e figlie di immigrati. Non mancano sui social attacchi e offese razziste. L’ultimo pochi giorni fa: «Care le mie merd*. Mettetevi bene in testa queste parole: chi viene in Italia deve essere disposto ad accettare la nostra religione, la nostra cultura e le nostre tradizioni, altrimenti può benissimo tornarsene da quella zocco* di sua madre». Rispondono i ragazzi: «Eccolo il razzismo quotidiano riversato direttamente alla posta della nostra pagina facebook. I razzisti ci vorrebbero fuori da questo nostro Paese. E invece noi resistiamo».