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Libano, la povertà sempre più diffusa è alimentata ancora dall’ondata migratoria non solo di siriani e dallo sfollamento interno da Sud per i rischi di guerra con Israele

Intere famiglie, oltre che molti giovani continuano ad attraversare il confine pagando 100 dollari a testa ai contrabbandieri
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BEIRUT - Si fugge dalla dalla povertà, ma anche dai rischi di guerra, soprattutto nel Sud del Paese, dalle città di Sidone, Tiro, Jezzin e Nabatiye, dove la minaccia di una espansione del conflitto israelo-palestinese sulla popolazione civile si avverte quotidianamente. In più rimangono aperte le decine di rotte e sentieri migratori che collegano la Siria al Libano, sempre meno controllate dalla pressoché assente presenta di pubbliche autorità libanesi. Così, centinaia di siriani, iracheni, afghani, che siano soli o con le loro famiglie, continuano ad arriva in un Paese – come sottolineano i periodici rapporti dell’UNHCR e dell’OIM – dove risiedono circa 5 milioni e mezzo di persone, ma con in più un milione di profughi ufficialmente censiti, che in realtà sarebbero circa il doppio.

Arrivano con qualsiasi mezzo. Anche a bordo di motociclette, per poi sparire dopo aver attraversato una lunghissima linea di confine di 350 chilometri. Alcuni operatori umanitari che lavorano in Libano raccontano situazioni di migranti illegali che attraversano la frontiera con la Siria a bordo di un camion, mescolati con i carichi più disparati. Gli addetti al controllo, risultano essere insufficienti rispetto alle necessità imposte dal volume di passaggi che avvengono. Secondo dati dello stesso ministero dell’Interno libanese relativi a migranti, l’esercito riesce a controllare solo una minima parte delle persone che arrivano. Il discorso è diverso invece per gli sfollati interni, che si spostano da Sud a Nord: secondo stime recenti si calcola siano oltre 50 mila.

Il rischio di infiltrazioni jihadiste. Il governo di Beirut ha anche lanciato l’allarme che allude ad un fenomeno migratorio che non ha precedenti. Ma soprattutto fa riferimento ai rapporti di alcune postazioni militari lungo il confine che segnalano il fermo di uomini trovati in possesso di armi e per questo arrestati. L’ondata migratoria verso il Libano e gli spostamenti interni della popolazione, sta facendo sprofondare il Paese in una crisi sociale ed economica per la quale al momento non si vede una via di uscita. In più, analisti e numerosi operatori umanitari di diverse Agenzie internazionali e Ong, segnalano come questa pressione umana, spesso incontrollata e illegale, possa essere sfruttata dai movimenti estremisti islamici, che voglio infiltrarsi anche in Libano.

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