Mondo Solidale

LA TESTIMONIANZA

Lampedusa, parla l'unico minore superstite
Ma il metodo di soccorso è stata adeguato?

Il racconto di D. che ha 17 anni, proveniente dal Mali ma in Libia dall'età di 12. Ha conosciuto la vita durissima e le violenze nei centri di detenzione per migranti. Intanto l'organizzazione umanitaria EveryOne Group pone domande sull'efficacia e sulla corretta manovra dei soccorsi

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LAMPEDUSA - C'è il racconto dell'unico minorenne scampato al naufragio del barcone di profughi, nella notte fra martedì e mercoledì, nel Canale di Sicilia. Un mediatore culturale di Save The Children lo ha raccolto. Eccolo:
 
In Libia solo violenza e paura. D. ha 17 anni è l'unico minore sopravvissuto. Dopo aver passato la notte a Lampedusa, è partito stamattina alla volta di Brindisi, assieme agli ultimi migranti adulti nell'isola. Ha raccontato di essere del Mali e che in Libia è andato quando aveva 12 anni, al seguito di adulti del suo paese, dove è rimasta una sorellina più piccola e nessun altro, perché i genitori sono morti. In Libia conosce paura, violenze, durezze che non si capisce come e con quali strumenti, un ragazzino possa sostenere, senza sperare di andare altrove.

La vita nei centri detentivi. In Libia D. sperimenta la disumanità dei centri di detenzione per migranti. Uscito da uno di questi centri, va a Tripoli dove lo sorprende la guerra e le rappresaglie verso chiunque ha la pelle nera, scambiato per mercenario di Gheddafi. E così D. non ci pensa due volte a salire con un amico sul barcone ribaltatosi nel canale di Sicilia. L'amico è così amico da pagargli il viaggio che dovrebbe condurli verso la libertà, per una sorta di resurrezione. D. oggi è il più piccolo e giovane superstite del naufragio. Forse la sua giovane età lo aiuterà a ritrovare prima la speranza.
 
Ma la tragedia si poteva evitare?.
  La domanda viene posta da EveryOne Group, un'organizzazione per la difesa dei diritti umani. "Ci si chiede - si legge in un documento - se il naufragio che è costato la vita a 250 persone, sia stato un infortunio o se poteva essere evitato. Da parte nostra - dicono ad EveryOne - è da tempo che sollecitiamo le autorità ad attribuire alle procedure di soccorso dei migranti in avaria l'importanza che rivestono, per un paese civile. Un mese fa, abbiamo chiesto  (invano) di assumere posizioni chiare, a istituzioni internazionali e forze politiche, rispetto a questa urgenza. Riguardo alla tragedia - si legge ancora sul documento - quando una motovedetta di soccorso accosta una barca in avaria, deve comunicare ai passeggeri come comportarsi e come disporsi per evitare il capovolgimento. E deve disporre di centinaia di giubbotti salvagente e battelli autogonfiabili da fornire ai naufraghi. Nulla di tutto ciò è stato fatto".

La dinamica del soccorso. E ancora: "Secondo la versione delle autorità riportata dai media affermano i responsabili di EveryOne - il barcone si sarebbe capovolto mentre la motovedetta non si era ancora molto avvicinata ai profughi, peraltro a luci spente. Questo contrasta con le testimonianze dei sopravvissuti, riportate dai giornali, secondo cui la motovedetta  ha toccato solo con i palloni parabordi, cercando di accostare per prendere a bordo le persone, ma le onde erano troppo alte. Si può presumere, leggendo i resoconti - dicono ancora ad EveryOne Group - che dopo l'atto di accostarsi al natante da parte della motovedetta, sia stata lanciata una cima affinché i profughi si agganciassero. Presi dal panico e senza istruzioni, i migranti si sarebbero quindi ammassati dalla stessa parte dello scafo, capovolgendo il barcone".

Metodi inadeguati.
Conclude così il documento dell'organizzazione: "Le autorità probabilmente non sottoscriveranno questa dinamica. Se a bordo ci fossero stati italiani, francesi o britannici, forse la motovedetta avrebbe accostato l'imbarcazione in avaria per proteggerla ed evitarne il capovolgimento e comunicato con i passeggeri per non si diffondesse il panico. Sarebbero poi intervenuti mezzi di soccorso marino e aereo, che avrebbero tratto in salvo tutti i migranti. Accostarsi ad un barcone con 350 persone fino a toccarlo e gettare una cima e senza distribuire giubotti e battelli - dice infine il comunicato di EveryOne - è una tattica di soccorso inadeguata e pericolosa".