Mondo Solidale

DIRITTI UMANI

Australia, dopo la tragedia di Christmas Island
E intanto continuano gli arrivi dall'Indonesia

Sono, come nel caso del naufragio del 15 dicembre scorso, in prevalenza profughi afghani, curdi, iraniani, che partono dall'Indnesia per tentare di approdare nell'isola australiana, che dista oltre 2600 chilometri dalla costa Nord Occidentale del continente. La denuncia del trattamento inumano dei profughi da parte di Amnesty International

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CHRISTMAS ISLAND - Di fronte alle rocce aguzze e frastagliate della costa di Christmas Island, 2600 km da quelle austraiane, l'Oceano è capace di diventare davvero violento, da un momento all'altro ed è continuamente attraversato da correnti. L'isola è stata scelta, assieme ad altre 3 sparse nel Pacifico, dal governo conservatore precedente per tenere migliaia di km distanti dalle coste del Continente il maggior numero di barche possibile, autorizzando l'apertura di Centri di detenzione dove avviene uno screening di controllo, per decidere chi può essere accolto e chi no. Una questione di vita e di morte, l'hanno definita spesso le organizzazioni dei diritti umani come Amnesty international, che ha più volte denunciato il trattamento inumano dei profughi.

La politica della Gillard. In diversi casi le barche stracolme già in mare sono state costrette a ritornare verso le coste indonesiane. La novità emersa con la tragedia di Christmas island, del 15 dicembre scorso, è che non sono più come un tempo soltanto gli uomini ad affrontare le avversità del viaggio della speranza. Le influenze del regime politico di Camberra sono evidenti: da quando la neopremier laburista, Julia Gillard ha assegnato una posizione privilegiata alle richieste d'asilo di bambini senza o con genitori, è aumentato notevolmente anche il numero di intere famiglie, zie, cugini, parenti lontani imbarcati su barche inadatte ad affrontare quei mari, come quella che s'è andata a frantumare contro gli scogli dell'isola australiana, carica di profughi afghani, curdi, iraniani.

Le accuse dei conservatori.
Da qui le accuse dell'oppositore conservatrice al governo di adottare una linea troppo morbida che non taglia il problema alla radice (dal punto di vista de conservatori di Camberra, infatti, bisognerebbe bloccare i trafficanti e i loro convogli, prima che prendano il mare dall'Indonesia). E' un'annosa questione che divide l'Australia in due, anche in campagna elettorale. I Verdi che appoggiano la coalizione dell'attuale premier hanno criticato la proposta di Lady Gillard di impiantare un nuovo Detention centre nell'isola di Timor Est, un territorio relativamente vicino alle sue coste che ha conquistato l'indipendenza politica dall'Indonesia a prezzo di migliaia di vittime, prima di finire sotto il controllo economico-finanziario australiano.

Aumentano gli arrivi. Un fatto è che il vecchio premier conservatore, John Howard, vinse due mandati elettorali proprio perché promise di impedire un afflusso troppo massiccio di immigrati "illegali", e anche i progressisti sanno che il consenso dell'opinione pubblica può vacillare sotto il peso di una politica troppo permissivista. L'aumento degli arrivi ("tre barche l'anno ai tempi di Howard, una ogni tre settimane adesso", ha detto l'attuale leader dell'opposizione Abbott) non ha però solo a che fare con le politiche più o meno elastiche di Camberra e Sydney. Il fatto è che aumenta all'origine del flusso la fame e la richiesta di educazione per i figli, senza contare la violenza delle molte guerre ufficiali e ufficiose combattute in gran parte dei paesi d'origine degli esuli. La parte più tollerante dell'Australia, che ha ospitato e fatto lavorare milioni di stranieri, compresi moltissimi italiani, conosce bene le storie degli uomini e donne che bussano alle sue porte. E anche i critici non possono che riconoscere la vastità del problema, forse il più globale tra quelli che accomunano le sorti dei ricchi e dei poveri.

I profughi pagano forti cifre.  Quest'anno in Australia sono sbarcati in tutto 6500 profughi, e tra settembre e ottobre il numero dei bambini al seguito è quasi triplicato, da 58 a 141, per scendere di poco a novembre, 124. La media degli arrivi, inclusi gli adulti, è stata negli ultimi tre mesi di oltre 700, anche se spesso le cifre non rendono per intero la realtà del ciclo di flussi, che si impennano e rallentano secondo misteriose coordinate note solo ai trafficanti. Sono loro a organizzare i rischiosi viaggi transoceanici, pagati dai profughi cifre astronomiche, tentando di sfuggire spesso solo grazie alla fortuna alle vedette e agli elicotteri che sorvegliano costantemete il tratto di mare tra Indonesia e Australia, l'ultimo balzo cruciale del viaggio. Una drammatica testimonianza racconta i subdoli mezzi utilizzati dai contrabbandieri di uomini per forzare i guardiacoste australiani a occuparsi dei naufraghi. "Qualche ora prima che la barca si sfracellasse sulle rocce  -  ha raccontato Rana Mohamad, partita dall'Iran un mese fa con diversi parenti quasi tutti morti  -  i traghettatori hanno spento il motore e ci hanno detto di gridare per farci salvare dalla guardia marina. Ma nessuno ha sentito le nostre urla finché all'alba le onde si sono alzate e siamo stati presi dal panico. Io tenevo strette le mani di mio marito e di mio figlio, però non siamo riusciti a restare uniti, e non so se sono ancora vivi".