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Immigrazione in Italia, diminuisce il numero di stranieri, aumenta la loro povertà mentre 519mila migranti irregolari aspettano di "emergere"

(Foto: Osservatorio diritti) 
Il Rapporto della Fondazione ISMU. In calo l'occupazione straniera, ma ci sono segnali positivi sulle imprese create da immigrati. Le profonde disuguaglianze nel sistema scolastico
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MILANO - Gli stranieri presenti in Italia alla data del 1° gennaio 2021 erano 5.756.000: 167.000 unità in meno rispetto alla stessa data del 2020 (-2,8%). E' quanto emerge dal rapporto numero 27 sulle migrazioni della Fondazione ISMU, presentato oggi presso la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. La Fondazione effettua periodicamente ricerca e interventi, nell'ottica di una analisi che mira alla trasformazione della società, con l'idea generale del riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni individuo.

Gli stessi irregolari che dal 2020 aspettano ancora di "emergere".  Dal rapporto di apprende anche che il numero dei migranti irregolari resta sostanzialmente invariato, attestandosi sui 519mila (contro i 517mila dell’anno precedente): a causa del ritardo della procedura valutativa delle istanze della sanatoria del luglio 2020, il dato comprende ancora la quasi totalità delle persone che hanno presentato domanda…

MILANO - Gli stranieri presenti in Italia alla data del 1° gennaio 2021 erano 5.756.000: 167.000 unità in meno rispetto alla stessa data del 2020 (-2,8%). E' quanto emerge dal rapporto numero 27 sulle migrazioni della Fondazione ISMU, presentato oggi presso la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. La Fondazione effettua periodicamente ricerca e interventi, nell'ottica di una analisi che mira alla trasformazione della società, con l'idea generale del riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni individuo.

Gli stessi irregolari che dal 2020 aspettano ancora di "emergere".  Dal rapporto di apprende anche che il numero dei migranti irregolari resta sostanzialmente invariato, attestandosi sui 519mila (contro i 517mila dell’anno precedente): a causa del ritardo della procedura valutativa delle istanze della sanatoria del luglio 2020, il dato comprende ancora la quasi totalità delle persone che hanno presentato domanda di emersione. Gli stranieri rappresentano nel complesso circa il 10% della popolazione presente in Italia al 1° gennaio 2021. Da segnalare il numero dei decessi tra gli immigrati che, se pur in termini assoluti sia del tutto modesto (in totale si contano 9.323 morti), nell’anno della pandemia segna una variazione di mortalità in aumento del 23,3% rispetto al biennio 2018-2019. I dati qui riportati restituiscono l’immagine di una popolazione in calo per il secondo anno consecutivo, in virtù sia della flessione degli ingressi sia del costante flusso di acquisizioni di cittadinanza.

Cala l'occupazione straniera, aumenta la povertà. Sul fronte lavorativo si osserva come la vulnerabilità della popolazione con background migratorio, già strutturalmente svantaggiata rispetto a quella italiana, si sia accentuata a causa della pandemia: il tasso di occupazione degli stranieri, infatti, subisce una significativa flessione, passando dal 61% del 2019 al 57,3% del 2020. Si assiste a un ulteriore aggravamento della povertà, giunta nel 2020 a riguardare il 29,3% degli stranieri (contro il 7,5% degli italiani) e il 26,7% delle famiglie di soli stranieri (erano il 24,4% nel 2019), pari a ben 415mila nuclei familiari. Nel 2020 la retribuzione media annua dei lavoratori extracomunitari, pari a 12.902 euro, è inferiore del 38% a quella del complesso dei lavoratori.

Segnali positivi sul fronte imprenditoriale straniero. Un segnale positivo arriva invece dall’imprenditoria immigrata: nell’anno più segnato dalla pandemia (2020) si rileva un incremento pari al 2,3% dei titolari e soci nati all’estero. Inoltre nel primo semestre 2021 le imprese “straniere” registrano un saldo positivo di 16.197 unità, nettamente più elevato del corrispondente periodo del 2020. Sul fronte scolastico è interessante notare che nell’anno scolastico 2019/20 per la prima volta gli alunni stranieri iscritti al liceo superano quelli iscritti agli istituti professionali e che, però, il ritardo scolastico riguarda circa il 30% degli alunni con cittadinanza non italiana (contro il 9% degli alunni italiani). 

Gli alunni stranieri e il sistema scolastico italiano. L’anno scolastico 2019/20 è stato un anno assai particolare, segnato dalla chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, a causata dalla pandemia. Un blocco durato dal 9 marzo al 10 settembre 2020. Tutto questo ha svelato i punti deboli dei complessi meccanismi di funzionamento del sistema scolastico già esistenti da tempo, che hanno finito per amplificare ancor di più le difficoltà di apprendimento e le disuguaglianze di cui soffrono gli studenti più svantaggiati e con bisogni educativi speciali, come gli alunni stranieri immigrati, che sono più di 870mila. Passando all’analisi degli ultimi dati disponibili relativi all'anno scolastico 2019/2020, si registra che i ragazzini con cittadinanza non italiana (CNI) hanno superato le 870mila unità (quasi 20mila in più rispetto all’anno scolastico precedente). Essi rappresentanoil 10,3% del totale degli iscritti nelle scuole italiane.

Alunni di 200 Paesi stranieri. Nell’anno scolastico  2019/20 il 57,4% degli alunni non italiani presenti nel sistema di istruzione frequenta il primo ciclo. Nonostante il fenomeno attraversi una fase di stasi, dal 2016/17 in avanti il numero degli alunni senza cittadinanza italiana ha ripreso ad aumentare a fronte del costante decrescere degli alunni italiani: in quattro anni scolastici, la crescita è stata superiore alle 60mila unità. La metà degli alunni stranieri ha origini europee. Gli studenti senza cittadinanza sono originari di circa 200 Paesi differenti e quasi la metà di essi ha origini europee, ¼africane, il 20% asiatiche. Romania, Albania, Marocco e Cina costituiscono ancora le comunità più numerosenelle scuole, superando ciascuna di gran lunga le100mila presenze.

I senza cittadinanza, soprattutto al Nord. Il 65,3% si concentra al Nord. Anche i dati del 2019/20 confermano che la maggioranza degli studenti senza cittadinanza italiana si concentra nelle regioni settentrionali (65,3%), a seguire nelle regioni del Centro (22,2%) e nel Mezzogiorno(12,5%). La Lombardia è, da sempre, la prima regione per numero di alunni stranieri con oltre 224mila presenze (25,6% del totale presente in Italia). La provincia italiana con il più alto numero di alunni stranieri è Milano (quasi 80mila), seguita da Roma (più di 64mila) e Torino (quasi 40mila).Le scuole italiane non toccate dal fenomeno migratorio sono il 17,9%.

Aumentano i bambini nati in Italia da coppie straniere. Rispetto all’anno scolastico precedente, i nati in Italia nel 2019/20 sono aumentati di 20mila unità e hanno raggiunto oltre 570mila presenze, cioè il 65,4% degli alunni con cittadinanza non italiana. Le percentuali più alte di allievi nati in Italia si ritrovano tra i più piccoli: circa 82 ogni 100 alunni con background migratorio delle scuole dell’infanzia sono nati nel nostro Paese. Il 30% degli studenti senza cittadinanza italiana è in ritardo scolastico. Il ritardo scolastico riguarda circa il 30%degli alunni "non italiani" (contro il 9% degli alunni italiani). Rispetto a 10 anni fa, la quota di studenti stranieri in ritardo si è ridotta di oltre 10 punti percentuali. Nonostante questi miglioramenti il ritardo rimane ancora molto elevato per i non italiani, soprattutto nelle secondarie di secondo grado, in cui il 56,2% degli studenti di origine immigrata è in ritardo di uno o più anni.

Più iscritti ai licei che agli istituti professionali. Nel 2020 i giovani tra i 18 e i 24 anni che non è in possesso di un titolo di istruzione secondaria superiore o di una qualifica professionale e che non è inserita in percorsi scolastico-formativi sono il 32,1% dei 18-24enni stranieri, ovvero il triplo degli autoctoni che si fermano all’11%. La quota di NEET (ovvero i giovani che non studiano né lavorano) nati all’estero si attesta al 36% (+4,1%rispetto al 2019) del totale dei giovani nati all’estero tra i 15 e i 29 anni residenti in Italia. Gli iscritti al liceo superano per la prima volta quelli iscritti agli istituti professionali. Negli ultimi 10 anni si è ridotta la presenza degli alunni stranieri negli istituti professionali (-9,8% in 10 anni scolastici) ed è aumentata circa in egual misura la presenza nei licei (+9,3%). Nell’anno scolastico 2019/20 i liceali fra gli studenti appartenenti a famiglie di immigrati arrivano a rappresentare il 30,9% (con 63.261 frequentanti) degli iscritti non italiani nel secondo ciclo di istruzione e superano, per la prima volta per numero, gli iscritti gli istituti professionali.