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DIRITTI UMANI

Iran, la condanna a morte di un giovane curdo
Amnesty: "Il processo senza avvocati difensori"

Habibollah Latifi, 29 anni, è stato riconosciuto colpevole di aver scatenato una ''guerra contro Dio'' collaborando con un gruppo armato separatista curdo, il Partito della Libera Vita in Kurdistan (Pjak). Il giovane, che è stato condannato a morte nel 2008, ha ammesso di essere un sostenitore del Pjak, ma ha negato di aver commesso violenze

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ROMA - Amnesty International lancia un appello alle autorità iraniane affinché mostri ''clemenza'' bloccando l'esecuzione di un giovane attivista curdo, che potrebbe essere impiccato oggi a Sanandaj, la capitale del Kurdistan iraniano. Lo si legge in un comunicato dell'organizzazione internazionale per i diritti umani. Habibollah Latifi, 29 anni, è stato riconosciuto colpevole di aver scatenato una ''guerra contro Dio'' (mohareb) collaborando con un gruppo armato separatista curdo, il Partito della Libera Vita in Kurdistan (Pjak). Il giovane, che è stato condannato a morte nel 2008, ha ammesso di essere un sostenitore del Pjak, ma ha negato di aver commesso violenze.

"Senza avvocato difensore".
Secondo Amnesty, il processo a Latifi si è svolto a porte chiuse e senza avvocato difensore. La condanna a morte è stata confermata in appello nel 2009. Il Kurdistan è da anni teatro di scontri fra forze di sicurezza e militanti curdi. ''E' chiaro che Latifi non ha avuto un processo equo secondo i criteri internazionali e questo rende la notizia della sua imminente esecuzione ancora più ripugnante'', ha detto Malcolm Smart, il direttore di Amnesty per il Medio Oriente e il Nord Africa.
Ieri 20-30 persone hanno manifestato davanti all'ambasciata iraniana a Parigi contro la condanna di Latifi. Alcuni si sono incatenati alle sbarre dei cancelli.