ROMA – A sei mesi dall’ultima conferenza delle Nazioni Unite per lo Yemen, i progressi per la pace procedono a un ritmo lentissimo e i finanziamenti per soddisfare le esigenze di base di migliaia di persone vulnerabili sono ancora insufficienti.
Gli sfollati. Nonostante una significativa diminuzione dei combattimenti dopo la tregua dello scorso anno mediata dalle Nazioni Unite, oltre 4,3 milioni di persone rimangono sfollate in tutto il Paese. La maggior parte non può tornare a casa per motivi di sicurezza. Molti sono dispersi in centinaia di campi profughi disseminati nelle aree meno sviluppate, principalmente lungo la linea del fronte. Altri si sono rifugiati nelle zone urbane dove i servizi sociali sono più facilmente disponibili. La povertà diffusa resta uno dei problemi più grandi da affrontare. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), è fondamentale trovare soluzioni concrete e durature per le comunità sfollate che si sono stabilite nelle nuove aree, perché probabilmente vi resteranno a lungo. I principali settori in cui bisogna intervenire, anche con finanziamenti consistenti, sono quello dell’agricoltura e dell’istruzione, dei sistemi idrici e delle infrastrutture.
La tratta di esseri umani. I migranti rimangono tra i soggetti più vulnerabili. La rotta marittima che parte dal Corno d’Africa e arriva in Yemen è la seconda più trafficata del mondo, dopo quella del Mediterraneo centrale. Secondo l’OIM circa 90 mila migranti – per lo più etiopi – sono arrivati sulle coste dello Yemen in questa porzione di 2023, con l’obiettivo di raggiungere l’Arabia Saudita come destinazione finale del viaggio. Purtroppo in decine di migliaia sono rimasti bloccati nel Paese e non possono tornare indietro perché non hanno più i soldi per farlo.
Schiavitù, torture, estorsioni. Ai migranti vengono spesso promessi buoni posti di lavoro e condizioni di vita dignitose, senza fare alcun riferimento alle sfide che la gran parte delle volte sono costretti ad affrontare nel corso del viaggio. L’OIM denuncia che migliaia di persone vengono vendute come schiavi sessuali, torturate e filmate dai trafficanti di esseri umani in modo da poter estorcere denaro alle famiglie, costrette a lavorare per mesi senza retribuzione nelle aziende agricole. La situazione dei migranti che raggiungono lo Yemen è diventata una vera e propria crisi di proporzioni straordinarie, avverte l’agenzia delle Nazioni Unite. Molti hanno anche difficoltà ad accedere ai servizi pubblici essenziali, come l’assistenza sanitaria, gli alloggi sicuri, le strutture igienico-sanitarie e il cibo, oltre a subire stigmatizzazioni e discriminazioni.
Gli aiuti. Gli operatori umanitari che lavorano lungo la rotta migratoria che dal Corno d’Africa arriva in Yemen si stanno adoperando per garantire assistenza a tutte le persone in movimento e per fare in modo che coloro che desiderano tornare a casa possano farlo in sicurezza e volontariamente. Ma la domanda supera le risorse disponibili e crea, così, un’ulteriore crisi.
L’aiuto della popolazione locale. In un contesto del genere sono i membri della comunità yemenita che spesso fanno di tutto per aiutare i nuovi arrivati. Migliaia di yemeniti lavorano per agenzie umanitarie e organizzazioni non governative in aree estremamente pericolose. I medici prestano soccorso alle persone con malattie croniche o a quelle che si ammalano durante il viaggio, gli ingegneri costruiscono estese reti idriche in terre aride per creare almeno le basi dei servizi idrico-sanitari essenziali, i leader delle comunità si battono per evitare che la scarsità delle risorse e dei mezzi diventi motivo di ulteriore conflitto tra gli autoctoni e i nuovi arrivati, gli insegnanti si occupano dei bambini la cui formazione si è interrotta a causa della guerra. Sono piccoli eroi non celebrati né dalla stampa né dagli Stati, che però svolgono compiti fondamentali per gli obiettivi dell'Agenda 2030, soprattutto per quanto riguarda la pace e lo sviluppo, e per questo avrebbero bisogno di sostegno umano ed economico.