ROMA - Alla fine, accade tutto nel Mediterraneo. La culla della nostra civiltà, il vento che accarezza gli ulivi, il mare nemico. “Il nostro paradiso è il loro inferno”, racconta Regina Catrambone. La storia di una illuminazione: durante una traversata in yacht lei vede una giacca beige galleggiare. E la vita sua e quella del marito cambia. Dieci anni dopo, nasce questo libro “Raccogliere il mare con un cucchiaino” (ed.Città Nuova), che poi sarebbe la frase che un uomo potente disse sottovoce a Regina, durante una cerimonia pubblica.
"Per non essere complici dei respingimenti". Assieme a Chris, lei ha fondato l’Ong internazionale MOAS (Migrant Offshore Aid Station), con base a Malta. Imprenditori nel campo delle assicurazioni, un giorno comprano una nave per adattarla al recupero dei migranti. Per non diventare complici dei respingimenti, scelgono poi altre zone di emergenza per i loro interventi: Yemen, Bangla Desh, ora l’Ucraina. Tra i pochi ad essere intervenuti in solidarietà con i reietti Rohingya, una minoranza musulmana che non trova pace né tetto, perseguitata dalla dittatura militare del Myanmar.
Un viaggio a ritroso nel tempo. Il libro è un viaggio a ritroso nel tempo: nelle scelte di ognuno di noi c’è la memoria di quello che siamo stati. Chris Catrambone lascia New Orleans e ripercorre al contrario il viaggio del suo bisnonno. Incontra sul lavoro Regina Egle Liotta, una donna calabrese che sa bene l’inglese. A un certo punto decidono di combattere insieme “la globalizzazione dell’indifferenza” quella citata da Francesco. Siamo stati tutti migranti - scrive Regina - abbiamo solo rimosso il nostro dolore”. In tutte le nostre famiglie ci sono persone che sono partite, nonni che non sono più tornati, anche noi siamo stati vittima del razzismo. Siamo passati da Ellis Island e ci hanno chiamati mozzarellanigger.
Come abbiamo fatto a dimenticarlo? Tutte le persone che rischiano la vita per arrivare in Europa lo fanno per un solo motivo: sanno che dall’altra parte del mare c’è l’acqua, l’istruzione per i figli, un lavoro: anche il più umile. Arrivano da terre da noi depredate, non ci sfiora il dubbio che quelle tonnellate di rifiuti elettronici nelle discariche avvelenate di Accra siano il nostro peccato. E che non sia il capriccio di due ricchi, si capisce dalle storie feroci e felici che Regina Catrambone racconta, gli incontri che cambiano la vita. Fatima, Aisha, Samira: esistenze che sembrano senza futuro: stupri, stragi. E noi che facciamo finta di non sapere. Persone che partono con la speranza, ma trovano in Italia la disperazione. Ma un giorno Regina arriva in una scuola per parlare ai ragazzi, e ce n’è uno con le treccine che si alza e dice: “Ti ricordi di me?”. Otto anni prima è stato salvato: ora Afana sta scrivendo la sua tesi di dottorato sulla emigrazione. La dedica “ai caduti lungo il cammino”. E la storia di Lamin? Gambia-Senegal-Mali-Burkina Faso-Nigeria. Incredibili peripezie, lavoro nero, mille vite.
Quel salvagente regalato a Papa Francesco. Un giorno, grazie a Moas, Lamin arriva a regalare un giubbotto salvagente al Papa. Le storie delle persone spiegano meglio degli editoriali. La giungla delle leggi internazionali, per esempio. Incomprensibili a noi, figuratevi a loro. E anche le resistenze culturali. Mohamed, accolto e amato da una famiglia matriarcale, non comprende il modello, lo rifiuta, fino ad andarsene. Il libro è una buona guida al significato delle parole. Per esempio il porto era una volta il luogo sicuro, il luogo dell’accoglienza, oggi diventa un centro di detenzione. Il confine può essere perfino hbuono, le rimesse fanno il percorso inverso rispetto alle persone. Il passaporto ci rende diversi, ed è la più grande delle ingiustizie: un italiano può entrare in 173 paesi, un afgano in 38, un Rohingya in nessuno, perché apolide. L’iperinformazione occulta queste piccole grandi verità “Non si può far finta di niente” conclude Regina. E bisogna riconoscere la paura degli altri.