ABIDJAN - Si spostano in tutta la parte nord occidentale del paese gli scontri tra le due fazioni in lotta in Costa d'Avorio: quella del presidente uscente Laurent Gbagbo, che avrebbe perso le elezioni secondo gli osservatori internazionali dell'Onu, e alassane Ouattara, risultato invece vincitore. La terribile spirale di violenza è, ancora una volta denunciata dall'UNHCR, l'alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, presente sul terreno, nel tentativo di portare aiuto alle centinaia di mi9gliaia di profughi in fuga dalle zone dei compattimenti. Tutto ciò, mentre ad Abidjan la situazione, negli ultimi giorni, si presentava relativamente calma.
Sulle rotte del cacao. I gruppi armati fedeli a Ouattara, avrebbero conquistato le città di Yamoussoukro, Daloa, Duékoué, nell'ovest del paese, lungo una strada che attraversa praticamente tutta la zona dove si trovano le piataggioni di cacao e da dove partono le arterio stradali lungo le quali si muovono i carichi diretti al porto di San Pedro, sulla costa atlantica, il più grande porto per il cacao del mondo. La conquista, da parte di Ouattara, dei punti nevralgici per il commercio del cacao - di cui la Costa d'Avorio è il maggiore produttore mondiale - lascia pensare che la situazione si stia gradualmente evolvendo a favore di colui che è indicato come il successore legittimo di Gbagbo. Le città conquistate non risulta siano state investite da ostilità da parte dei gruppi fedeli a Ouattara, anche se la paura che serpeggia nella popolazione provoca comunque ondate di profughi in marcia verso il confine occidentale del paese, verso la Liberia.
Le pressioni dell'Alto Commissariato. Prosegue così l'azione dell'UNHCR presso entrambe le forze, affinché la popolazione civile sia risparmiata dalla violenza. Come gli aspri scontri nella città ivoriana di Blolequin, che ormai da una settimana stanno provocando l'esodo più massiccio verso la contea liberiana di Grand Gedeh. Soprattutto nei distretti di Gbarzon e Tchein sono arrivate le circa diecimila persone registrate da martedì scorso dagli operatori UNHCR che collaborano con le autorità locali. Il numero totale dei rifugiati nella contea sale così a 24.507, il 22 per cento dei 112mila ivoriani complessivamente fuggiti in Liberia dalla fine di novembre.
Alla frontiera liberiana. Ogni giorno, dalle 300 alle 400 persone continuano ad attraversare il confine per entrare nella contea di Grand Gedeh. Molti altri civili si starebbero dirigendo verso la Liberia - dicono quelli che arrivano - e l'UNHCR si prepara ad accoglierli. Si sono lasciati alle spalle famigliari, anche bambini, terrorizzati - raccontano ancora i nuovi arrivati. Per raggiungere la Liberia devono attraversare il fiume Cavally. Portano con sé pochi averi e di solito non hanno denaro. Alcuni riescono solo a portare sacchi sulla testa.
Strade dissestate. A causa delle cattive condizioni delle strade, dell'isolamento di molte aree e dei lunghi tempi di percorrenza, gli operatori UNHCR che lavorano a Grand Gedeh riescono a registrare persone e distribuire aiuti solo in una località per volta. Per rafforzare le operazioni l'Agenzia ha comunque dispiegato nell'area personale che era di base a Saclepea, nella contea di Nimba County, più a nord. Sono stati poi inviati aiuti e in collaborazione col Programma Alimentare Mondiale (PAM) viene garantita la distribuzione di cibo e di biscotti ad alto contenuto energetico a tutti i nuovi arrivati.
Ripercussioni anche in Ghana. Adesso l'impatto della violenza in Costa d'Avorio si avverte anche in Ghana, dove l'UNHCR sta forzando i tempi per prepararsi a rispondere a questa nuova sfida. Attualmente, nel paese sono arrivati in 3.129, soprattutto dalla città di Abidjan e dai suoi sobborghi. Entrano in Ghana attraverso la frontiera di Elubo, dove l'Agenzia ha allestito un centro di transito. Un primo campo per rifugiati - che può ospitare 3mila persone - è stato aperto dieci giorni fa nella città di Ampain. E si sta lavorando, insieme alle autorità locali, per identificare un sito adatto per impiantarvi un secondo campo, di maggiori dimensioni. L'UNHCR fornisce aiuti alimentari e di altro genere. Sta poi completando i lavori per la fornitura d'acqua, per l'allestimento di strutture mediche e di sistemi igienico-sanitari.
In arrivo flussi massicci. Il numero di rifugiati in Ghana può dirsi ancora relativamente limitato, ma il deteriorarsi della situazione in Costa d'Avorio impone di prepararsi a flussi più massicci. Sarà quindi composto da sei operatori esperti in emergenze il team dell'UNHCR, che nei prossimi giorni sarà inviato in Ghana. Ancora più a est, 857 ivoriani - per il 62 per cento uomini - hanno trovato rifugio a Lomé, capitale del Togo. Provengono da Abobo, PK-18, Adjame, Williamsville, Yopougon, tra i quartieri più popolosi e pericolosi di Abidjan, e sono passati attraverso il Ghana. Alcuni hanno visto saccheggiare le loro proprietà, altri sono stati aggrediti fisicamente - raccontano agli operatori UNHCR. Molte donne dicono di essere state stuprate. Sono in tutto 116mila gli ivoriani fuggiti in otto paesi dell'Africa occidentale, tra cui Guinea, Mali, Burkina Faso, Benin e Nigeria. Dei 97 milioni di dollari che l'UNHCR considera necessari per assisterli, finora i donatori ne hanno garantiti solo 20 milioni.
Sulle rotte del cacao. I gruppi armati fedeli a Ouattara, avrebbero conquistato le città di Yamoussoukro, Daloa, Duékoué, nell'ovest del paese, lungo una strada che attraversa praticamente tutta la zona dove si trovano le piataggioni di cacao e da dove partono le arterio stradali lungo le quali si muovono i carichi diretti al porto di San Pedro, sulla costa atlantica, il più grande porto per il cacao del mondo. La conquista, da parte di Ouattara, dei punti nevralgici per il commercio del cacao - di cui la Costa d'Avorio è il maggiore produttore mondiale - lascia pensare che la situazione si stia gradualmente evolvendo a favore di colui che è indicato come il successore legittimo di Gbagbo. Le città conquistate non risulta siano state investite da ostilità da parte dei gruppi fedeli a Ouattara, anche se la paura che serpeggia nella popolazione provoca comunque ondate di profughi in marcia verso il confine occidentale del paese, verso la Liberia.
Le pressioni dell'Alto Commissariato. Prosegue così l'azione dell'UNHCR presso entrambe le forze, affinché la popolazione civile sia risparmiata dalla violenza. Come gli aspri scontri nella città ivoriana di Blolequin, che ormai da una settimana stanno provocando l'esodo più massiccio verso la contea liberiana di Grand Gedeh. Soprattutto nei distretti di Gbarzon e Tchein sono arrivate le circa diecimila persone registrate da martedì scorso dagli operatori UNHCR che collaborano con le autorità locali. Il numero totale dei rifugiati nella contea sale così a 24.507, il 22 per cento dei 112mila ivoriani complessivamente fuggiti in Liberia dalla fine di novembre.
Alla frontiera liberiana. Ogni giorno, dalle 300 alle 400 persone continuano ad attraversare il confine per entrare nella contea di Grand Gedeh. Molti altri civili si starebbero dirigendo verso la Liberia - dicono quelli che arrivano - e l'UNHCR si prepara ad accoglierli. Si sono lasciati alle spalle famigliari, anche bambini, terrorizzati - raccontano ancora i nuovi arrivati. Per raggiungere la Liberia devono attraversare il fiume Cavally. Portano con sé pochi averi e di solito non hanno denaro. Alcuni riescono solo a portare sacchi sulla testa.
Strade dissestate. A causa delle cattive condizioni delle strade, dell'isolamento di molte aree e dei lunghi tempi di percorrenza, gli operatori UNHCR che lavorano a Grand Gedeh riescono a registrare persone e distribuire aiuti solo in una località per volta. Per rafforzare le operazioni l'Agenzia ha comunque dispiegato nell'area personale che era di base a Saclepea, nella contea di Nimba County, più a nord. Sono stati poi inviati aiuti e in collaborazione col Programma Alimentare Mondiale (PAM) viene garantita la distribuzione di cibo e di biscotti ad alto contenuto energetico a tutti i nuovi arrivati.
Ripercussioni anche in Ghana. Adesso l'impatto della violenza in Costa d'Avorio si avverte anche in Ghana, dove l'UNHCR sta forzando i tempi per prepararsi a rispondere a questa nuova sfida. Attualmente, nel paese sono arrivati in 3.129, soprattutto dalla città di Abidjan e dai suoi sobborghi. Entrano in Ghana attraverso la frontiera di Elubo, dove l'Agenzia ha allestito un centro di transito. Un primo campo per rifugiati - che può ospitare 3mila persone - è stato aperto dieci giorni fa nella città di Ampain. E si sta lavorando, insieme alle autorità locali, per identificare un sito adatto per impiantarvi un secondo campo, di maggiori dimensioni. L'UNHCR fornisce aiuti alimentari e di altro genere. Sta poi completando i lavori per la fornitura d'acqua, per l'allestimento di strutture mediche e di sistemi igienico-sanitari.
In arrivo flussi massicci. Il numero di rifugiati in Ghana può dirsi ancora relativamente limitato, ma il deteriorarsi della situazione in Costa d'Avorio impone di prepararsi a flussi più massicci. Sarà quindi composto da sei operatori esperti in emergenze il team dell'UNHCR, che nei prossimi giorni sarà inviato in Ghana. Ancora più a est, 857 ivoriani - per il 62 per cento uomini - hanno trovato rifugio a Lomé, capitale del Togo. Provengono da Abobo, PK-18, Adjame, Williamsville, Yopougon, tra i quartieri più popolosi e pericolosi di Abidjan, e sono passati attraverso il Ghana. Alcuni hanno visto saccheggiare le loro proprietà, altri sono stati aggrediti fisicamente - raccontano agli operatori UNHCR. Molte donne dicono di essere state stuprate. Sono in tutto 116mila gli ivoriani fuggiti in otto paesi dell'Africa occidentale, tra cui Guinea, Mali, Burkina Faso, Benin e Nigeria. Dei 97 milioni di dollari che l'UNHCR considera necessari per assisterli, finora i donatori ne hanno garantiti solo 20 milioni.