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Migrazioni, il Festival dei Popoli: lo sguardo al di là della “fortezza Europa” con i documentari che raccontano storie di migliaia di migranti

I film-documento in concorso alla 64esima edizione della rassegna a Firenze, fino al 12 novembre
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ROMA – Agàpe, il documentario di Velania A. Mesay e Tomi Mellina Bares, coprodotto da Confronti Kino, è in concorso per l'Italia al Festival dei Popoli, sarà presentato mercoledì 8 novembre alle 20.00 presso lo Spazio Alfieri di Firenze, in via dell'Ulivo, 8. Nei nove giorni di festival – a Firenze fino al 12 novembre - sarà presentato il meglio della produzione italiana del 2023, nel Concorso Italiano con 7 documentari che raccontano il Paese nelle sue dinamiche interne e nelle sue relazioni con l’esterno, tra Sud e Nord, centro e periferia, componendo un ritratto emotivo e politico tra il personale e il collettivo. La giuria del concorso italiano è composta dalla distributrice e produttrice Raffaella Pontarelli, dalla regista, produttrice e sceneggiatrice Micol Roubini e dal distributore Pietro Liberati, che assegnerà il Premio al Miglior documentario italiano.

Cos’è il Festival dei Popoli. E’ un festival cinematografico organizzato dall'omonima associazione non-profit Festival dei popoli, fondata nel 1959 a Firenze da un gruppo di studiosi di scienze umane: antropologi, sociologi, etnologi e mass-mediologi. Da quando l’Europa si è trasformata in una fortezza per le migliaia di migranti che tentano di raggiungerla, non sono mancate le testimonianze raccolte sul campo da parte di giornalisti, reporter e operatori umanitari. Immagini, video, racconti, interviste, reportage e documentari hanno contribuito, in maniera più o meno realistica, spettacolare e/o scenica, ad informare istituzioni e società civile su quanto stesse accadendo nei nostri mari, a ridosso dei confini e nei centri di accoglienza e identificazione.

Uno sguardo sulle privazioni di chi emigra. Pur nella diversità delle innumerevoli rappresentazioni, il focus è quasi sempre stato la rappresentazione del dolore, della disperazione, delle perdite, delle privazioni, delle violenze subite e delle gravi ed indifendibili violazioni dei diritti fondamentali facenti tutti parte di una grande e dolorosa storia collettiva: quella delle migrazioni. Pur riconoscendo grande valore ed importanza alla mole di testimonianze di questo particolare passaggio storico, sul quale il nostro Paese e l’Europa tutta dovrà un giorno rendere conto, e proprio traendo spunti di riflessione dalle stesse, questo progetto intende spostare il punto di vista, lasciando sullo sfondo la storia e le storie, per concentrarsi su aspetti inediti, tralasciati, trascurati, negati.

Uno sguardo diverso su storie personali. “Negli ultimi due anni – hanno detto i registi Velania A. Mesay e Tomi Mellina Bares – abbiamo visitato i luoghi cardine della migrazione verso l’Europa, filmando ambienti e raccogliendo decine di interviste, con il supporto di traduttori, mediatori e fixer locali, instaurando rapporti di reciproca fiducia, accoglienza e solidarietà e, soprattutto, con l’intenzione di offrire una diversa chiave di lettura, un diverso sguardo che si discostasse dalla storia collettiva per posarsi sulle storie personali, familiari ed intime dei protagonisti e poter parlare con loro non più e non tanto delle terribili esperienze del loro progetto migratorio, ma lasciandole volutamente sullo sfondo, per permettersi anche in questa terribile condizione di esplorare i propri sentimenti”.

Gli obiettivi della rassegna di Cinema. Con il documentario, insomma, ci si prefigge l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e società civile sui temi delle migrazioni e dei migranti, con una chiave di lettura diversa, più intima e più personale, nel tentativo di offrire l’opportunità di esplorare ambiti inediti e di mostrare rinnovate forme di accoglienza e solidarietà. Si vuole inoltre stimolare una riflessione, privata e collettiva, sui sentimenti, sull’amore, partendo proprio dagli ultimi.

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