IL CAIRO - Hanno tentato di "rubare" i profughi che avevano tenuto in ostaggio e che la polizia aveva arrestato, come fosse merce preziosa. C'è stato un tentativo di assalto di un gruppo di trafficanti di esseri umani che nel deserto del Sinai egiziano tengono in ostaggio da due mesi centinaia di profughi provenienti da Eritrea, Somalia, Etiopia e Sudan. Durante una sparatoria uno dei trafficanti sarebbe rimasto ucciso, mentre un gruppo di profughi, approfittando del caos, hanno tentato di fuggire, ma subito dopo sono stati ripresi dalla polizia egiziana e di nuovo rinchiusi in carcere "per immigrazione clandestina".
L'odissea infinita. Prosegue così l'infinita odissea dei migranti che da oltre due mesi vivono in un incubo che sembra non finire mai. In seguito alle politiche dei respingimenti attuate in Italia e in Europa, con il blocco delle rotte, che da anni permettevano alle persone che dall'Africa fuggivano da guerre, regimi sanguinari, da fame e soprusi di ogni sorta, di arrivare in Europa, è maturata questa ennesima tragedia umanitaria lungo la linea di confine fra l'Egitto e Israele. Peraltro in un momento in cui al Cairo i pubblici poteri vengono sottoposti alle forti tensioni sociali che tentano di cacciare il regime di Mubarak.
I controlli intensificati. Secondo la televisione egiziana, sarebbero stati arrestati anche quattro trafficanti beduini armati e un numero imprecisato di eritrei ed etiopi complici dei predoni. Si presume che i controlli intensificatisi al confine fra i due stati, grazie ad una deroga agli accordi di Camp David concessa da Israele alle autorità egiziane in questo periodo di conflitti interni e di caos nel Sinai, stiano costringendo alcune bande di trafficanti a liberarsi dei migranti detenuti nei campi di prigionia a Rafah, al-Gorah, al-Arish, Sheikh Zuweid e altre località del Sinai egiziano. Rimangono ancora prigionieri gli oltre 100 profughi, che comunque restano in contatto con padre Moses Zerai, direttore dell'Agenzia Habeshia e con Roberto Malini del Gruppo EveryOne.
La fiaccolata in Campidoglio. Alcune centinaia di persone hanno partecipto sulla scalinata del Campidoglio, a Roma, ad una fiaccolata per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica italiana e internazionale sugli oltre 200 immigrati, in gran parte eritrei, sequestrati da più di due mesi nel Sinai egiziano. Uno striscione con su scritto "Per la liberazione dei profughi sequestrati nel Sinai" campeggiava ai piedi della scalinata del Campidoglio. La manifestazione era stata promossa, tra gli altri, dal Consiglio italiano per i Rifugiati (Cir), dall'Agenzia Habeshia, dall'Associazione "A Buon Diritto" e dal Centro Astalli. Numerosi i cittadini romani che hanno voluto così testimoniare la loro solidarietà alle persone tenute in ostaggio dai predoni nel deserto. Nel corso della manifestazione, il sindaco Gianni Alemanno, che indossava la fascia tricolore, è sceso a dare un saluto ai manifestanti, intrattenendosi con alcuni degli organizzatori della manifestazione, con Luigi Manconi di "A Buon Diritto", con Savino Pezzotta e Christopher Hein, rispettivamente presidente e direttore del Cir, e con padre Giovanni Lamanna, del Centro Astalli. Il capo della Giunta capitolina ha affrontato con tutti loro l'altra annosa questione dei somali che occupano la loro ex sede diplomatica di via dei Villini.
L'incontro alla Farnesina. Nella mattinata, i promotori erano stati ricevuti al Ministero degli Esteri da tre sottosegretari, Stefania Craxi, Alfredo Mantica ed Enzo Scotti. "Abbiamo chiesto di individuare con precisione i luoghi dove gli immigrati vengono tenuti in ostaggio dalle bande di predoni - ha detto il presidente di 'A Buon Diritto' Luigi Manconi - Vista la situazione caotica che c'è in questo momento in Egitto possiamo solo cercare di evitare che le condizioni dei sequestrati peggiorino ancora". A tenere i contatti telefonici con i profughi è sempre il direttore dell'Agenzia Habeshia, don Mussie Zerai, un sacerdote di nazionalità eritrea. I sequestratori infatti permettono ai prigionieri di effettuare chiamate con il cellulare per convincere i familiari a pagare un riscatto di circa 7 mila euro per ognuno di loro. Don Zerai ha riferito ancora una volta di violenze di ogni tipo che gli immigrati dicono di subire, in particolare le 15 donne e ragazze. La Farnesina si è impegnata a intervenire, attraverso i canali diplomatici possibili, nella vicenda del Sinai egiziano.
Le altre adesioni. Fra i manifestanti, c'era anche Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. "L'Egitto - ha detto la funzionaria dell'Onu - in questo momento sta affrontando una grave prova, ma questo non deve far passare in secondo piano la sorte di queste persone tenute in ostaggio nel suo territorio". Le Acli e il Cisp-Sviluppo dei popoli erano presenti alla fiaccolata sulla scalinata del Campidoglio. Antonio Russo, responsabile dell'immigrazione per le Acli: "Il silenzio della comunità internazionale e dell'Europa in particolare - ha detto - desta angoscia e preoccupazione. Questa drammatica situazione è una delle conseguenze della politica europea di chiusura delle frontiere che sempre più, attraverso la costruzione di muri fisici o legali e amministrativi, allontana le persone che cercano protezione dal nostro continente".
L'odissea infinita. Prosegue così l'infinita odissea dei migranti che da oltre due mesi vivono in un incubo che sembra non finire mai. In seguito alle politiche dei respingimenti attuate in Italia e in Europa, con il blocco delle rotte, che da anni permettevano alle persone che dall'Africa fuggivano da guerre, regimi sanguinari, da fame e soprusi di ogni sorta, di arrivare in Europa, è maturata questa ennesima tragedia umanitaria lungo la linea di confine fra l'Egitto e Israele. Peraltro in un momento in cui al Cairo i pubblici poteri vengono sottoposti alle forti tensioni sociali che tentano di cacciare il regime di Mubarak.
I controlli intensificati. Secondo la televisione egiziana, sarebbero stati arrestati anche quattro trafficanti beduini armati e un numero imprecisato di eritrei ed etiopi complici dei predoni. Si presume che i controlli intensificatisi al confine fra i due stati, grazie ad una deroga agli accordi di Camp David concessa da Israele alle autorità egiziane in questo periodo di conflitti interni e di caos nel Sinai, stiano costringendo alcune bande di trafficanti a liberarsi dei migranti detenuti nei campi di prigionia a Rafah, al-Gorah, al-Arish, Sheikh Zuweid e altre località del Sinai egiziano. Rimangono ancora prigionieri gli oltre 100 profughi, che comunque restano in contatto con padre Moses Zerai, direttore dell'Agenzia Habeshia e con Roberto Malini del Gruppo EveryOne.
La fiaccolata in Campidoglio. Alcune centinaia di persone hanno partecipto sulla scalinata del Campidoglio, a Roma, ad una fiaccolata per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica italiana e internazionale sugli oltre 200 immigrati, in gran parte eritrei, sequestrati da più di due mesi nel Sinai egiziano. Uno striscione con su scritto "Per la liberazione dei profughi sequestrati nel Sinai" campeggiava ai piedi della scalinata del Campidoglio. La manifestazione era stata promossa, tra gli altri, dal Consiglio italiano per i Rifugiati (Cir), dall'Agenzia Habeshia, dall'Associazione "A Buon Diritto" e dal Centro Astalli. Numerosi i cittadini romani che hanno voluto così testimoniare la loro solidarietà alle persone tenute in ostaggio dai predoni nel deserto. Nel corso della manifestazione, il sindaco Gianni Alemanno, che indossava la fascia tricolore, è sceso a dare un saluto ai manifestanti, intrattenendosi con alcuni degli organizzatori della manifestazione, con Luigi Manconi di "A Buon Diritto", con Savino Pezzotta e Christopher Hein, rispettivamente presidente e direttore del Cir, e con padre Giovanni Lamanna, del Centro Astalli. Il capo della Giunta capitolina ha affrontato con tutti loro l'altra annosa questione dei somali che occupano la loro ex sede diplomatica di via dei Villini.
L'incontro alla Farnesina. Nella mattinata, i promotori erano stati ricevuti al Ministero degli Esteri da tre sottosegretari, Stefania Craxi, Alfredo Mantica ed Enzo Scotti. "Abbiamo chiesto di individuare con precisione i luoghi dove gli immigrati vengono tenuti in ostaggio dalle bande di predoni - ha detto il presidente di 'A Buon Diritto' Luigi Manconi - Vista la situazione caotica che c'è in questo momento in Egitto possiamo solo cercare di evitare che le condizioni dei sequestrati peggiorino ancora". A tenere i contatti telefonici con i profughi è sempre il direttore dell'Agenzia Habeshia, don Mussie Zerai, un sacerdote di nazionalità eritrea. I sequestratori infatti permettono ai prigionieri di effettuare chiamate con il cellulare per convincere i familiari a pagare un riscatto di circa 7 mila euro per ognuno di loro. Don Zerai ha riferito ancora una volta di violenze di ogni tipo che gli immigrati dicono di subire, in particolare le 15 donne e ragazze. La Farnesina si è impegnata a intervenire, attraverso i canali diplomatici possibili, nella vicenda del Sinai egiziano.
Le altre adesioni. Fra i manifestanti, c'era anche Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. "L'Egitto - ha detto la funzionaria dell'Onu - in questo momento sta affrontando una grave prova, ma questo non deve far passare in secondo piano la sorte di queste persone tenute in ostaggio nel suo territorio". Le Acli e il Cisp-Sviluppo dei popoli erano presenti alla fiaccolata sulla scalinata del Campidoglio. Antonio Russo, responsabile dell'immigrazione per le Acli: "Il silenzio della comunità internazionale e dell'Europa in particolare - ha detto - desta angoscia e preoccupazione. Questa drammatica situazione è una delle conseguenze della politica europea di chiusura delle frontiere che sempre più, attraverso la costruzione di muri fisici o legali e amministrativi, allontana le persone che cercano protezione dal nostro continente".