ROMA – Venerdì pomeriggio la Libreria GRIOT ha ospitato la presentazione di “L’immigrazione e il vincolo liberale”, il nuovo volume di Alfredo Rodrigues pubblicato da Meltemi Editore. Con l’autore è intervenuto il ricercatore Michele Colucci. Il libro analizza le politiche migratorie dell’Unione europea tra il 2015 e il 2024, con particolare attenzione alle strategie adottate per contrastare l’immigrazione irregolare e alle implicazioni normative nel contesto italiano.
Tra Stato nazione e diritti umani. Il punto di partenza del volume è la tensione tra due principi: da un lato la sovranità degli Stati nel controllo delle frontiere e nella gestione degli ingressi; dall’altro i vincoli imposti dal sistema internazionale di tutela dei diritti umani, che obbligano gli Stati a garantire diritti fondamentali indipendentemente dalla cittadinanza o dallo status giuridico delle persone. Nel corso dell’incontro l’autore ha individuato tre nodi principali dell’attuale sistema europeo di gestione delle migrazioni.
Il principio di non respingimento. La riflessione teorica parte dal trattato Per la pace perpetua (1795) di Immanuel Kant, dove il filosofo sostiene che il diritto cosmopolitico debba basarsi su condizioni di ospitalità universale. Come ricordato dall’autore, per Kant non si tratta di filantropia ma di diritto. Nel secondo dopoguerra questo principio è diventato uno dei pilastri del sistema europeo di protezione dei diritti: uno Stato non può espellere una persona verso un Paese dove rischierebbe trattamenti inumani o degradanti. Secondo Rodrigues, tuttavia, negli anni il diritto applicato ai migranti ha trovato strumenti per limitare o aggirare questo principio.
Il tema controverso de “I Paesi Sicuri”. Tra i temi più discussi vi è quello dei cosiddetti “Paesi terzi sicuri”, una categoria giuridica che consente il rimpatrio o il trasferimento dei richiedenti asilo. Nel dibattito pubblico sono spesso citati Paesi come Egitto o Albania, la cui inclusione in queste liste è oggetto di contestazione da parte di organizzazioni per i diritti umani.
L’esternalizzazione delle frontiere. Il secondo nodo analizza la strategia attraverso cui l’Unione europea affida a Paesi terzi il controllo dei flussi migratori tramite accordi politici, cooperazione e finanziamenti. Un esempio spesso citato riguarda i programmi di collaborazione con la Libia per il controllo delle partenze nel Mediterraneo.
Le frontiere centro di dinamiche globali. Su questo punto è intervenuto anche il ricercatore del CNR Michele Colucci, che ha sottolineato come il tema delle frontiere sia oggi al centro di dinamiche globali. «L’indignazione che molti esprimono nei confronti delle politiche di Donald Trump – ha osservato – rischia di oscurare il fatto che l’Europa utilizza da tempo strumenti simili, anche se in forme meno spettacolari». Secondo l’autore, il controllo dei confini e la gestione delle migrazioni rappresentano oggi una questione che attraversa diverse aree del mondo.
L’orrore dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio. Introdotti a partire dalla normativa sulla detenzione amministrativa alla fine degli anni Novanta, i CPR (10 in totale in Italia) ospitano cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno in attesa di rimpatrio. La permanenza può arrivare fino a 18 mesi e riguarda persone che non hanno necessariamente commesso reati né sono in attesa di una sentenza penale ma in stato di fermo amministrativo.
I CPR luoghi di isolamento, violenza, incertezza. Nel corso della ricerca, ha spiegato Rodrigues, molte delle persone intervistate hanno descritto i CPR come luoghi di forte isolamento, violenza ed incertezza. Sono strutture difficilmente accessibili dall’esterno e la loro gestione è spesso oggetto di critiche da parte di associazioni e osservatori indipendenti, poiché i migranti sono abbandonati a loro stessi e a potenziali abusi a loro inflitti, come la somministrazione forzata di psicofarmaci e calmanti.
Il punto centrale riguarda il rispetto di diritti fondamentali. La questione centrale, secondo l’autore, riguarda il rispetto di diritti fondamentali come il diritto alla vita, alla libertà e alla difesa in ovvia violazione all’interno di queste strutture.[Ritorno a capo del testo][Ritorno a capo del testo]Il volume propone una riflessione politica più ampia sul rapporto tra migrazioni e democrazia.
Uscire dalla logica della sicurezza. Per Rodrigues, il tema delle espulsioni non può essere affrontato esclusivamente come questione di sicurezza. Il punto decisivo resta il ruolo delle società democratiche: la sovranità appartiene ai cittadini e le politiche migratorie sono il risultato di scelte politiche che possono essere discusse e modificate attraverso il confronto pubblico e la partecipazione democratica, e qui risiede la sola speranza.