Mondo Solidale

Profughi, Cutro: "Sono sopravvissuto al mio fratellino di sei anni, mi sono tuffato nell'acqua gelata, ma non è servito a niente"

Profughi, Cutro: "Sono sopravvissuto al mio fratellino di sei anni, mi sono tuffato nell'acqua gelata, ma non è servito a niente"
L'inchiesta del collettivo di giornalisti internazionali Lighthouse Reports, realizzata da cinque testate europee per ricostruire le falle nei soccorsi durante il naufragio di Cutro del 26 febbraio scorso. Morirono 94 persone, tra cui 35 bambini
3 minuti di lettura

ROMA (Agenzia DIRE) - "Quella notte ho afferrato mio fratello Sultan di 6 anni e con mio zio ci siamo tuffati nell'acqua gelida. Dopo un'ora, intorno alle 4 del mattino, il mio fratellino è morto. La Guardia costiera italiana è arrivata due ore dopo a recuperarci". Assad Almulqi è un profugo siriano di 22 anni, uno dei sopravvissuti al naufragio di Cutro, in  Calabria, in cui sono morte 94 persone, tra cui 35 bambini. Dalla Turchia, tre giorni prima, ne erano partite 160, in maggioranza afghane e pakistane. Suo zio Feras Alghazy aggiunge: "Quando siamo saltati in acqua c'erano ancora tante persone sulla barca, sentivamo la gente gridare, anche i bambini. Dopo 30-40 secondi il silenzio: erano tutti affogati".

Le presunte falle nei soccorsi. Ora i due uomini vivono in Germania, dove nel cimitero di Dresda riposa il piccolo Sultan. A raccogliere le testimonianze di quei momenti è un'inchiesta del collettivo di giornalisti internazionali Lighthouse Reports, realizzata grazie a una collaborazione tra cinque testate europee, tra cui l'italiana Domani. Grazie a documenti e registrazioni inedite e ricostruzioni in 3D, l'inchiesta punta a ricostruire le presunte falle nella macchina dei soccorsi. I reporter concludono accusando Frontex e le autorità italiane di sapere che la 'Summer Love' - il caicco progettato per 16 persone e che ne accoglieva dieci volte tante - correva un grave pericolo quasi sei ora prima che si schiantasse poi al largo della località calabrese, in condizioni meteo
proibitive.

Indaga la Procura di Crotone. Sulla vicenda sta indagando anche la procura di Crotone, che il primo giugno ha disposto perquisizioni e verifiche nelle sedi di Frontex, Guardia di Finanza e Guardia costiera ed emesso sei avvisi di garanzia per omicidio e disastro colposo in conseguenza di omissione di soccorso. Tre degli indagati sono finanzieri, mentre l'identità degli altri tre è "omissis", ossia non è stata ancora resa nota. Tra le novità principali che emergono dal lavoro di Lighthouse, ci sarebbero i documenti relativi a Frontex che evidenzierebbero incongruenze nelle informazioni trasmesse in tempo reale alle autorità italiane: se pubblicamente è stato detto che la 'Summer Love' è stata individuata grazie a una chiamata satellitare partita dal barchino, tali documenti indicherebbero che le telefonate in realtà erano di più, un elemento che avrebbe dovuto rafforzare la tesi secondo cui poteva trattarsi di un'imbarcazione con a bordo dei migranti.

Ciò che non è stato fatto e si doveva fare. Se la forte risposta termica e la linea di galleggiamento molto bassa non fossero stati elementi sufficienti, poi, i "forti venti" rilevati dal pilota dell'aereo di ricognizione di Frontex che per primo individuò il caicco avrebbe potuto far scattare subito un'operazione di ricerca e soccorso (Sar) dall'Italia. Tuttavia, sebbene il cattivo tempo risulti la motivazione per la quale l'aereo rientrò, l'agenzia europea per il controllo delle frontiere dopo il naufragio disse che il velivolo 'Eagle 1' era tornato alla base "per fare rifornimento". Klaas van Dijken, direttore di Lighthouse Reports, sottolinea: "Da subito le ricostruzioni fornite dalle autorità italiane e da Frontex non combaciavano, sapevamo che qualcuno non stava raccontando la verità. D'altronde il sovraffollamento di una imbarcazione, così come le cattive condizioni del meteo, sono di per sé segnali di pericolo che, stando alle norme di Frontex e dell'Italia, devono far scattare un'operazione Sar e non di polizia. Col nostro lavoro quindi - conclude - abbiamo voluto ricostruire la storia di quella notte: i sopravvissuti e i familiari delle 94 vittime hanno il diritto di conoscerla".

L'appello di Amnesty International. All'Agenzia Dire il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury lancia un appello: "Basta rimpallarsi le responsabilità: le autorità italiane e Frontex dicano che cosa non è andato e si assumano la responsabilità, perché quel naufragio poteva e doveva essere evitato". Sempre alla Dire Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione di Arci, osserva: "Nel caso di Cutro ha probabilmente prevalso l'idea che servisse un'operazione di polizia, nonostante le informazioni disponibili indicassero un rischio di naufragio. Le autorità italiane hanno quindi inviato imbarcazioni di controllo e non di salvataggio, che poi sono dovute rientrare per le cattive condizioni del meteo".

La volontà politica prevale sull'urgenza dei soccorsi. Il responsabile avverte che "troppo spesso la volontà politica ha la meglio" sull'urgenza dei soccorsi. Come dimostra il caso della "generosa accoglienza" riservata ai profughi ucraini dopo lo scoppio della guerra, "ben 170mila quelli arrivati in Italia". Un trattamento "differenziato" che, secondo Miraglia, riguarda anche gli stessi afghani: "Da un lato l'Italia, dopo l'avvento dei talebani, annunciò la volontà di accoglierli: coi corridoi umanitari sono arrivate per vie legali diverse centinaia di persone. Altri però, vengono poi respinti lungo la rotta balcanica oppure tenuti lontani dall'Europa tramite l'accordo stretto con la Turchia di Erdogan, e pagato coi soldi dei contribuenti. L'Italia potrebbe accogliere molto di più, ma non programmando gli interventi con risorse certe, produce l'emergenza che poi la propaganda strumentalizza".