Mediterraneo, un grande cimitero a cielo aperto con migliaia di corpi di bambini annegati
ROMA – Il numero di arrivi ha raggiunto il picco nel mese di settembre soprattutto nell’isola di Lampedusa, dove 4.800 persone sono arrivate in un solo giorno, documenta l’agenzia. L’unico centro di accoglienza per migranti che si trova sul posto è in stato di sovraffollamento. Migliaia di persone sono state già trasferite sulla terraferma.
I dati sulle morti. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), quest’anno la traversata nel Mediterraneo Centrale ha ucciso almeno duemila persone e si tratta di una cifra approssimativa perché il numero di imbarcazioni che svanisce nel nulla, senza lasciare traccia, è decisamente più alto. I bambini che intraprendono questi viaggi da soli, vengono caricati su gommoni sovraffollati o su pescherecci di legno poco solidi, inadatti ad affrontare il mare quando si increspa o le piogge, quando arrivano. La gran parte dei bambini vengono sistemati nella stiva delle navi, altri su chiatte di ferro, particolarmente pericolose per la navigazione, denuncia l’UNICEF. Per l’organizzazione, la scarsa presenza di operazioni di ricerca e salvataggio in mare aggrava i pericoli della traversata, soprattutto per i bambini che sono i soggetti più fragili.
All’origine delle migrazioni. Guerra, conflitti, violenza e povertà sono tra i principali fattori che spingono i bambini a fuggire da soli dai loro paesi d’origine. L’UNICEF spiega che i bambini non accompagnati sono a rischio di sfruttamento e abusi in ogni fase del loro viaggio, e che le ragazze e i bambini provenienti dall’Africa sub-sahariana hanno maggiori probabilità di subire soprusi e violazioni. Tra giugno e agosto di quest’anno, almeno 990 persone, compresi bambini, sono morte o scomparse mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo centrale, il triplo rispetto allo stesso periodo dell’estate scorsa, quando 334 persone hanno perso la vita.
I sopravvissuti. I bambini che sopravvivono al viaggio vengono trattenuti in centri conosciuti come hotspot prima di essere trasferiti in strutture di accoglienza che spesso sono chiuse e limitano i movimenti e la libertà. Attualmente sono oltre 21.700 i minori non accompagnati in tutta Italia che si trovano in tali strutture, un anno fa erano 17.700. Le morti nel Mar Mediterraneo sono la testimonianza di un sistema migratorio che a livello europeo non solo non funziona, ma peggiora le cose, commentano dall’UNICEF. Servirebbe una risposta europea per sostenere i bambini e le famiglie in cerca di asilo e sicurezza e un aumento sostanzioso degli aiuti internazionali per supportare i Paesi che si trovano ad affrontare molteplici crisi, da quelle guerre, alla fame, all’emergenza climatica. Bisognerebbe puntare ad alleviare quanto più possibile la sofferenza dei bambini, anche garantendo vie sicure e legali per l’emigrazione ed evitando che i minori non accompagnati che arrivano in Europa vengano tenuti chiusi per lungo tempo nei centri.