ROMA - Numerose organizzazioni umanitarie si stanno mobilitando contro le decisioni del governo sulla stretta da imporre alla protezione speciale che - dicono in coso - "viola diritti fondamentali della persona e crea molti gravi disagi sociali"
Il Consiglio Italiano per i Rifugiati.
Questo organismo (CIR) - organizzazione umanitaria indipendente nata nel 1990 in Italia, su iniziativa delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di difendere i diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo e favorire l’accesso alla protezione delle persone che fuggono da guerre e persecuzioni e contribuire a dare loro accoglienza e integrazione dignitose - esprime forti preoccupazioni per gli emendamenti governativi al cosiddetto "decreto Cutro", che saranno discussi da oggi in Parlamento. "Emendamenti - si legge in una nota del CIR - che vanno a restringere ulteriormente le maglie della protezione speciale, togliendo diritti alle persone che non possono tornare in condizione di sicurezza nel proprio Paese. Norme che non serviranno a governare le migrazioni, ma che avranno come unico effetto quello di creare maggiori sacche di disagio sociale".
Norma contraria alla Costituzione. Si tratta di cambiamenti che dovrebbero eliminare la protezione speciale per quanti nei loro Paesi non possono godere delle libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione e dagli obblighi internazionali dell’Italia. Una norma che va ben oltre anche alle limitazioni imposte dai primi Decreti Salvini. “Questa norma - ha sottolineato Roberto Zaccaria, presidente del CIR - è in contrasto con quanto ricordato dal Presidente Mattarella, già in occasione dell’emanazione dei Decreti sicurezza: nessuna norma ordinaria può derogare agli obblighi di rango superiore, come la Costituzione e i trattati internazionali. È una previsione del tutto irricevibile - ha concluso Zaccaria - e che contrasta con il disposto del 3 comma dell’art.10 della Costituzione”.
Comunità di Sant'Egidio e Chiese Evangeliche.
La Comunità di Sant’Egidio e la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, che da anni seguono il fenomeno e realizzano gli ormai collaudati Corridoi umanitari, lanciano un appello al Governo e al Parlamento. "Il pacchetto di nuove regole previste - si legge in una nota congiunta - rischia infatti di intaccare un modello che, sia pure tra luci ed ombre, ha consentito di tutelare diritti fondamentali, di garantire reali processi di integrazione e di contenere fenomeni di irregolarità e devianza. In particolare occorre riconsiderare gli effetti che avrebbe una restrizione della cosiddetta protezione speciale che - occorre ribadire - non è un provvedimento esclusivamente italiano perché praticato, in forme diverse tra loro, da numerosi altri paesi dell’Unione.
Le gravi conseguenze sulle persone. Queste, infatti, non potrebbero essere più protette se a rischio di trattamenti disumani nei loro Paesi di origine, né riceverebbero più cure indispensabili per la loro sopravvivenza, né avrebbero la possibilità di essere accolti quando fuggono per calamità naturali come alluvioni e terremoti. Si tratta – è bene ricordarlo – di diritti garantiti dalla nostra Costituzione, di fronte ai quali le commissioni giudicanti e la magistratura non potranno chiudere gli occhi.
Si allargherebbe l'area della illegalità. Infine la non conversione della protezione speciale in permesso di soggiorno per motivi di lavoro allargherebbe in modo preoccupante l’area di irregolarità (e quindi anche di insicurezza) proprio in un momento in cui tutte le forze produttive del paese chiedono una consistente immissione nel mercato di cittadini stranieri. Si tratta di un appello che si basa sull’esperienza concreta di integrazione realizzata dal 2016 attraverso i Corridoi umanitari: un’esperienza fondata sulla legalità, che ha avuto importanti riconoscimenti istituzionali, e che viene portata ad esempio da tutte le forze politiche, di maggioranza come di opposizione.
Si rischia l'effetto opposto. Il rischio di un restringimento della protezione speciale è quello di produrre un effetto opposto a quello desiderabile e pubblicizzato, non favorendo o interrompendo quei percorsi di integrazione e di ‘buona immigrazione’ di cui il Paese, anche alla luce dei dati sul deficit occupazionale in varie filiere, ha invece bisogno.
Medici per i Diritti Umani
Questa organizzazione (MEDU) considera "sciagurata la decisione del Governo di eliminare la protezione speciale. Tra le ragioni addotte per l’emanazione decreto Cutro (Ddl 591/2023) - approvato dal Governo in seguito al drammatico naufragio sulle coste della Calabria costato la vita ad oltre 90 migranti e ora all’esame del Senato – il fatto che tale tipologia di permesso di soggiorno rappresenterebbe 'un’anomalia' rispetto agli altri Paesi europei, nonché un pull factor di immigrazione. È invece vero - si legge ancora nel documento diffuso dall'ONG - che 18 Paesi Ue su 27 prevedono forme di protezione analoghe, complementari rispetto alla protezione internazionale. È inoltre fondamentale rammentare che questa forma di protezione è stata introdotta con lo stesso Decreto Salvini (Legge 32/2018) e poi modificata nel 2020 (Legge 173/2020) ampliandone i requisiti per l’ottenimento, per arginare le conseguenze disastrose dell’eliminazione della protezione umanitaria".
Una misura che non considera le cause delle partenze. In seguito alle modifiche, la protezione speciale infatti esclude la possibilità di allontanamento dal territorio nazionale del cittadino straniero, quando ciò implichi una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare. La conseguenza immediata e inevitabile dell’abolizione della protezione speciale non sembra poter essere quella di ridurre le morti in mare, dal momento che le cause delle partenze non vengono in alcun modo affrontate e le possibilità di accesso sicuro e in regola ai Paesi Ue restano residuali. La vera e preoccupante conseguenza sarà un esponenziale aumento del tasso di irregolarità, se si pensa che solo nel 2022 la protezione speciale è stata riconosciuta a 10 mila persone.
Le cliniche mobili di MEDU. Come gli operatori dell'ONG hanno modo di osservare quotidianamente attraverso le sue cliniche mobili che prestano assistenza medica in alcuni degli insediamenti e delle aree più emarginate d’Italia, la precarizzazione delle condizioni giuridiche determina l’aumento della marginalità, dei fenomeni di sfruttamento e un drastico peggioramento delle condizioni di salute psico-fisica delle persone migranti che la subiscono. Sono le stesse criticità rilevate dai progetti di salute mentale transculturale che MEDU porta avanti da quasi dieci anni dalla Sicilia, a Roma, a Firenze.
Assistite oltre mille persone. I team di medici, psicologi, operatori psico-sociali e mediatori culturali di MEDU hanno assistito oltre mille persone, provenienti da più di ottanta paesi sopravvissute a torture, abusi e violenze gravissime. Tantissime di queste persone si sono viste riconoscere in questi anni un permesso di soggiorno per protezione speciale in ragione della loro altissima vulnerabilità. L’abolizione della protezione speciale porrà tante persone migranti che soffrono di forme di grave disagio psichico post-traumatico, dal PTSD alla depressione, o che sono a rischio di svilupparle, in condizioni di maggiore fragilità aggravandone la sofferenza e compromettendone la capacità di recupero con conseguenze estremamente negative anche per la società che le accoglie.
A chi giova questa scelta? E' la domanda posta da MEDU, che poi dà una risposta: "Non alle persone migranti e richiedenti asilo, che continueranno a raggiungere il nostro Paese dal momento che le condizioni di instabilità politica, povertà, disuguaglianza, crisi ambientale non vengono in alcun modo affrontate. Non alla popolazione dei paesi di destino, dal momento che l’irregolarità produce illegalità ed esclusione, fenomeni questi che contribuiscono ad aumentare le tensioni e la conflittualità sociale. Appare piuttosto - prosegue la nota - il risultato di un’ennesima scelta miope di mera propaganda politica, dettata dall’incapacità o mancanza di volontà politica di individuare e affrontare in modo lungimirante e pragmatico le cause e gli effetti di un fenomeno epocale, quello delle migrazioni, destinato a caratterizzare la nostra epoca e i nostri spazi di convivenza". MEDU assieme a numerose organizzazioni aderisce alla mobilitazione nazionale di oggi contro la conversione in legge del Decreto Cutro
Un Ponte Per...
“Cancellare la protezione umanitaria speciale a persone che rischiano la propria vita e libertà nel loro Paese - dice un documento dell'ONG - è un atto indegno di un Paese civile che si proclama democratico. Non è vero che - come ripete da giorni la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - non esista una simile protezione negli altri Paesi dell’Unione Europea. E’ semmai vero il contrario”.Lo afferma il co-Presidente di Un Ponte Per che in questo momento sta partecipando al presidio del mondo dell’associazionismo e della solidarietà che si sta svolgendo in piazza Madonna del Loreto a Roma per protestare contro il “decreto Cutro”.
Nella clandestinità migliaia di persone. “La cancellazione della protezione umanitaria speciale – spiega Nicotra – getterà nella clandestinità migliaia di esseri umani e non fermerà certamente il flusso di persone che fuggono da guerre, persecuzioni e carestie. Si supera così pericolosamente una linea rossa facendo un regalo a chi sfrutta la manodopera a nero e alle organizzazioni criminali verso le quali le persone private di protezione saranno spinte. Occorre fermare questa follia.”