ROMA - Repressione, violenza, morte: è questa la risposta delle forze dell’ordine di Spagna e Marocco alle speranze dei migranti. Per chi sogna un futuro accettabile in Europa la rotta di terra si è rivelata pericolosa quanto quella dell’Atlantico.
Il 24 giugno 2022. Quella mattina, sul confine tra Spagna e Marocco, a Melilla, c'è stato uno degli incidenti più gravi degli ultimi anni. Quel giorno – denuncia Amnesty International – tra 1.500 e 2.000 migranti provenienti dall’Africa subsahariana con una forte presenza di sudanesi, hanno tentato di attraversare il confine. Ma quando si sono avvicinati al valico informale di Barrio Chino, più di cento poliziotti spagnoli e marocchini li hanno accolti sparando proiettili di gomma, gas lacrimogeni, pietre e manganellate. La polizia ha continuato a picchiare anche quando molti dei feriti erano a terra, in stato di semi-coscienza e con difficoltà respiratorie. A tutti è stata negata la possibilità di ricevere assistenza medica.
La repressione in una spazio ristretto: non si poteva scappare. “Eravamo accerchiati, la polizia spagnola e quella marocchina ci lanciavano contro di tutto: bombe a gas, proiettili di gomma, pietre… non si vedeva niente ed era difficile respirare”, ha raccontato Zacharias, un ragazzo di ventidue anni partito dal Chad. Dopo avere attraversato otto Paesi e non essere riuscito a ottenere protezione in nessuno di essi, il giovane aveva tentato quella mattina del 24 giugno di entrare in Europa e si è trovato coinvolto nella repressione delle forze dell’ordine. La polizia è intervenuta in uno spazio ristretto, dal quale le persone non potevano scappare e questo rivela l’intenzione punitiva dell’azione. Oggi, a distanza di sei mesi, risultano morte trentasette persone e settantasette disperse.
L’inerzia di Spagna e Marocco. Nonostante siano passati sei mesi e Amnesty International abbia condiviso con le autorità spagnole e marocchine i risultati delle indagini su quanto accaduto il 24 giugno, né la Spagna né il Marocco hanno avviato indagini per fare chiarezza sulla violenza usata dalla polizia. “Questo è un insabbiamento - scrive Agnès Callamard, segretario generale di Amnesty - eppure sarebbe essenziale che i governi di entrambi i Paesi garantissero verità e giustizia su quanto è successo quel giorno, per evitare che accada di nuovo. L’inchiesta condotta in questi mesi dall’organizzazione, grazie anche a riprese satellitari, video e testimoni oculari, dimostra che gli arrivi di migranti quel giorno erano prevedibili e quindi la violenza evitabile. Già nei giorni precedenti a quel 24 giugno le persone in arrivo a Melilla erano state aggredite dalla polizia marocchina, che aveva distrutto e bruciato tutti i loro beni. “Le autorità di Spagna e Marocco continuano a negare ogni responsabilità per la carneficina di Melilla. C’è una montagna di prove gravi e di molteplici violazioni dei diritti umani, tra cui la morte, il maltrattamento di rifugiati e migranti e fino a oggi anche la mancanza di informazioni sull’identità dei defunti e sui dispersi”, conclude Agnès Callamard.
Sulla spiaggia di Tan Tan trovati 11 corpi. Almeno quarantanove persone, il 10 dicembre scorso, sono morte a Tan Tan sulla costa del Marocco, a duecento chilometri dalle isole Canarie. La denuncia arriva dall’Organizzazione Non Governativa Caminando Fronteras. Fino ad ora, sulla spiaggia di Tan Tan sono stati ritrovati undici corpi, gli altri risultano ancora dispersi. Così come risulta dispersa un’altra imbarcazione con cinquantasei persone a bordo, tra cui molti bambini, diretta sempre verso le Canarie. Le autorità spagnole la settimana scorsa hanno invece confermato il recupero dei corpi di tre persone e la messa in sicurezza di altre sei, tutte partite dall’Algeria e naufragate al largo della Murcia, nel sud della Spagna. Secondo i dati del Missing Migrant Project dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (IOM), dal 2014 ad oggi più di duemila persone sono morte nel Mediterraneo occidentale e la stragrande maggioranza degli incidenti si sono verificati nel tratto di mare verso le Isole Canarie.