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Migrazioni, dalla Prima Repubblica si può imparare qual è l’approccio giusto al fenomeno globale: ci furono lezioni di mediazione politica

Migranti albanesi nei primi Anni '90
Migranti albanesi nei primi Anni '90 
Martedì 31 maggio all’Auditorium di Via Rieti a Roma verrà presentato l’ultimo numero della rivista Affari Sociali Internazionali dedicato all’immigrazione in Italia, curato da Franco Pittau, presidente di Idos
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ROMA - Verrà presentato il 31 maggio prossimo a Roma, presso l’Auditorium di Via Rieti (in conferenza stampa alle 14.30 e in convegno pubblico dalle 16), l’ultimo numero della storica rivista Affari Sociali Internazionali dedicato all’immigrazione in Italia nella Prima Repubblica, curato da Franco Pittau, presidente onorario di Idos. Questo lavoro, che sintetizza la lunga esperienza di ricerca di Franco Pittau, svela aspetti poco conosciuti, come ad esempio la presenza dei profughi in Italia nell’immediato dopoguerra, l’accoglienza dei rifugiati negli anni appena successivi (dai “boat people” vietnamiti, oppure i cileni in fuga dal regime di Pinochet), l’insediamento delle prime collettività di immigrati già a partire dalla fine degli anni Sessanta.

Le due leggi fondamentali del 1986 e del 1990. Fu la Corte Costituzionale a dare impulso all’approvazione della prima legge sull’immigrazione, in applicazione dell’articolo 10 della Carta e con gli occhi di oggi sorprende la straordinaria apertura dimostrata dalla popolazione e dai politici del tempo. Le minacce terroristiche perpetrate agli aeroporti di Vienna e di Fiumicino e l’attentato di Ali Agca a papa Giovanni Paolo II suscitarono sdegno e paura nell'opinione pubblica, tuttavia non si bloccò mai l’impegno legislativo imposto dalle immigrazioni, portato a termine nel 1986 dal deputato della DC Franco Foschi e, nel 1990, da Claudio Martelli del PSI, all'epoca vice presidente del Consiglio nel 7° governo presieduto da Giulio Andreotti. In entrambi i casi, con ampia maggioranza trasversale, incluso il supporto del Partito Comunista, che era all’opposizione.

La tela delle intese e delle mediazioni politiche. Questa ricerca, che verrà presentata martedì 31 maggio, supportata dagli atti parlamentari, mostra l’impegno profuso nel tessere la tela delle intese e delle mediazioni politiche, come la capacità di raggiungere momenti di unità nazionale coniugata con l’adesione all’Europa e agli organismi transnazionali, senza confondere patriottismo e nazionalismo, né mettendo in discussione o aggirando gli obblighi internazionali di accoglienza e protezione dei migranti. La ricerca offre anche un quadro inedito dello straordinario apporto di monsignor Luigi Di Liegro in ambito sociale, interculturale e sanitario, con l’apertura a obiettivi e percorsi oggi divenuti patrimonio comune.

La bella lezione che viene dal passato. In definitiva, si tratta di una ricognizione storica che non vuole affatto mitizzare il periodo della Prima Repubblica, ma intende semplicemente evidenziare come durante quella stagione - quando in Europa prevaleva un approccio restrittivo, nell'ingenua illusione che gli insediamenti dei migranti fossero temporanei - le politiche in Italia riuscirono, attraverso un lavoro di mediazione trasversale tra le varie sensibilità politiche, a sostenere una linea di sostanziale apertura verso le persone immigrate e rispettosa dei valori interculturali. Una lezione che, a parere di Idos, andrebbe oggi acquisita, come lascito di un passato di cui sarebbe utile e fruttuoso recuperare lo spirito d’accoglienza e di inclusione sociale.