ROMA - "Chissà, adesso forse penseranno di risolvere il problema così, cacciandoli una volta per tutte". Shukri Said, portavoce dell'Associazione Migrare, è sulla piazza del Campidoglio assieme ai suoi concittadini somali per chiedere un ncontro con il sindaco e il prefetto. "L'aggressione alla ragazza la devono pagare tutti? Ma che modo di ragionare è mai questo?", ha detto Said. I 140 profughi somali assiepati nell'ex ambasciata del loro paese in via dei Villini, sono stati dunque costretti ad abbandonare l'unico rifugio che avevano e poi abbandonati a se stessi in una notte freddissima, mettendo in atto una sorta di punizione collettiva per un atto odioso e gravissimo, che ha per responsabili solo alcuni di loro: per ora ne sono stati identiicati solo due. Tutto ciò, nonostante i profughi di via del Villini abbiano già riconosciuto il diritto di protezione internazionale. Nel corso della manifestazione nella piazza del Comune, è stato ribadito che lo sgombero dell'ex ambasciata non può rappresentare una soluzione, senza che venga indicato un piano che preveda nuove sistemazioni per le persone cacciate, ma soprattutto una strategia per una loro concreta integrazione sociale.
Lo sgombero. E' stato messo in atto da un’imponente spiegamento di forze di polizia. Ai cittadini somali che si trovavano nell’ex ambasciata è stato concesso di ritirare i pochi effetti personali, prima di essere allontanati non solo dall’edificio ma anche dall’area limitrofa a Via dei Villini. I rifugiati sono stati abbandonati a se stessi in mezzo alla strada, braccati dalle forze di polizia che non permettevano loro di stazionare in nessuna area, senza che venisse predisposto dal Comune e dalla altre istituzioni, un minimo piano di accoglienza in qualche struttura. Tutto questo nonostante le rigide temperature della notte, tanto da far pensare ad una sorta di assurda punizione collettiva per colpe, sebbene odiose e gravissme, ma commesse solo da alcune persone, probabilmente già identificate e detenute nella Questura di Roma.
Fuori anche i malati. In mezzo alla strada - e privati, nel corso dello sgombero, dei farmaci essenziali per la terapia - si sono trovati anche pazienti affetti da serie patologie croniche (ipertensione, diabete) utenti dell’unita mobile di assistenza dei Medici per i Diritti Umani (MEDU) presente settimanalmente in Via dei Villini da dicembre scorso. Solo a notte inoltrata, e dopo ripetute segnalazioni, quattro di questi pazienti sono stati accompagnati dagli operatori di MEDU presso una struttura di accoglienza.
La risposta di MEDU - L'Associazione di solidarietà internazionale, esprime vicinanza alla ragazza vittima del grave atto di violenza sessuale presso l’ex-ambasciata somala di Via dei Villini e auspica che i responsabili vengano individuati al più presto. Allo stesso tempo, MEDU esprime preoccupazione per le dichiarazioni del Sindaco Alemanno che chiede l’espulsione collettiva per tutti i rifugiati che si trovavano all’interno dell’ex ambasciata somala. Nell’immediato, si chiede che siano assicurate minime condizioni di accoglienza per i rifugiati sgomberati. MEDU torna inoltre a chiedere che ai titolari di protezione internazionale somali venga assicurata una reale opportunità di integrazione.
Soluzione giuridicamente impraticabile. Fatta salva l’impraticabilità giuridica di una tale soluzione, è indispensabile distinguere le responsabilità individuali di chi si è reso responsabile dell'aggressione, dalla condizione di profonda emarginazione - raccontata da Repubblica.it - cui sono costretti oltre cento profughi somali, tutti in possesso di un regolare permesso di soggiorno per protezione internazionale. Già oltre due mesi fa, MEDU, assieme a molte altre associazioni, aveva rivolto un appello alle istituzioni - rimasto del tutto inascoltato - affinché si individuassero con urgenza soluzioni di accoglienza dignitose e percorsi di integrazione per i rifugiati somali (vedi testimonianze) costretti a vivere da anni in condizioni disumane presso il fatiscente edificio dell’ex-ambasciata di Via dei Villini. Nell’appello si denunciava “l’invivibilità” e le drammatiche condizioni alloggiative ed igienico-sanitarie all’interno della struttura con evidenti rischi sia per la salute individuale e collettiva sia per la sicurezza.
Occorre un'analisi più articolata. Oltre l’inaccettabile episodio di cronaca - dicono al MEDU - è dunque indispensabile un’analisi più articolata sulla vicenda del degrado dell’ex-ambasciata di Via dei Villini e un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni sulle gravi carenze del sistema di accoglienza e integrazione per i rifugiati. E’ del resto evidente - si è aggiunto - che in questa situazione, come in molte altre presenti a Roma, l’attuazione di reali politiche di accoglienza e di integrazione sarebbero anche il migliore strumento per prevenire la violenza e garantire sicurezza ai cittadini.
Lo sgombero. E' stato messo in atto da un’imponente spiegamento di forze di polizia. Ai cittadini somali che si trovavano nell’ex ambasciata è stato concesso di ritirare i pochi effetti personali, prima di essere allontanati non solo dall’edificio ma anche dall’area limitrofa a Via dei Villini. I rifugiati sono stati abbandonati a se stessi in mezzo alla strada, braccati dalle forze di polizia che non permettevano loro di stazionare in nessuna area, senza che venisse predisposto dal Comune e dalla altre istituzioni, un minimo piano di accoglienza in qualche struttura. Tutto questo nonostante le rigide temperature della notte, tanto da far pensare ad una sorta di assurda punizione collettiva per colpe, sebbene odiose e gravissme, ma commesse solo da alcune persone, probabilmente già identificate e detenute nella Questura di Roma.
Fuori anche i malati. In mezzo alla strada - e privati, nel corso dello sgombero, dei farmaci essenziali per la terapia - si sono trovati anche pazienti affetti da serie patologie croniche (ipertensione, diabete) utenti dell’unita mobile di assistenza dei Medici per i Diritti Umani (MEDU) presente settimanalmente in Via dei Villini da dicembre scorso. Solo a notte inoltrata, e dopo ripetute segnalazioni, quattro di questi pazienti sono stati accompagnati dagli operatori di MEDU presso una struttura di accoglienza.
La risposta di MEDU - L'Associazione di solidarietà internazionale, esprime vicinanza alla ragazza vittima del grave atto di violenza sessuale presso l’ex-ambasciata somala di Via dei Villini e auspica che i responsabili vengano individuati al più presto. Allo stesso tempo, MEDU esprime preoccupazione per le dichiarazioni del Sindaco Alemanno che chiede l’espulsione collettiva per tutti i rifugiati che si trovavano all’interno dell’ex ambasciata somala. Nell’immediato, si chiede che siano assicurate minime condizioni di accoglienza per i rifugiati sgomberati. MEDU torna inoltre a chiedere che ai titolari di protezione internazionale somali venga assicurata una reale opportunità di integrazione.
Soluzione giuridicamente impraticabile. Fatta salva l’impraticabilità giuridica di una tale soluzione, è indispensabile distinguere le responsabilità individuali di chi si è reso responsabile dell'aggressione, dalla condizione di profonda emarginazione - raccontata da Repubblica.it - cui sono costretti oltre cento profughi somali, tutti in possesso di un regolare permesso di soggiorno per protezione internazionale. Già oltre due mesi fa, MEDU, assieme a molte altre associazioni, aveva rivolto un appello alle istituzioni - rimasto del tutto inascoltato - affinché si individuassero con urgenza soluzioni di accoglienza dignitose e percorsi di integrazione per i rifugiati somali (vedi testimonianze) costretti a vivere da anni in condizioni disumane presso il fatiscente edificio dell’ex-ambasciata di Via dei Villini. Nell’appello si denunciava “l’invivibilità” e le drammatiche condizioni alloggiative ed igienico-sanitarie all’interno della struttura con evidenti rischi sia per la salute individuale e collettiva sia per la sicurezza.
Occorre un'analisi più articolata. Oltre l’inaccettabile episodio di cronaca - dicono al MEDU - è dunque indispensabile un’analisi più articolata sulla vicenda del degrado dell’ex-ambasciata di Via dei Villini e un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni sulle gravi carenze del sistema di accoglienza e integrazione per i rifugiati. E’ del resto evidente - si è aggiunto - che in questa situazione, come in molte altre presenti a Roma, l’attuazione di reali politiche di accoglienza e di integrazione sarebbero anche il migliore strumento per prevenire la violenza e garantire sicurezza ai cittadini.