ROMA - L’università si apre al mondo, ispirando un’Italia con orizzonti globali che valorizza i talenti e punta sulle comunità di origine straniera a sostegno dell’internazionalizzazione e della condivisione delle conoscenze: è la cifra di Programma Diaspore, un ciclo di appuntamenti e dibattiti promosso dalla Luiss Guido Carli a partire dallo scorso martedì, 26 gennaio. Gli incontri online, in italiano, inglese e francese, sono organizzati sulla base di un nuovo accordo sottoscritto dall’Ateneo con l’associazione Le Réseau, associazione della diaspora africana in Italia, componente del Consiglio nazionale delle diaspore.
Una educazione cosmopolita. Secondo Raffaele Marchetti, Prorettore della Luiss per l’internazionalizzazione, “l’educazione cosmopolita rappresenta una mission del nostro ateneo, che ha operato una scelta strategica per focalizzarsi sul bacino del Mediterraneo e l’area subsah ariana”. Una scelta, questa, “confermata dall’aumento negli ultimi anni del numero degli studenti dell’università originari di queste regioni”. “Al fianco del reclutamento tradizionale, dal Ghana al Kenya – aggiunge il professor Marchetti – ci sono borse garantite da aziende italiane che lavorano in Africa, come ad esempio Eni, e progetti di carattere umanitario come il Progetto Mediterraneo in collaborazione con la Fondazione Terzo Pilastro Internazionale di Emmanuele Emanuele, o i Corridoi universitari realizzati insieme all’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) e finanziati con la comunità degli Alumni dell’ateneo”. All’Africa, caleidoscopio di 54 Paesi e mille lingue e culture, con una popolazione con un’età media inferiore ai 20 anni, sono dedicati i primi appuntamenti.
Le diaspore come ponte fra Italia e Africa.“C’è un desiderio inevaso d'Italia", assicura Jean-Léonard Touadi, parlando di giovani e studenti delle “Afriche”, declinato al plurale per riconoscere complessità e ricchezze, fuori da stereotipi e semplificazioni. Politologo e scrittore, già deputato e consulente del ministero degli esteri italiano, poi al lavoro con la Fao, Touadi ricopre ora l’incarico di presidente del Centro relazioni con l’Africa presso la Società geografica italiana. Originario della Repubblica del Congo, in un’intervista all’agenzia Dire Touadi parla di diaspore, radici e identità. “Parto da lontano”, premette citando Léopold Sédar Senghor, primo presidente del Senegal indipendente, letterato e poeta della “negritudine”: “Lui immaginava il Mediterraneo come un luogo di incontro tra civiltà che potesse ospitare il rendez-vous de l’universel, l’appuntamento con l’universale, tra le culture greca e romana, araba e berbera e nera africana. Nel pensiero africano c’è sempre stata l’apertura al Mediterraneo e dunque all'Italia”. Secondo Touadi, impegnarsi in azioni concrete è fondamentale: “Le diaspore possono essere un mediatore culturale di lusso tra l’Italia e l’Africa. Sono allo stesso tempo uno smistatore di criticità e un catalizzatore di opportunità, culturali, economiche e commerciali, da sviluppare sulla base di un rapporto di parità”.
Favorire la circolazione di talenti. Diaspore vuol dire anche brain circulation, condivisione di talenti e conoscenze, un fenomeno sul quale le università devono puntare nella prospettiva dello sviluppo sostenibile a livello mondiale, ha sottolineato la viceministra degli esteri e della cooperazione internazionale Emanuela Claudia Del Re. “Le diaspore contribuiscono allo sviluppo dei loro paesi di origine con le rimesse, creando capitale sociale e condividendo le conoscenze acquisite. Possono promuovere investimenti a livello internazionale e anche trasferire una mentalità, una Weltanschauung, che è un altro modo per superare i confini. Molti esperti e lavoratori del comparto hi-tech cominciano a tornare a casa e fanno partire attività di business nei paesi di origine - ha detto Del Re. - Questo è un modello da perseguire anche nel futuro”.
Un capitale umano a disposizione dell’Italia. “Il Programma Diaspore erano la tessera che mancava al puzzle della cooperazione internazionale allo sviluppo; finalmente l'abbiamo trovata, ora con tutto il suo capitale umano è a disposizione dell'Italia”, ha detto Cleophas Adrien Dioma, presidente di Le Réseau e coordinatore del Summit nazionale delle diaspore. Dioma ha detto che “questi incontri sono il risultato della 125”, riferendosi alla legge del 2014 che ha riformato il sistema della cooperazione italiana allo sviluppo, riconoscendo il ruolo di ponte strategico rappresentato dalle associazioni delle comunità di origine straniera.