Mondo Solidale

EMERGENZA UMANITARIA

Profughi nel deserto: "Ci stanno spostando"
Il dramma dei sequestrati dalle bande beduine

Ascoltati da padre Zerai, dell'agenzia Habeisha, le persone segregate hanno riferito di essere ormai divisi in gruppi e dunque c'è il sospetto che i loro aguzzini li vogliano spostare altrove o venderli ad altri trafficanti della zona. Le condizioni fisiche delle persone sono allo stremo. Il ruolo dell'Europa

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ROMA - Padre Moses Zerai, direttore dell'agenzia eritrea Habeisha ha potuto parlare ancora una volta con uno dei profughi Eritrei sequestrati dai trafficanti di esseri umani nel deserto del Sinai egiziano, ad una ventina di chilometri dal confine con Israele, che adesso - riferiscono fonti egiziane - sarebbero in tutto circa 300. Hanno riferito che li stanno dividendo in gruppi e questo fa sorgere il sospetto che i loro aguzzini li vogliano spostare altrove, se non addirittura venderli ad altri trafficanti della zona. Le condizioni fisiche delle persone, imprigionate da oltre un mese, sono allo stremo e chiedono un intervento immediato delle autorità egiziane - le quali affermano che esistono trattative in corso con le bande di beduini sequestratori - e dei governi democratici europei. Alcuni di loro sono stati picchiati perché i soldi richiesti ai familiari ancorano non arrivano. Oltre tutto, hanno riferito i prigionieri, è stato impedito loro anche di pregare, i carcerieri hanno strappato le pagine di una Bibbia ed alcuni testi di preghiera in possesso dei profughi.

Intanto, 63 etiopi e una ventina di eritrei sono stati rilasciati dai predoni beduini del deserto del Sinai nei pressi di Suez City. Sono stati arrestati dalle forze di sicurezza egiziane per immigrazione clandestina, mentre tentavano di raggiungere il confine con Israele. Lo hanno riferito fonti della sicurezza spiegando che l'arresto è avvenuto ad un centinaio di chilometri dal confine. Dopo il dramma che hanno vissuto nelle mani dei trafficanti, invece di trovare una protezione e accoglienza vengono arrestati trattati come criminali, è questo il paradosso che stanno vivendo queste persone sotto gli occhi indifferenti di mezzo mondo.

"Ricordiamo allo stato egiziano - dice padre Zerai - il suo dovere di garantire protezione ai richiedenti asilo politico e rifugiati, in quanto firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951. Ci appelliamo alla Comunità Europea perché richiami il governo presieduto da Hosni Mubarak al rispetto della convenzione su diritto di asilo, ed offra la sua disponibilità ad accogliere i profughi che attualmente sono nelle mani dei trafficanti nel deserto del Sinai. E chiediamo al Governo Italiano - ha proseguito il sacerdote eritreo - di sollecitare le autorità egiziane per una soluzione reale che non aumenti la sofferenza, ai profughi già provati da maltrattamenti e privazioni. Serve un'evacuazione d'urgenza dei profughi verso l'Europa dove possa essere garantito loro il diritto di asilo".